Risale a domenica 28 gennaio la presentazione nelle varie Corti d’Appello regionali delle oltre 40mila firme raccolte a favore di Potere al Popolo, la lista della sinistra radical-popolare nata a Napoli durante un’assemblea dell’ex OPG Je so’ pazzo con lo scopo di riunire movimenti e partiti della sinistra radicale in seguito al fallimento delle assemblee del Brancaccio di Roma.

In poco meno di tre mesi, nel silenzio della stampa nazionale e con mezzi e budget limitati, Potere al Popolo si espande attraverso 150 assemblee territoriali e registra l’adesione di Rifondazione Comunista, del Partito Comunista Italiano, della Sinistra Anticapitalista e della rete Eurostop, oltre che di altri movimenti territoriali come i No TAV, No TAP, No MUOS e Clash City Workers.

Potere al Popolo e il suo programma

I punti focali del programma della neonata lista di Potere al Popolo riguardano principalmente la riappropriazione di sovranità popolare a tutti i livelli ed in tutti gli ambiti della società, oltre che la riaffermazione del diritto ad un lavoro liberato dalla precarietà e dallo sfruttamento e la riconquista dei diritti sociali.

Stando alla nuova legge elettorale Rosatellum-bis, una lista che si presenta in maniera autonoma e non facente parte di nessuna coalizione potrà eleggere i propri parlamentari nei listini proporzionali soltanto se supererà la soglia di sbarramento del 3% a livello nazionale, ovvero se – si calcola – otterrà almeno un milione di voti.

Qual è l’obiettivo di Potere al Popolo?

L’obiettivo di Potere al Popolo tuttavia, a detta della sua stessa portavoce Viola Carofalo, non è quello di vincere le elezioni, ma di riportare al centro del dibattito politico-istituzionale le reali istanze e necessità del popolo, dei giovani che lavorano a nero, dei lavoratori sfruttati, dei disoccupati, dei precari, dei cassaintegrati, degli esodati, delle donne e di tutte le persone discriminate e emarginate.

«Se andrà male avremo fatto comunque un passo in avanti, messo in contatto realtà di movimento che non si conoscevano, imparato a fare cose che prima non sapevamo fare. E non finisce qui».

Viola Carofalo intervistata per Il Manifesto

All’interno di un lungo post su Facebook si sono definiti i non-rappresentati, ossia coloro dei quali in Parlamento non si parla mai e coloro che hanno avuto il Parlamento stesso come controparte in questi ultimi anni di lotta e antagonismo.

Sempre a detta di PaP, quella che i media identificano come “sinistra” (PD, LeU, +Europa) altro non sarebbe che la rappresentanza di un ceto politico di chiara ispirazione neoliberale, assolutamente indistinguibile dalla destra per l’approvazione di riforme quali il Jobs act e la Fornero.

La sinistra reale di cui si fanno promotori i militanti di Potere al Popolo sarebbe invece quella che vive nei conflitti sociali, nella resistenza sui luoghi di lavoro, nelle lotte, nei movimenti contro il razzismo e il fascismo, per la democrazia, i beni comuni, la solidarietà sociale e la pace.

Ma cosa accade all’interno di un movimento assembleare come Potere al Popolo a forte stampo territoriale quando diviene in tutti i sensi un partito politico?

Per rispondere a questa domanda noi di Libero Pensiero News abbiamo intervistato Federico Battainimilitante della circoscrizione padovana di Potere al Popolo.

Battaini ci sottolinea come il movimento sia strutturalmente e intrinsecamente differente da quello che siamo abituati a chiamare partito:

«Su tale differenza radicale si basa il messaggio di Potere al Popolo: potere per un’autodeterminazione popolare reale, inclusiva e democratica, che permetta una partecipazione effettiva degli esclusi al dibattito politico, con spazi e mezzi adeguati a tale discussione.»

Potere al Popolo sembra delinearsi sempre più come un megafono collettivo per dare voce al soggetto dimenticato dalla sinistra italiana delle larghe intese: il popolo. Le assemblee territoriali, rincara Battaini, «possono diventare una forma di partecipazione permanente di intervento politico e sociale effettivo per il popolo a partire dal popolo».

La novità messa in campo da PaP è proprio questa democrazia partecipata e assembleare nascente da realtà associative già presenti nei territori. Laddove molti detrattori accusano il movimento di anacronismo, incompetenza e ideologismo, Potere al Popolo risponde con assemblee aperte al pubblico, durante le quali si scelgono i candidati e si discute collettivamente il programma, e con una lista di candidati dall’esperienza di militanza e attivismo sociale decennali.

«Risulta fondamentale sottolineare come Potere al Popolo sia l’unico partito ad essersi schierato contro le politiche economiche di stampo neoliberale. Il grande e innominabile mostro sacro dell’economia rappresenta oggi più che mai il tentativo di affermare la predominanza del profitto sui diritti dei singoli individui, nutrendosi di classismo, pregiudizi razziali e di genere, barricandosi nel perbenismo e gettando coloro a cui sottrae diritti nel dolce vortice del consumo libero e spregiudicato.»

A un mese dalle elezioni, dunque, ai nuovi e vecchi partiti si aggiunge la lista di Potere al Popolo, che a detta dei militanti del movimento l’unica vera alternativa di sinistra, laddove il PD, i Radicali e LeU sembrano ri-proporre candidati ormai poco credibili, forse invecchiati o forse semplicemente lontani dalle esigenze e dalle prospettive di quel popolo che sostengono di voler rappresentare.

Sara Bortolati

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