Una tomba per le lucciole
Fonte immagine: nature.org

Nella straziante rappresentazione animata dello Studio Ghibli datata 1988, “Una tomba per le lucciole”, il piccolo Seita e la sua sorellina Setsuko, orfanelli abbandonati nel Giappone dilaniato dalla guerra, erano soliti scavare un piccolo fosso al di fuori della miniera in disuso nella quale abitavano per seppellire le lucciole morte durante la notte. Lo spettacolo crepuscolare degli insetti, con il loro fugace pulsare luminoso, come un rituale d’incanto mistico ha ispirato per anni ogni campo della creazione umana e della saggezza popolare, dal cinema d’animazione alla poesia (ricordiamo come il poeta americano Robert Frost le paragonasse a stelle nella sua “Fireflies in the Garden”: Here come real stars to fill the upper skies, / And here on earth come emulating flies), dalla musica alla letteratura narrativa, dalla pittura finanche ai videogames, che ne fanno ampio utilizzo per ricreare scenari fiabeschi, fatati.

E in effetti l’immaginario collettivo ha sempre attinto a piene mani alla figura delle lucciole per decantare i legami più profondi e ancestrali tra uomo e natura, civiltà e selvaticità, artificio e purezza. Un equilibrio oggi sempre più sottile, precario, che rischia di deteriorarsi al punto da far scomparire del tutto la specie dal pianeta.

Bellezza incandescente

La Luciola è un piccolo insetto dell’ordine dei coleotteri – lo stesso degli scarabei e delle coccinelle, per intenderci – di cui si contano circa duemila specie diverse al mondo; a renderle così note e riconoscibili è, naturalmente, il fenomeno della bioluminescenza, ovvero l’emissione di luce che avviene durante la fase di corteggiamento attraverso l’ossidazione di un composto eterociclico chiamato luciferina. Si tratta di insetti notturni, che popolano pressoché ogni area della Terra ad eccezione dei poli ma prediligono zone umide o paludose. E che sono costretti a fronteggiare la minaccia incombente dell’essere umano sulla loro sopravvivenza.

È di alcuni giorni fa la pubblicazione dello studio “A Global Perspective on Firefly Extinction Threats”, condotto alla Tufts University del Massachussets, che sottolinea e ribadisce i principali fattori di criticità per la conservazione delle lucciole nel medio-lungo periodo e ne individua in particolare tre: la distruzione dell’habitat, l’inquinamento luminoso, l’utilizzo di pesticidi.

Dallo studio “A Global Perspective on Firefly Extinction Threats”

La perdita progressiva di habitat

Con l’avanzare incessante dell’edilizia residenziale, vaste porzioni di habitat vengono sottratte alle lucciole per essere soppiantate dagli insediamenti urbani. È il caso, ad esempio, delle foreste di mangrovie nel sud-est asiatico o delle coste atlantiche americane. Per quanta capacità di adattamento le lucciole possano avere, i piani di costruzione non tengono in alcun conto la salvaguardia dell’equilibrio della fauna locale: lì dove arriva il cemento si spegne la vita, e non prolifera altro che morte.

L’inquinamento luminoso notturno

La bulimia di luci artificiali che ingurgitiamo a qualsiasi ora della sera e della notte, oltre a causare un incremento nei consumi elettrici dannoso per l’ambiente, mette a repentaglio il rituale di accoppiamento delle lucciole. Non si tratta di una questione di privacy, ma di pattern luminosi: le luci notturne, infatti, interferiscono con l’emissione e la ricezione dei segnali tipici del corteggiamento, impedendo l’incontro tra maschi e femmine delle lucciole e limitandone pertanto la capacità riproduttiva.

L’utilizzo di insetticidi e pesticidi

La diffusione massiccia di veleni nei campi contro i parassiti influisce anche sulle specie non dannose per le colture. Pesticidi e insetticidi finiscono così per avere effetti nefasti sulle lucciole, sia erodendo il nutrimento a loro disposizione, sia danneggiando direttamente le larve che trascorrono gran parte dello sviluppo sotto terra o sott’acqua.

Lucciole per lanterne

“Nei primi anni sessanta, a causa dell’inquinamento dell’aria, e, soprattutto, in campagna, a causa dell’inquinamento dell’acqua (gli azzurri fiumi e le rogge trasparenti) sono cominciate a scomparire le lucciole. Il fenomeno è stato fulmineo e folgorante. Dopo pochi anni le lucciole non c’erano più. (Sono ora un ricordo, abbastanza straziante, del passato: e un uomo anziano che abbia un tale ricordo, non può riconoscere nei nuovi giovani se stesso giovane, e dunque non può più avere i bei rimpianti di una volta)”.

Quelli citati da Pasolini sul Corriere, per allegorizzare la mutazione sociologica dal fascismo totalitario al fascismo dei consumi, rischiano ora di riproporsi come rimpianti di una mutazione ancora più profonda, radicata e irreversibile: quella inoculata dai tempi della crisi climatica, dell’ultraliberismo di matrice consumistica che tutto divora e tutto consuma, e che, quando ha consumato ogni cosa, inizia a divorare se stesso. È questa la teleologia sorgiva del capitalismo, l’assunto inarrestabile che muove la sfrenatezza del profitto e l’impudicizia dello sfruttamento, travolgendo e annichilendo. Luci, veleni e cementi che oggi sono campo di sepoltura per le lucciole finiranno domani per diventare le nostre stesse tombe. E di quegli spettacoli fatati, delle luci danzanti come stelle intrise di caos non rimarrà che un amaro silenzio, una cecità di ricordi da tramandare di vergogna in vergogna, di oblio in oblio.

Emanuele Tanzilli

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