Un cimitero chiamato Australia: le conseguenze degli incendi
Immagine originale: biopianeta.it

A più di cinque mesi dall’inizio degli incendi in Australia, l’ecologo Michael Clarke, in un’intervista rilasciata a Nature, spiega le devastanti conseguenze che le fiamme hanno sulla fauna locale. Le cifre sono impressionanti, una strage senza precedenti che rischia di non vedere qui la sua fine a causa dell’aumento delle tempeste di fuoco che potrebbero creare un circolo vizioso catastrofico.

Deathly silent: un miliardo di animali uccisi

Ventotto vittime umane, quattro milioni di ettari bruciati solo nel Nuovo Galles, ottomila koala dispersi tra le fiamme, il 50% delle riserve naturali delle Blue Mountains bruciato. Secondo le nuove stime di Chris Dickman, esperto di biodiversità e professore dell’Università di Sidney, gli incendi che stanno interessando l’Australia avrebbero ucciso circa un miliardo tra mammiferi, rettili e volatili. «Penso che gli scienziati ambientali e gli ecologisti in Australia siano stati esclusi dal dibattito, esclusi dal processo decisionale. Penso anche che sia giunto il momento di riportare gli scienziati al centro del dibattito affinché possano studiare e prevedere cosa accadrà nei prossimi decenni, pensare a come si possa salvaguardare sia la comunità umana che la biodiversità», dichiara Dickman.

Un cimitero chiamato Australia: le conseguenze degli incendi
I vigili del fuoco che operano nel Nuovo Galles (Australia) salvano un opossum e il suo figlio durante la vigilia di Capodanno
Foto: huffpost.com

Michael Clarke, ecologo presso l’Università La Trobe di Bundoora, Melbourne, ha studiato per anni le conseguenze della distruzione che le fiamme causano negli ecosistemi nativi e ha rilasciato un’intervista a Nature in cui spiega il comportamento degli animali a seguito degli incendi e perché il fuoco che sta colpendo l’Australia in questa stagione potrebbe essere devastante.

Cosa succede all’indomani degli incendi? «È spaventosamente silenzioso andare in una foresta dopo un incendio. Oltre ai mangiatori di carogne come i riccioli, i corvi e i mughetti che raccolgono i cadaveri, non rimane molto nella foresta. È un’esperienza agghiacciante», afferma Clarke. Secondo l’ecologo la fauna selvatica che riesce a sopravvivere al fuoco si ritrova ad affrontare tre grandi sfide: la prima è trovare un riparo dalle intemperie, in seguito ha bisogno di trovare cibo per evitare di morire di fame e infine cercare luoghi, rari in paesaggi devastati dalle fiamme, in cui potersi nascondere dai predatori. Inoltre si corre il rischio di vedere tutti gli animali ammassati in piccole aree verdi risparmiate dagli incendi, spazi che risultano essere insufficienti poiché non hanno la capacità di sostenere tutti gli animali sopravvissuti.

In che modo gli incendi di questa stagione sono diversi da quelli degli anni precedenti? La siccità, alimentata dalla crisi climatica, che in questi mesi ha colpito l’Australia fa sì che la propagazione delle fiamme diventi più violenta. Le ondate di calore e l’aridità hanno infatti prosciugato i canali bagnati (wet gullies) che in precedenza fornivano una barriera naturale contro tale diffusione e un riparo per gli animali. Per il professore di zoologia «Ci vorranno mesi prima di conoscere la portata del danno. Le immagini satellitari ci diranno dove sono i rifugi da tenere d’occhio per vedere cosa è sopravvissuto».

Un cimitero chiamato Australia: le conseguenze degli incendi
Un esempio di wet gullies, canali naturali creati dall’azione erosiva dell’acqua. In Australia tali canali rappresentavano un rifugio per gli animali e una barriera naturale contro gli incendi.
Immagine: researchgate.net

Quanto tempo servirà per il recupero degli ecosistemi? Il climate change ha indubbiamente aumentato la forza del fuoco in Australia. Per siffatto motivo il recupero di questi maestosi ecosistemi sarà molto più lento rispetto ai precedenti incendi. Inoltre molto dipenderà anche dalle precipitazioni, anch’esse diventate imprevedibili. Tutto ciò avrà una pesante ripercussione sulla vita degli animali: gli alberi produttori di nettare impiegheranno anni, se non decenni per riprendersi. Gli uccelli migratori che sostavano nelle brughiere costiere, anch’esse colpite dalle fiamme, dovranno aspettare anni prima di poter ritornare in quell’habitat. «Altri animali si stanno avvicinando all’estinzione», precisa Clarke.

Cosa riserva il futuro per questi ecosistemi? La vera sfida consisterà nel proteggere le aree forestali rimaste. Tra le strategie utili potrebbe essere necessario eseguire incendi controllati vicino alle zone in cui la fauna selvatica si rifugia, utili a limitare gli incendi futuri. Michael Clarke è restio nell’applicare tale soluzione, ma potrebbe essere l’unico modo per salvaguardare gli animali.

PyroCbs, ovvero incendi che generano incendi

Il professor Clarke sottolinea che «Questi incendi sono senza precedenti ma non inaspettati. Trenta anni fa gli scienziati hanno predetto che ci sarebbero stati incendi più gravi a causa dei cambiamenti climatici. Stiamo assistendo a tre grandi cambiamenti: aumento della frequenza del fuoco, aumento della gravità e maggiore estensione di questi incendi. La combinazione di questi tre fattori riducono la capacità della fauna di riprendersi».

Ad aggravare la già disastrosa situazione i pyroCbs, ovvero tempeste di fuoco generate da venti intensi, caldi e secchi. «Mentre l’aria sopra un incendio diventa terribilmente calda, si crea un mulinello d’aria che si muove verso l’alto, chiamato corrente ascensionale, che canalizza il fumo verso l’atmosfera come fosse una ciminiera. E mentre l’aria sale, si raffredda e condensa, si generano nuvole. Più sale, più è facile che si generi una tempesta», spiega Mike Flannigan, professore presso l’Università di Alberta. Tali pericolosi fenomeni atmosferici peggiorano gli incendi poiché generano raffiche di vento e trasportano tizzoni ardenti che possono colpire aree ancora intatte.

Un cimitero chiamato Australia: le conseguenze degli incendi
Le immagini di un satellite NASA mostrano fumo e nuvole generati dagli enormi incendi australiani.
Immagine: nationalgeographic.com
FOTOGRAFIA DI JOSHUA STEVENS, NASA EARTH OBSERVATORY/LANDSAT

«Con i cambiamenti climatici dovremmo vedere incendi di maggiore intensità, e con incendi di maggiore intensità ci si aspetta anche di vedere più tempeste di fuoco», afferma Flannigan. La questione climatica avrà quindi ripercussioni sempre più gravi sull’habitat australiano. Anche se ad oggi non è possibile attribuire un singolo evento atmosferico al cambiamento climatico, gli scienziati sono alla ricerca di trend che dimostrino quanto i modelli meteorologici abbiano subito un cambiamento nel corso del tempo.

Anche nella terra degli Aṉangu, popolo aborigeno dell’Australia centrale, il negazionismo ambientale miete le sue vittime. Il primo ministro conservatore Scott Morrison e i suoi alleati si rifiutano di ammetter un possibile collegamento tra il climate change e gli incendi. Non a caso l’ex primo ministro australiano Kevin Rudd afferma che «Tre delle più grandi multinazionali minerarie del mondo hanno eseguito operazioni sofisticate per contrastare l’azione per il clima in Australia e continuano a esercitare un’influenza quotidiana sul governo attraverso una vasta rete di lobby e una stretta relazione con i media di Murdoch». George Rennie, dottorando in Scienze Sociali e Politiche presso la facoltà di Lettere dell’Università di Melbourne, dichiara che le lobby minerarie rappresentano uno dei gruppi più potenti in Australia capaci di influenzare facilmente i più importanti politici australiani. «Considerando la vasta rete di influenza che i lobbisti di combustibili fossili hanno nei confronti dei ministri del governo, non sorprende che la coalizione non abbia ancora intrapreso alcuna azione significativa sulla riduzione delle emissioni di gas serra in Australia, che sono in aumento da oltre quattro anni», sostiene Dom Rowe, direttore del programma di Greenpeace Australia Pacific, che poi conclude: «È assolutamente inaccettabile che entrambe le parti stiano negando le loro responsabilità, rifiutandosi di proteggere gli australiani dagli impatti peggiori della crisi climatica, a favore dei soliti interessi economici».

Marco Pisano

Marco Pisano
Sono Marco, un quasi trentenne appassionato di musica, lettura e agricoltura. Da tre e più anni mi occupo di difesa ambientale e, grazie a Libero Pensiero, torno a parlarne nello spazio concessomi. Anch'io come Andy Warhol "Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare". Pace interiore!

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