Centro accoglienza LGBT, bene confiscato
Fotografia di Ivo Poggiani, Napoli presentazione di Rainbow Center

Nasce a Napoli il primo centro di accoglienza, nonché bene confiscato per persone LGBT situato in via Antonio Genovesi 36, il cui immobile era di proprietà del clan Contini.

Inaugurato nuovamente il 31 gennaio, alla presenza del Ministro Poletti, l’Assessore Marciani, l’Assessore Clemente e di tanti altri cittadini accorsi, il bene confiscato alla camorra realizzato tra l’altro con fondi statali, il cui cofinanziamento ha visto la partecipazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri con il Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale. Il progetto denominato Rainbow Center si è costituito grazie alla compartecipazione di più associazioni: i- Ken onlus, Fly Up e Reset, le quali hanno dato vita a questo importantissimo centro messo a disposizione per accogliere persone che hanno riscontrato problemi da parte della famiglia nell’accettare il cambiamento d’identità e il corrispettivo orientamento sessuale. Insomma se fare outing sembra apparentemente semplice, dichiararlo ai propri familiari è ancora più difficile. Il centro di accoglienza per persone LGBT mette a disposizione una serie di professionisti e un’ospitalità per una notte circa in caso di rifiuto familiare per il cambiamento d’identità dichiarato.

La struttura venne già presentata il 20 dicembre a Napoli, presso il Palazzo delle Arti: alla presenza di professionisti, magistrati, politici e dello stesso Presidente dell’associazione i-Ken, Carlo Cremona. Quest’ultimo, in occasione della presentazione, dichiarò: «Saremmo potuti cadere nella trappola del ghetto ma, fermo restando l’importanza del clima familiare, non è quel che intendiamo per Casa. Abbiamo infatti già dato accoglienza ad 80 persone», augurandosi, inoltre, di poter sopperire con l’aiuto dell’assessore Gaeta, ai disagi di numerosi persone che vivono ancora per strada. Un progetto targato Made in Naples che mette a disposizione un bene confiscato alla camorra e lo trasforma in un centro che incarna valori familiari  in cui ritrovare rifugio in caso di violenza:  tale rifugio non si limita alla struttura stessa, ma ad un equipe legale e sanitaria a completa disposizione che proveranno a sopperire alle persistenti discriminazioni subite.

L’incontro è stato comunque un modo per riflettere su di un tema così importante, cercando di analizzare e arginare ideologie di omofobia e transfobia. Comportamenti sociali che trovano spesso espressione nel tessuto sociale e si rafforzano perché non trovano dinanzi ad essi dei meccanismi sociali e di prevenzione all’altezza. Inoltre, entusiasta di tale progetto è il Presidente Ivo Poggiani della 3 municipalità, luogo in cui sorge tale bene, il quale ha dichiarato in un post su Facebook: «In un bene Confiscato alla Camorra, nasce la prima casa di accoglienza per persone LGBT.
Un centro polivalente e di attività culturali, primo nel suo genere in tutto il Sud Europa.
Stamattina inaugurazione col Ministro Poletti, l’Assessore Marciani, l’Assessore Clemente e tantissimi altri.
Bravo Carlo, bravi tutti i soggetti promotori!».

La creazione di un centro accoglienza per persone LGBT nasce sicuramente come risposta ad un fenomeno come la violenza di genere che, a Napoli ma in molte regioni italiane, si è spesso resa protagonista di diverse disavventure da parte di giovani, ma anche adulti e dichiarati omosessuali, ad esempio. La cronaca cittadina è ricca di questi avvenimenti, casi di violenza spesso denunciati allo sportello legale Arcigay situato a Napoli. La struttura nasce, inoltre, come rifugio non solo per contrastare la violenza di genere, ma come supporto ad ogni forma di ingiustizia sociale le cui porte si aprono ai cittadini dai 14 ai 35 anni.

A livello nazionale è stata ingaggiata una vera lotta in materia legislativa, affinché i beni confiscati possano diventare un riferimento sociale ed economico per la cittadinanza tutta. Lo stesso Ministro Poletti dichiarò in merito: «Siamo in una fase nuova, c’è stata anche una nuova legislazione in materia, stiamo cercando di fare tutti gli sforzi affinché il passaggio dei beni produca il miglior esito possibile, il che vuol dire un potenziamento delle attività dell’Agenzia per i beni confiscati e una grande collaborazione con il territorio, perché per farlo c’è bisogno degli enti locali, ma anche della comunità locale. Dobbiamo investire su questo versante. Sappiamo che ci sono delle complessità perché questi beni hanno alle spalle delle storie difficili, i proprietari di questi beni fanno di tutto per impedirne l’uso preferiscono distruggerli piuttosto che vederli riutilizzati. Dopo la confisca, c’è una battaglia continua per poterli recuperare. Credo che questo sia un obiettivo da perseguire sempre perché i fatti ci dicono chiaramente che l’intervento sul patrimonio è quello più efficace». Soddisfatta anche l’Assessore Alessandra Clemente, secondo cui le istituzioni devono rappresentare un porto sicuro in cui approdare e Napoli è una delle città che ci sta riuscendo.

Una metropoli come Napoli che diventa e si propone come città rifugio, esempio per il sud e per tutta la nazione italiana su temi come accoglienza, solidarietà e condivisione.

Bruna Di Dio

 

 

 

Bruna Di Dio
Intraprendente, ostinata, curiosa professionale e fin troppo sensibile e attenta ad ogni particolare, motivo per cui cade spesso in paranoia. Raramente il suo terzo occhio commette errori. In continua crescita e trasformazione attraverso gli altri, ma con pochi ed essenziali punti fermi.

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