Legge Libro
Fonte Immagine: Cultura & Culture

Lo scorso 5 febbraio il Senato ha approvato la cosiddetta Legge Libro: il DDL riallinea la normativa editoriale italiana con quella degli altri Paesi europei e, al contempo, si propone come strumento per il bilanciamento di un mercato finora fortemente condizionato dallo strapotere dei gruppi internazionali.  

Una legge che ha raccolto l’unanime sostegno del mondo politico, con 228 voti favorevoli, e che fa ben sperare anche per l’approvazione futura di testi complementari a questa, da adottare per la formazione di un corpus normativo unico che riguardi l’intera filiera dell’editoria.

Eppure, anche questo idilliaco giardino degli Dei ha lasciato spazio alle polemiche di alcuni attori, divisi soprattutto per uno specifico provvedimento: il tetto massimo degli sconti fissato al 5%.

Il pomo della discordia

Il limite di sconto per la vendita di libri, nelle librerie così come sulle piattaforme online, passa al 5%, eccezion fatta per i libri adottati dalle istituzioni scolastiche come libri di testo, per i quali la percentuale di sconto massima si attesta sul 15%. Alle case editrici viene concesso per un solo mese, ad esclusione del mese di dicembre, la facoltà di apporre sul prezzo di vendita dei propri libri una percentuale di sconto maggiore, purché non superiore al 20%.

Una misura che è già prassi consolidata in Paesi come Germania e Francia e che, come commentato dall’Associazione degli editori indipendenti (ADEI),è di fondamentale importanza per contrastare la concorrenza dei grandi gruppi internazionali come Amazon, i quali, agendo su volumi di vendita giganteschi e variegati, possono permettersi politiche di prezzo (e di sconto) ben più aggressive rispetto a quelle dei piccoli esercenti.

Porre al 5% il tetto massimo degli sconti, inoltre, determina miglioramenti generali e vantaggi nell’interesse di tutti gli attori della catena di vendita del settore editoriale, assicurando la sostenibilità di compensi giusti e sostenendo la resistenza di quelle librerie che, soprattutto nei piccoli centri urbani o nelle zone ad alto rischio impoverimento educativo e culturale, rappresentano veri presidi socioculturali.

Non solo, molti editori hanno ravvisato, in questo singolo provvedimento della Legge Libro, l’agognato riconoscimento della valenza collettiva e formativa del Libro, categoria merceologica che non andrebbe svenduta praticando sconti selvaggi.

Di segno totalmente opposto, la riflessione del Presidente dell’Associazione Editori Italiani (AIE) Ricardo Franco Levi, secondo cui il rischio di una ricaduta di tale misura sulle tasche dei lettori non è da considerarsi un’ipotesi tanto peregrina: in un Paese dove il tasso di lettura è tra i più bassi d’Europa, se il prezzo dei libri sale, è facile aspettarsi che il numero di testi venduti diminuisca.

E quindi, una legge fatta a tutela dei piccoli esercenti ed editori diventerebbe, per questi stessi attori, un pericoloso boomerang, dato che il peso economico sui consumatori si attesterebbe intorno ad una cifra pari a 75 milioni di euro. Non solo sul numero dei lettori o sul quantitativo di libri acquistati, il tetto del 5%, se non supportato da ulteriori disposizioni, potrebbe produrre tangibili conseguenze anche sul piano dell’occupazione, mettendo a repentaglio 2000 posti di lavoro.  

Occorre dunque, secondo Levi, al netto delle novità introdotte dalla Legge Libro, rinforzare quelle misure (soprattutto economiche!) già esistenti, come ad esempio la 18App, che nel biennio 2018/2019 ha effettivamente sostenuto l’acquisto di libri da parte dei più giovani.

In realtà, dopo aver imposto dei “correttivi” al mercato, la vera sfida sarà quella di riabituare le persone alla lettura, proteggendo gli abituali consumatori di libri dal dilagante disinteresse e dall’atrofia culturale, e quindi spostando il focus degli atti risolutivi dalle sole oscillazioni di prezzo – sicuramente determinanti sul minore o maggiore numero di lettori – a una vera e propria rivoluzione culturale.   

Oltre gli sconti c’è di più

Nonostante abbia occupato la scena ed i dibattiti pubblici, i provvedimenti contenuti nella Legge Libro non si esauriscono alla determinazione del tetto massimo di sconto. Tra le altre misure, infatti, figura l’incremento di 3 milioni e 250 mila euro annui del credito d’imposta rivolto agli operatori del settore della vendita al dettaglio di libri, in esercizi specializzati o per la vendita di testi di seconda mano.

Un provvedimento da non sottovalutare, dato che permetterebbe agli esercenti già citati di respirare e magari ripensare all’ “ipotesi chiusura”.

Differentemente, nel filone del sostegno alla lettura (e dunque non solo ai librai) si inseriscono altri due provvedimenti: il Piano Nazionale d’Azione e l’allocazione di un milione di euro a partire dal 2020 destinato alla formazione per gli addetti alle biblioteche territoriali e scolastiche.

Per il Piano Nazionale d’Azione viene stanziato un fondo di 4 milioni 350 mila euro per l’adozione e conseguente messa in atto di attività mirate, volte ad incrementare in qualità e quantità l’abitudine alla lettura, con particolare riguardo alle discrepanze territoriali. Si prevede che il Piano venga adottato già entro 12 mesi dall’approvazione del disegno di legge e, successivamente, con cadenza triennale.

Il testo ormai divenuto legge prevede anche la sottoscrizione di Patti Locali per la Lettura, da intendersi come presidi operativi per l’attuazione del Piano Nazionale, che coinvolgano comuni, regioni, biblioteche, scuole e soggetti privati operanti sul territorio di riferimento.

Ancora, il già citato sostegno dato alle biblioteche comunali e scolastiche e i fondi stanziati per la formazione degli operatori specializzati e, nell’ambito delle biblioteche, la semplificazione della procedura per le donazioni librarie.

Infine, l’istituzione dell’Albo delle Librerie di Qualità al quale possono iscriversi quei punti vendita che abbiano saputo coniugare innovazione, diversificazione e qualità nella loro offerta.

Tra gli strumenti alle famiglie in condizioni economiche svantaggiate, la nuova Legge Libro prevede l’introduzione della Card Cultura dal valore di 100 euro per l’acquisto di libri.

Capitale Italiana del Libro: al via le candidature

Tra le altre misure previste, c’è poi l’istituzione del titolo Capitale Italiana del Libro, riconoscimento pensato sulla falsariga del titolo mondiale istituito dall’UNESCO, assegnato ogni anno a città che abbiano saputo distinguersi nella promozione della lettura.

Tra le candidate per l’anno 2020, Firenze che, tenuto conto della serie di iniziative programmate e messe in atto già da diverso tempo sul territorio fiorentino, avrebbe ottime possibilità di acquisire il titolo.

Oltre al nuovo Salone del Libro, infatti, la Giunta comunale ha introdotto utili ed importanti agevolazioni per le librerie, a partire dall’abbattimento dell’Imu.

Legge Libro: cosa aspettarci?

Un primo atto di una rivoluzione nel mondo dell’editoria, almeno secondo le parole del Ministro Franceschini, cui seguiranno altre misure: al momento, però, la priorità è quella di tramutare in reali e tangibili dei proponimenti che potrebbero apparire, almeno di primo acchito, fin troppo ottimistici e aleatori e rimanere nell’alveo delle buone intenzioni senza concretizzarsi mai.   

Sicuramente favorire provvedimenti che salvino le librerie può essere inteso come un primo, importante, passo per cercare di invertire il trend negativo in cui l’Italia sembra stagnare, con una percentuale di lettori in incontrovertibile declino e una forte polarizzazione tra “lettori forti” e “deboli”.

Un editore, anche se piccolo, e ancora di più un libraio possono effettivamente fare la differenza in un territorio che ha dimenticato quanto sia importante leggere, e la nuova Legge Libro sembra averlo capito. Un libraio non è un semplice commesso, bensì uno strumento, così come un libro è una pietra miliare, un punto nella conoscenza, un memorandum della nostra cultura. In egual misura, la scomparsa di un lettore non è una perdita solo del singolo editore o dello scrittore: è una perdita per un’intera generazione e, di conseguenza, per l’intero Paese.

Per tale ragione, qualunque legge che aiuti questi esercizi commerciali “atipici” a resistere, è un passo importante. Una libreria, nei tempi bui di oggi dove prevale l’irrazionalità e la produzione letteraria di 140 caratteri, è davvero un avamposto di trincea e ogni libreria che chiude (e a chiudere sono sempre più librerie) è una ferita non solo economica, ma una sconfitta sociale.  

Se non si corre ai ripari il prossimo provvedimento per il Governo per salvare librerie e piccole edizioni sarà quello di acquistare direttamente i libri, con generazioni vecchie e nuove totalmente ignave e volutamente disinteressate al ruolo pedagogico, sociale e antropologico di un libro.

Edda Guerra

Edda Guerra
Classe 1993, sinestetica alla continua ricerca di Bellezza. Determinata e curiosa femminista, con una perversa adorazione per Oriana Fallaci e Ivan Zaytsev, credo fermamente negli esseri umani. Solitamente sono felice quando sono vicino al mare, quando ho ragione o quando mi parlano di politica, teatro e cinema.

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