Mario Draghi ha rimosso il segreto di stato su Gladio, Bologna e P2
Fonte immagine ANSA

Nel giorno del 41esimo anniversario della strage di Bologna, la più grande e dolorosa tragedia nazionale della storia italiana, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha lanciato un appello alla classe dirigente nostrana chiedendo di dissipare le ombre ancora presenti attorno alla vicenda. Le parole del Capo dello Stato sono state accolte dal Presidente del Consiglio Mario Draghi il quale, in questa occasione, ha firmato una direttiva che ha disposto la declassificazione da Segreto di Stato della documentazione riguardante l’organizzazione paramilitare Gladio e la loggia massonica Propaganda 2, nota alle cronache semplicemente come P2.

La decisione è il frutto di una risoluzione di 7 anni fa. Il lavoro di Mario Draghi è consistito in una sorta di sollecitazione alle attività di rimozione. L’iniziativa, secondo i media, potrebbe rivelarsi utile ai fini della ricostruzione di alcune vicende che, ancora oggi, sono avvolte dall’assoluto mistero.

Questa declassificazione è un’iniziativa che andrà ad ampliare quanto già stabilito con una precedente direttiva del 2014, con riferimento ai documenti relativi agli eventi di Piazza Fontana, di Gioia Tauro, di Peteano, della Questura di Milano, di Piazza della Loggia, dell’Italicus, di Ustica, della strage di Bologna, del Rapido 904, conservati negli archivi dei servizi segreti e delle amministrazioni centrali dello Stato. In particolare, gli incartamenti dovranno cercare di chiarire le “responsabilità mandatarie” di tali tragici eventi, un problema che ha sempre tormentato l’esistenza dei magistrati e soprattutto dei familiari delle vittime, i quali non hanno mai ricevuto la giustizia che avrebbero meritato.

Nonostante il forte eco mediatico che la rimozione ha suscitato, restano forti dubbi sulla reale utilità – e accessibilità – della documentazione messa a disposizione dalla Presidenza del Consiglio. Molte reticenze derivano soprattutto da altrettante esperienze del passato, il cui beneficio nei confronti della verità non è stato quello che ci si poteva aspettare. Il problema non sta nella rimozione del Segreto in sé, bensì nel modo in cui le desecretazioni sono condotte. Al contempo, non si può negare l’importanza della decisione presa da Mario Draghi, anche in considerazione della rilevanza di questi eventi nella storia italiana recente.

Gladio, P2 e strage di Bologna

La P2 fu una grande loggia massonica che, sotto l’egida dell’imprenditore, faccendiere ed ex ufficiale di collegamento fascista Licio Gelli (gran maestro venerabile della loggia) divenne «un’organizzazione criminale» (come la definì l’onorevole Tina Anselmi) composta da tutti i più importanti nomi dell’élite italiana, da generali dei Carabinieri a politici di un certo spessore, passando per il mondo dell’imprenditoria, del giornalismo italiano e dell’intelligence italiani.

La loggia, nonostante nel corso degli anni fu definita dallo stesso Gelli e dai suoi sodali, come una innocua associazione di notabili che si riunivano per discutere di argomenti che avevano poca attinenza con la politica, era, in realtà, guidata da un unico obiettivo: dare all’Italia una nuova struttura politica, sostituendo i vertici delle istituzioni con gli aderenti alla P2. Il progetto prende il nome di “Piano di rinascita democratica” definito dalla Commissione Anselmi come “il più dotato arsenale di pericolosi e validi strumenti di eversione politica e morale”, un progetto “nato fuori dalle tutele costituzionali” che mirava a rovesciare il regime democratico in favore di un “autoritarismo legale che avrebbe avuto al centro l’informazione“.

Il metodo attraverso cui esasperare le istituzioni repubblicane era quello di creare un clima di sfiducia intorno alla classe dirigente attraverso stragi, attentati terroristici, tentati colpi di stato e destabilizzazione economica e sociale. Anche in questo caso esiste un’espressione specifica, in grado di condensare quarant’anni di lacrime e sangue: strategia della tensione. Tutti i principali eventi svoltisi in Italia tra l’autunno del 1969 e la strage di Bologna del 1980 possono essere ricondotti sotto questa raggelante espressione, simbolo di una democrazia che aveva forti problemi di consolidamento, soprattutto a causa della persistenza, all’interno della classe dirigente e dei vertici delle forze armate, di individui che avevano militato sotto il regime fascista, terrorizzati dal blocco sovietico e finanziati dai servizi segreti occidentali per evitare l’affermazione dei partiti ad esso vicini.

La loggia fu scoperta agli inizi degli anni ’80 quando, due magistrati – Gherardo Colombo e Giuliano Turone – che stavano indagando sul presunto rapimento del noto banchiere Michele Sindona, fecero perquisire villa Wanda, la residenza di Gelli ad Arezzo, e la fabbrica di sua proprietà a Castiglion Fibocchi, all’interno della quale i militari della GdF scovarono una valigia contenente, tra le altre cose, una lista di quasi mille iscritti alla loggia P2, tra i quali lo stesso comandante della Guardia di Finanza, Orazio Giannini.

L’altra organizzazione su cui la rimozione del Segreto di Stato contribuirà a far luce è Gladio. Si tratta di un’organizzazione paramilitare che faceva parte di una più vasta rete internazionale chiamata “Stay Behind”, una struttura che lo Stato mette in piedi nei propri territori con il fine di contrastare, attraverso una continua guerriglia fatta di sabotaggi e operazioni di depistaggio, l’invasione nemica. Sistemi di questo tipo erano attivi già durante la Seconda Guerra Mondiale (un esempio era il Werwolf nazista), ma acquistarono una certa notorietà durante la Guerra fredda quando gli Stati Uniti, li utilizzarono contro l’URSS. Sulla carta, Gladio avrebbe dovuto essere impiegata soltanto in presenza di un’invasione del Patto di Varsavia.

A parlare di Gladio fu, per la prima volta, l’autore materiale della strage di Peteano, dove perirono a causa di un autobomba 3 carabinieri e 2 rimasero gravemente feriti. Vincenzo Vinciguerra, nel 1984, aderente all’organizzazione Ordine Nuovo, parlò agli inquirenti di Gladio: “una organizzazione costituitasi dopo la Seconda Guerra Mondiale composta da uomini, civili e militari, reclutati negli ambienti di estrema destra“.

Le vicende di queste due organizzazioni si intrecciano con tutti gli eventi che hanno scosso l’Italia della Prima Repubblica, compresa la celeberrima e terribile strage di Bologna. In particolare, Licio Gelli è stato condannato a dieci anni di carcere per calunnia aggravata con finalità di terrorismo per aver tentato di depistare le indagini sulla strage alla stazione. Inoltre, grazie alle ultime vicende giudiziarie, sono emerse le responsabilità mandatarie del Maestro Venerabile della loggia massonica P2, Licio Gelli, e di alcuni nomi importanti delle forze armate italiane, quali Federico Umberto D’Amato, capo dell’Ufficio Affari Riservati del Ministero dell’Interno, Umberto Ortolani, faccendiere della P2 e Mario Tedeschi, politico di spicco dell’MSI.

La verità su Gladio e la P2 sembrerebbe essere davvero, dopo anni, a portata di mano. C’è, però, un problema non da poco: spesso i criteri usati per desecretare i documenti non rendono facile il lavoro di storici e inquirenti.

Il Segreto di Stato e i suoi problemi

Innanzitutto il Segreto di Stato può essere apposto e rimosso soltanto dal Presidente del Consiglio, il quale deve rendere noto al COPASIR i motivi della sua decisione. Secondo la legge 124/2007, può essere applicato «su atti, documenti, notizie, attività, cose e luoghi la cui conoscenza non autorizzata può danneggiare gravemente gli interessi fondamentali dello Stato». Ovviamente, sempre secondo la legge, l’esistenza del Segreto rappresenta un impedimento anche per l’autorità giudiziaria, la quale non può acquisire e utilizzare le notizie sottoposte a questo vincolo. Dura 15 anni, ma il Presidente del Consiglio può prolungarne la durata fino a 30.

Le disposizioni di legge differenziano, inoltre, il livello di sicurezza dei documenti: segretissimo (SS); segreto (S); riservatissimo (RR); riservato (R). Gli ambiti a cui il segreto può essere applicato riguardano: «l’integrità della Repubblica anche in relazione ad accordi internazionali; la difesa delle istituzioni poste dalla Costituzione a fondamento della Repubblica; l’indipendenza dello Stato rispetto ad altri Stati e in relazione con essi; la preparazione e la difesa militare dello Stato».

A mettere in dubbio la reale utilità della rimozione del Segreto di Stato da alcuni documenti ci sono i familiari delle vittime e le varie associazioni che hanno assistito ai tentativi compiuti dai precedenti governi, come quello Prodi e Renzi, sul caso Moro e sulle stragi. Le ultime desecretazioni si sono rivelate incomplete, complesse e macchinose, inutili per fornire un vero apporto alle indagini. I documenti, secondo le associazioni delle vittime, erano smembrati, con numerosi annerimenti su nomi e indirizzi atti ad eliminare indicazioni troppo compromissorie.

Inoltre, c’è un altro grande problema che rende complicato lavorare sugli atti: coloro chiamati a desecretare i documenti sono gli stessi che custodiscono il Segreto, cioè i servizi. Basti pensare che lo stesso regolamento che stabilisce come devono essere classificati e archiviati i documenti, è classificato. Nel 2014, poi, a decidere cosa dovesse essere rivelato e no fu un comitato interno alla Presidenza del Consiglio. Non furono nemmeno interpellati gli archivisti di Stato, cioè coloro che, in teoria, dovrebbero partecipare al lavoro di recupero del materiale documentale.

La decisione di Mario Draghi, infine, è senza dubbio una notizia positiva per la storia e la giustizia di questo Paese. Ciò non toglie che, fino ad ora, le verità emerse grazie alla rimozione del Segreto di Stato sono sempre state frammentarie e sostanzialmente inutili a livello processuale. Con Gladio, P2 e strage di Bologna sarà diverso?

Donatello D’Andrea

Classe 1997, lucano doc (non di Lucca), ha conseguito la laurea in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali e frequenta la magistrale in Sistemi di Governo alla Sapienza di Roma. Appassionato di storia, politica e attualità, scrive articoli e cura rubriche per alcune testate italiane e internazionali.

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