La vittoria delle truppe di Damasco ad Aleppo apre la strada per una risoluzione di un conflitto che ancora continua a infiammare il territorio siriano.

Con la fine dell’assedio da parte dell’armata di Bashar al-Assad ad Aleppo, ritroviamo le macerie di una città rasa al suolo, dove ancora le voci di tutte le persone che ne sono rimaste intrappolate dal 2012, anno di inizio del conflitto, al 22 dicembre 2016 rieccheggiano senza sosta. C’è chi però non si è fermato a questo e ha voluto mostrare al mondo il dolore e la situazione reale di chi in Siria stava combattendo e morendo in ospedali da campo o per strada.

https://www.facebook.com/bilal.a.kareem/videos/1876846222535339/

«Salve a tutti, sono Bilal Abdul Kareem per Underground News. Guardate intorno a me. Guardate cosa abbiamo qui. Voglio che tutti voi vediate cosa stia succedendo qui, cosa è stato lasciato in questo “ospedale”, potete vederlo? Sangue per tutto il pavimento, feriti, persone stipate ovunque, capite? Questa è la situazione qui, ora tutti dovete comprendere che dovete avere un ruolo in tutto questo, quindi condividete, twittate, per far capire alla Russia e all’Iran di rispettare gli obblighi. Ognuno deve essere coinvolto per riuscire a risolvere questo problema, tutto questo è assurdo! Non ho mai visto niente del genere, persone ferite abbandonate sul pavimento, sangue ovunque…»

Il video è del reporter Bibal Abdul Kareem, collaboratore di Channel 4 e BBC, che ha già avuto esperienze nel 2012 in Siria per documentare la resistenza dei combattenti attivisti contro il regime di Bashar al-Assad. Adesso si trova ancora in mezzo a ciò che rimane di Aleppo e della sua popolazione, continuando a condividere giornalmente video sulla situazione dei civili in Siria, come questo di mercoledì 21 dicembre:

https://www.facebook.com/bilal.a.kareem/videos/1878863409000287/

«Salve a tutti, sono Bilal Abdul Kareem e ora siamo in quel che rimane della zona est di Aleppo. Qui vedete una marea di macchine dove i ribelli e le loro famiglie tuttora sono e stanno rimanendo in attesa di uscire allo scoperto, poiché solo a una cinquantina di metri in quella direzione è presente una fila di autobus completamente stracolmi di persone pronte per lasciare la città, ma il problema è che sono rimasti lì ad aspettare sin dalla giornata di ieri, quindi non c’è stato nessuno sviluppo reale della situazione nella zona est di Aleppo. Tutti stanno aspettando di avere la possiblità di andarsene e come vedete sta nevicando e il freddo glaciale si sta facendo insopportabile per le persone che stanno pazientemente aspettando di potersene andare»

La vittoria dell’armata di Assad contro i ribelli siriani ha portato la Turchia ad adottare una nuova diplomazia territoriale e a unirsi reciprocamente con le forze di Russia e Iran per mantenere un cessate il fuoco che però è divenuto lo spartiacque per la divisione dei beni politici e territoriali del paese, che avverrà dopo la fine del conflitto«Le negoziazioni inizieranno ad Astana il 23 gennaio. Continueremo a lavorare sui problemi politici riguardanti la crisi siriana», afferma il Ministro degli Esteri turco, ma rimane comunque scettico sui risultati: «Se non siamo capaci di render valido il cessate il fuoco, molto probabilmente Astana potrebbe fallire».

Intanto i ribelli siriani hanno dichiarato che non parleranno con il regime di Assad riguardo al cessate il fuoco finché non verrano rispettati i patti dichiarati a fine conflitto. A proposito di questo, un altro video del reporter di On the Ground News riporta gli ultimi atti di ciò che ancora accade ad Aleppo:

https://www.facebook.com/ognofficial/videos/594912284042073/

«Vorrei parlarvi brevemente del Governo siriano. Questa è un’opinione che voglio condividere con voi basata sulle conversazioni che ho avuto da quando sono ad Aleppo Est. Quello che vediamo da alcuni gruppi in questi giorni è l’assenza di trasparenza. Per esempio, quando discutiamo su cosa sono i negoziati, su cosa si sono basati gli accordi o le tregue e quali sono, nessuno lo sa: nessuno è chiaro su chi e su cosa dovrebbe succedere. Nessuno è chiaro. Le persone qui sono veramente disperate, non sanno chi sta discutendo, non sanno cosa accadrà loro, non sanno quali sono le condizioni dell’accordo. Dobbiamo chiamare queste persone a dare una speranza al popolo siriano, poiché le persone che stanno vivendo questa situazione vogliono trasparenza.»

Questa risulta essere, ad oggi, la difficile situazione della Siria e del suo popolo, che ancora cerca una risposta a quanto vissuto.

Niccolò Inturrisi

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