vitalizi Fico
Fonte: vanityfair.it

Mentre l’Ufficio di presidenza della Camera sta per dare il nulla osta alla delibera presentata da Fico per il taglio dei vitalizi, il Senato osserva e tace. La riforma più attesa e popolare del nuovo governo non risolverà i problemi dell’Italia, ma non volerla per questo non ha senso.

«Onorevole presidente, il concedere la pensione ai senatori e ai deputati equivale ad affermare il principio della professionalità della funzione parlamentare. Poiché non mi sento di accettare tale principio, rassegno le dimissioni da deputato»
(Enrico Endrich, deputato missino, unico politico italiano a pronunciarsi contro l’introduzione dei vitalizi per gli ex parlamentari nel 1955)

La delibera a cinque stelle firmata dal presidente della Camera Roberto Fico entrerà in vigore a partire dal novembre 2018. Il ricalcolo dei vitalizi secondo il metodo contributivo in sintesi porterebbe a diminuzioni tra il 40 e il 60 percento rispetto all’assegno oggi percepito dai parlamentari.

Dialogo tra sordi

Il dibattito attorno ai vitalizi è sempre stato, negli ultimi anni, un dialogo tra sordi. O meglio, un dialogo tra i famosi peggiori sordi del proverbio, quelli che proprio non vogliono sentire. I fautori dell’abolizione o del taglio netto dei vitalizi hanno sempre insistito sulla moralità di una misura di questo tipo, parlando – come ha fatto per ultimo pochi giorni fa il ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro a Sky Tg24 – di «privilegi anacronistici».

A questa critica si è contrapposta una difesa indiretta dei vitalizi per mezzo dell’attacco frontale all’inutilità di ogni taglio a fronte dell’enorme debito pubblico italiano. Insomma, secondo questa tesi l’irrisorietà economica di ogni possibile riforma dei vitalizi dovrebbe appagare la fame morale se non moralista dei predatori di politici di mestiere che popolano l’Italia post-berlusconiana.

Invasioni di campo: la moralità dei vitalizi…

Il dialogo tra sordi che parlano due lingue diverse scade nel ridicolo quando uno dei due schieramenti tenta di entrare a gamba tesa nel campo di azione altrui. Il ministro democristiano Paolo Cirino Pomicino ha difeso in un lungo articolo sul Foglio e in un’intervista al Corriere i vitalizi, ma non si è limitato a osservare correttamente che tagliarli non avrebbe alcun impatto sulle casse dello Stato, preferendo spingersi ad affermarne il valore morale, bollando la delibera Fico come «atto illiberale».

Pomicino sarebbe direttamente colpito in caso di approvazione della delibera e percepirebbe 2500 euro mensili a fronte dei 4700 attuali. Ora, senza voler necessariamente pensar male sulla partigianeria dell’interessato, il suo ragionamento non sembra essere particolarmente coerente. Che il vitalizio renda i parlamentari più certi del futuro e quindi meno inclini alla corruzione – come sostiene Pomicino – è tutt’altro che pacifico, anzi è una tesi che appare senza fondamento in un Paese storicamente dilaniato dalla corruzione.

… e i miliardi risparmiati

Se ci viene difficile farci fare la morale da O’ Ministro Pomicino, questo non deve indurre ad abbracciare pienamente e acriticamente la riforma dei vitalizi, che può essere accolta o respinta secondo la sensibilità politica di ciascuno ma sempre tenendo bene a mente i suoi limiti. Che non sono morali, ma politico-economici.

Non ha senso respingere un provvedimento solo per il suo scarso impatto economico perché la politica non è un tiro a segno per centrare i risultati che meglio facciano tornare i conti, ma ha ancora meno senso fingere che un provvedimento di questo tipo possa risolvere i problemi dell’Italia. Nel 2012 Grillo parlava di 7 miliardi annui di risparmio: follia pura. Secondo le stime del Sole 24Ore i risparmi si aggireranno attorno ai 40 milioni di euro all’anno, 200 a legislatura.

Briciole sulle quali non bisogna sputare sopra, ma pur sempre briciole. Guai a considerarle sufficienti per sfamare i milioni di italiani che vivono sotto la soglia di povertà e che stando agli slogan del governo gialloverde stanno al primo posto. Ora, invece, la musica sembra cambiata: prima i vitalizi. Bene, bravi, bis. In attesa di scoprire cosa verrà dopo.

Davide Saracino

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Barlettano di origine, milanese di nascita, atalantino di adozione. Ha passato i primi vent'anni della sua vita a convincere il mondo di essere la reincarnazione di John Lennon in virtù della comune passione per i questionari delle compagnie aeree. Nel tempo libero studia Filosofia alla "Statale" di Milano.

1 COMMENTO

  1. Cosa verrà dopo? Semplice, le pensioni degli italiani, prima quelle d’oro, poi quelle d’argento e infine, se non bastasse, per un presunto principio di equità sociale, anche quelle di bronzo da 1000 euro…

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