Bruxelles indica la luna, il Governo Meloni guarda il dito
Fonte: wikimedia

La situazione è questa. Sulla base dei dati Istat che fanno riferimento al 2022, 5,6 milioni di italiani non arrivano a fine mese e si trovano in una condizione di povertà assoluta e la risposta del Governo Meloni qual è? Affossare il salario minimo, accumulare procedure di infrazione e fare la guerra ai nostri veri nemici: la carne coltivata e agli eco attivisti. Lo spettacolo che si è verificato alla Camera il 6 dicembre è stato umiliante. La maggioranza, infatti, non si è limitata a bocciare la proposta sul salario minimo presentato dall’opposizione (e che prevedeva una soglia di 9 euro l’ora), ma ha introdotto un emendamento sostitutivo trasformandola in una legge delega. Il perché di tutto questo? Per portare il “problema” ad essere posticipato di sei mesi, in prossimità delle Europee la prossima estate, ma cercando di sostituire completamente il testo contenuto nella proposta. Alla fine è questa la strategia del Governo Meloni: distrai, posticipa e vai avanti. Solo per citare alcuni esempi, basti pensare alle ultime due procedure di infrazione che l’Unione Europea ha avviato a danno dell’Italia: una relativa alla questione delle concessioni balneari e una che contesta l’assegno unico.

Il Governo Meloni e la lobby del balneare

Ma di cosa stiamo parlando in concreto? Nel dicembre 2020 l’Unione Europea ha avviato una procedura di infrazione delle leggi sulla concorrenza, in particolare si fa riferimento al problema decennale che ha l’Italia riguardo alle concessioni balneari. In sostanza, l’Italia continua ripetutamente a violare la direttiva europea Bolkestein che prevede gare per tutte le concessioni pubbliche, portando in questo modo alla loro liberalizzazione. Ciononostante, continuiamo imperterriti a permettere a privati di generare volumi di affari neanche lontanamente paragonabili al minimo costo richiesto per le concessioni. La stessa Corte dei Conti, in un’indagine del 2021, aveva dichiarato che «i canoni attualmente imposti non risultano, in genere, proporzionati ai fatturati conseguiti dai concessionari attraverso l’utilizzo dei beni demaniali dati in concessione, con la conseguenza che gli stessi beni non appaiono, allo stato attuale, adeguatamente valorizzati».

Stabilimento balneare in Sicilia. Fonte: Wikimedia

In un contesto politico che vede in Italia ogni governo durare mediamente un anno, è ovvio che la strategia migliore (adottata da ogni classe politica) per affrontare i grattacapi più impegnativi, sia quello di non fare proprio niente. Tergiversare, prorogare fino a quando è possibile. È stata la strategia portata avanti da tutti i governi che si sono succeduti dal 2006 (anno della direttiva Bolkestein), scappatoia che la stessa Giorgia Meloni ha cercato di adottare nel corso della sua presidenza. In particolare ha provato a inserire la questione all’interno del decreto “Milleproroghe” del febbraio di quest’anno, nel tentativo di portare la gestione delle concessioni al fine 2024. Tentativo miseramente fallito, in quanto dichiarato illegittimo dal Consiglio di Stato, prima, e dalla Commissione Europea, poi.

E qui subentra un problemino per il Governo Meloni: in campagna elettorale, insieme ai suoi alleati di destra, aveva promesso di difendere a spada tratta le imprese che compongono lobby del balneare. Ma continuando a non introdurre norme che regolino questo mercato (che ad oggi porta nelle casse dello Stato briciole paragonati agli introiti dei privati), il Governo rischia di far saltare la quinta rata del Pnrr. Il Governo ha due mesi dal parere motivato emesso dalla Commissione Europea per fornire risposte soddisfacenti. Successivamente dovrà decidere se rischiare miliardi, o bruciare l’ennesima promessa fatta in campagna elettorale.

Il Governo discrimina le famiglie italiane

Come se non bastasse, la Commissione Europea ha aperto una seconda procedura di infrazione a nostro carico, e riguarda l’assegno unico, definito da Bruxelles come “discriminante”. 

L’assegno unico introdotto dal Governo nel marzo 2022, infatti, era una misura destinata unicamente a coloro che risiedono in Italia da almeno due anni e vivono con i propri figli. I cittadini, in questo modo, non sono trattati in modo equo, e sono di conseguenza discriminati. Nel dettaglio, la Commissione ritiene che l’assegno unico e universale per i figli a carico vieti «qualsiasi requisito di residenza per ricevere prestazioni di sicurezza sociale come gli assegni familiari». Il Governo avrebbe risposto lo scorso giugno, ma la spiegazione fornita non sarebbe stata ritenuta soddisfacente da Bruxelles. Di conseguenza l’Italia, anche in questo caso, avrà due mesi di tempo per adottare tutte le misure necessarie affinché la questione non venga portata avanti alla Corte di Giustizia. Proprio il contenzioso avrebbe spinto Meloni a non potenziare l’assegno unico, preferendo destinare i fondi su altre misure per la famiglia. Non vediamo l’ora di sapere quali, visto che al momento le uniche decisioni che il Governo ha adottato per tutelare le famiglie italiane sono il taglio dei fondi destinati all’assegno unico, il rincaro su pannolini e assorbenti, e il taglio di 100 mila posti negli asilo nido. Quale fortuna avere il primo Governo presieduto da una donna e da una madre. 

La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Fonte: Wikimedia

I veri nemici del nostro Governo: gli ecoattivisti e la carne coltivata

Mentre collezioniamo figuracce agli occhi dell’Unione Europea e dimostriamo di non essere in grado di gestire gli scarica barili derivati dai governi precedenti (tanto criticati ma di cui non sappiamo fare meglio, anzi), il nostro Governo si ostina in provvedimenti che nulla hanno a che fare con la tutela della nostra salute. 

Sembrano piuttosto dei lucernai natalizi per deviare il nostro sguardo e la nostra attenzione, senza entrare davvero nel merito delle scelte prese. Scelte ideologiche, che invece di introdurre strumenti concreti nella lotta al cambiamento climatico, portano il Governo su impeto della Lega di Salvini, alla proposta di legge che prevede l’arresto in flagranza per chi blocca il traffico, in piena guerra agli ecoattivisti, i veri nemici della nostra democrazia.

Il nostro Governo, invece di proporre alternative alimentari all’uso di prodotti animali, avanza un decreto legge sulla carne coltivata e denominazioni prodotti vegetali. Alternativa che potrebbe portare alla riduzione del 98% delle emissioni di gas serra, oltre al fatto che costituirebbe un’alternativa anche salutare alla nostra dieta in quanto priva di pesticidi, antibiotici e altre sostanze che spesso vengono nascoste nella carne che acquistiamo quotidianamente. Ma guai a chi tocca la dieta mediterranea. 

E anche in questo caso il nostro Governo si mostra incompetente nelle decisioni politiche che prende, perché, come dichiarato dagli esponenti di Animal Law Italia «Questo divieto è oggi del tutto inutile, poiché la carne coltivata non è stata ancora approvata per il consumo umano in Europa e quindi non può essere commercializzata». 

Ma ormai le armi di distrazione di massa sono state lanciate. Possiamo solo sperare che l’informazione prevalga sull’ideologia cieca e ignorante.

Giulia Esposito 

Affamata di conoscenza, sempre con un libro in mano e voglia di sapere sempre di più. Laureata in Relazioni Internazionali. Attualmente frequenta il Master SIOI in Comunicazione e Lobbying per le Relazioni Internazionali.

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