Lee Sunkyun durante un'apparizione pubblica il 28 ottobre 2023
Lee Sunkyun durante un'apparizione pubblica il 28 ottobre 2023 (fonte: Wikimedia Commons)

Lo splendente mondo del k-entertainment nasconde un lato oscuro. Gli standard irraggiungibili e le aspettative implacabili del pubblico possono trasformare il cammino verso la celebrità in un percorso tortuoso, in cui la sottile linea tra gloria e tragedia diventa sempre più sfumata. La storia di Lee Sunkyun è solo l’ultimo capitolo di una narrazione più ampia, in cui fama e denaro richiedono un prezzo troppo alto, a volte pagato con la vita stessa.

Lee Sunkyun: lo scandalo e la pressione mediatica

L’attore Lee Sunkyun – vincitore di un premio Oscar per il film Parasitesi è tolto la vita lo scorso 27 dicembre, a 48 anni. La causa è legata a uno scandalo di droga che lo ha coinvolto nei mesi precedenti alla sua morte. Lee Sunkyun, infatti, era stato accusato di consumo di marijuana. 

In seguito alla denuncia da parte di una donna, le autorità lo avevano sottoposto a tre interrogatori. L’ultimo, svolto nel fine settimana precedente alla sua morte, era durato ben 19 ore. L’attore aveva sostenuto di essere stato indotto all’uso di droghe dalla stessa donna che lo aveva accusato, la quale lo avrebbe anche ricattato chiedendogli del denaro in cambio del suo silenzio.

A ottobre, durante un’intervista, Lee Sunkyun ha dichiarato: «Prima di tutto, chiedo sinceramente scusa per il gran dispiacere che ho causato alle persone coinvolte in un incidente così spiacevole. Mi inchino e chiedo scusa a tutti coloro che hanno creduto in me e che mi hanno supportato». Tuttavia, le sue parole non hanno placato la gogna mediatica nei suoi confronti.

La stretta del presidente Yoon Sukyeol contro il consumo di droghe in Corea del Sud

Per comprendere l’entità dello scandalo legato a Lee Sunkyun è importante conoscere la posizione del governo riguardo la cannabis: il consumo è punibile con un massimo di cinque anni di carcere o una multa fino a 50 milioni di won (circa 34.939 euro), mentre la vendita è punita con l’ergastolo. Tuttavia, il presidente Yoon Sukyeol vuole inasprire le pene contro chiunque sia coinvolto nel consumo o nel traffico di sostanze stupefacenti.

Una delle proposte più controverse è stata perseguire anche chi rientra nel Paese dopo aver consumato legalmente cannabis all’estero. Questa mossa ha generato reazioni contrastanti: alcuni sostengono che la rigorosa politica antidroga sia necessaria per preservare la coesione sociale e proteggere la gioventù; altri ritengono che la legislazione debba valutare la situazione caso per caso.

Oltre a Lee Sunkyun, molti altri personaggi di spicco – tra cui il famoso rapper G-Dragon (pseudonimo di Kwon Jiyong) – hanno dovuto dare spiegazioni alle autorità per sospetto consumo di stupefacenti. Questi eventi sollevano legittime domande sulla reale efficacia delle politiche attuate dal presidente Yoon Sukyeol per contrastare il consumo di droghe nel Paese.

Il presidente sudcoreano, Yoon Sukyeol
Il presidente sudcoreano, Yoon Sukyeol (fonte: Yonhap News Agency)

Jonghyun, Sulli, Goo Hara e Moon Bin: tragedie nel mondo del k-pop

La tragica morte di Lee Sunkyun non è un caso isolato nel mondo del k-entertainment. Nel corso degli anni, diversi personaggi famosi hanno affrontato un simile destino, tra cui Jonghyun, Sulli, Goo Hara e Moon Bin.

Il compositore e membro degli Shinee Kim Jonghyun si è tolto la vita il 18 dicembre 2017, a 27 anni. Aveva lasciato una lettera, poi resa pubblica, in cui rivelava di essere oppresso da solitudine e depressione, nemici silenziosi contro cui combatteva da tempo.

L’attrice ed ex membro del gruppo f(x) Sulli (pseudonimo di Choi Jinri) è scomparsa il 14 ottobre 2019, a 25 anni. I motivi che l’hanno spinta a compiere il gesto estremo sono stati la depressione e il cyberbullismo. Durante le indagini della polizia, infatti, emerse che l’artista aveva chiesto più volte alla sua agenzia di prendere provvedimenti contro i commenti dannosi online. Dopo l’accaduto, sono state avanzate diverse proposte legislative per inasprire le pene contro il cyberbullismo. Una di queste è il Sulli Act, che mira a inasprire le pene contro i commenti negativi online e a introdurre l’obbligo dell’utilizzo dei nomi reali su Internet.

L’attrice ed ex membro del gruppo Kara Goo Hara è deceduta il 24 novembre 2019, a 28 anni. Nel 2018 aveva intentato una causa legale contro l’ex fidanzato, Choi Jongbum, per aver diffuso una sua foto e dei video intimi senza consenso. Nel 2019 l’uomo è stato condannato a un anno e mezzo di carcere e tre anni di libertà vigilata. Questo tragico evento segue un precedente tentativo di suicidio da parte della ragazza, avvenuto alcuni mesi prima.

Il membro del gruppo Astro Moon Bin è scomparso il 19 aprile 2023, a 25 anni. Secondo quanto riportato da colleghi e amici più stretti, Moon Bin stava affrontando un periodo di estremo stress a causa del troppo lavoro e delle pressioni legate alla sua carriera nell’industria musicale.

Sulli all'evento K-Beauty Close-Up di Artistry, il 30 settembre 2015
Sulli all’evento K-Beauty Close-Up di Artistry, il 30 settembre 2015 (fonte: Wikimedia Commons)

Salute mentale e pressione sociale in Corea del Sud

Nel libro Belli da morire, il lato oscuro del k-pop, la giornalista Giulia Pompili scrive: «L’inquietante numero di suicidi legato al mondo del K-pop è in linea con la media nazionale: in Corea del Sud, da anni, la prima causa di morte tra i giovani fino ai ventiquattro anni è il suicidio. Ce ne sono 24,6 ogni centomila abitanti. Anche uomini. La sera del 19 aprile del 2023, il manager di Moonbin, venticinque anni, star della band Astro, va a cercare il ragazzo a casa sua nel quartiere di Gangnam. Lo trova morto nel suo appartamento. Come Jong-hyun, cantante della boyband Shinee, che si tolse la vita nel 2017, e Cha In-ha, ventisette anni, attore in ascesa, trovato morto in casa sua il 3 dicembre del 2019, poco dopo Sulli e Goo Hara, tanto che i giornali sudcoreani titolarono sul fatto che i media stessero dando molto risalto al tema del suicidio, senza che ci fosse un’adeguata prevenzione sulle loro cause. E nemmeno sulle pressioni subite dalle star del K-pop, il bullismo online e perfino le molestie da parte degli ammiratori. Quello del bullismo, in particolare, è un problema endemico della società sudcoreana su cui genitori e studenti s’interrogano, ma che il governo centrale di Seul non ha ancora capito come risolvere.»

Depressione, solitudine e cyberbullismo sembrano essere comuni denominatori in queste tragiche storie. Inoltre, a causa del tabù sulla salute mentale ancora radicato nella società sudcoreana, le persone sono scoraggiate dal cercare aiuto. Le tragedie nel mondo dell’intrattenimento sono un chiaro segnale della necessità di sfatare i pregiudizi sulla salute mentale e offrire sostegno a chi ne ha bisogno.

Il governo sudcoreano e le agenzie di intrattenimento dovrebbero adottare misure concrete per proteggere le celebrità. Inoltre, anche i media dovrebbero essere consapevoli che un’eccessiva enfasi sugli scandali e la mancanza di rispetto per la privacy potrebbero contribuire al deterioramento della salute mentale delle persone coinvolte; solo così si potranno evitare altre simili tragedie.

Matthew Andrea D’Alessio

Sono nato nel 1999 e ho trascorso la mia infanzia leggendo libri e scrivendo storie. Questa passione mi ha spinto a intraprendere gli studi umanistici all’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, dove mi sono laureato in lingue e letterature straniere. Convinto che la conoscenza debba essere alla portata di tutti, collaboro con Libero Pensiero per diffondere l’informazione nel rispetto dell’obiettività giornalistica.

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