Roma, Centro Congressi Frentani, 10 dicembre 2025

Lo scorso 10 gennaio, il Comitato della Società Civile per il No al Referendum Costituzionale ha lanciato dal Centro Congressi Frentani a Roma la propria campagna referendaria contro la riforma costituzionale della giustizia.

Il Comitato, presieduto dal Professor Giovanni Bachelet, figlio di Vittorio Bachelet, è espressione di tante realtà della società civile, tra cui Cgil, Anpi, Acli, Arci, Auser, Libera, Libertà e Giustizia, Legambiente, Rete degli Studenti Medi ed Unione degli Universitari. Nel corso dell’assemblea, aperta dal presidente del Comitato, sono intervenuti i portavoce delle realtà che compongono il comitato, tra cui il segretario generale della CGIL Maurizio Landini e il Presidente nazionale dell’ANPI Gianfranco Pagliarulo. Importante è stato anche l’intervento del costituzionalista Enrico Grosso, presidente di un altro comitato per il No promosso dall’ANM. il Comitato “È giusto dire No”.

Sono intervenute personalità del mondo della cultura, dell’accademia e dell’informazione come Maurizio De Giovanni, Benedetta Tobagi, Tomaso Montanari, Gherardo Colombo, Sigfrido Ranucci e il premio Nobel Giorgio Parisi. Ha preso la parola anche l’avvocato Carlo Guglielmi, portavoce dei 15 cittadini che hanno chiesto l’ulteriore quesito referendario per cui è stata necessaria una raccolta firme che ha avuto un grandissimo successo, raggiungendo le 500.000 sottoscrizioni in appena tre settimane. Questo risultato ha dimostrato l’interesse e la diffusa contrarietà della cittadinanza alla riforma voluta dal governo Meloni e che aveva aperto la strada anche ad un possibile slittamento della data del referendum, scongiurata negli scorsi giorni.

Molto importante è stata inoltre la partecipazione di leader politici di opposizione, che hanno preso la parola in sostegno del Comitato e della sua campagna. Il Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, in rappresentanza di ALI, la lega delle autonomie locali, Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. E ancora, il Partito della Rifondazione Comunista, rappresentato da Gianluca Schiavon, e altre forze politiche minori.

La segretaria del Partito Democratico ha dichiarato che questa riforma: «serve a dire che la legge non è uguale per tutti. Stanno dicendo: “Adesso vi facciamo vedere chi comanda”. Così chi governa vuole avere la giustizia a suo servizio» e che «Questo governo in tre anni ha fatto la riforma sull’autonomia differenziata bocciata dalla Corte costituzionale, ha fatto dei centri inumani, illegali e vuoti in Albania bloccati perfino dalla Corte europea di giustizia e ha fatto l’unico investimento nelle sue manovre, di 13 miliardi (sul ponte sullo Stretto), bocciato dalla Corte dei conti. Allora loro gridano al complotto, ma non è colpa dei giudici se questo governo non sa scrivere le leggi».

Schlein ha assicurato al Comitato la disponibilità del Partito Democratico e ha risposto direttamente al Ministro della Giustizia Carlo Nordio, che in un intervista aveva dichiarato di non capire l’opposizione di Elly Schlein alla riforma perché “converrebbe anche a loro, qualora andassero al Governo“. Risponde Schlein: «Gli rispondo da qui dicendo: no, non vogliamo che ci serva. Noi vinceremo le prossime elezioni e non vogliamo una riforma che ci consenta di controllare noi la magistratura, ma vogliamo essere controllati. Così funziona una democrazia».

Secondo il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte è chiaro che «è il ritorno della casta dei politici, degli intoccabili, di chi vuole avere le mani libere. I cittadini diventeranno tutti di serie B rispetto ai privilegiati della politica, ai colletti bianchi e agli imprenditori amici». Giuseppe Conte ha poi dichiarato che l’intenzione della destra è «scardinare il nostro sistema costituzionale e il principio dell’equilibrio dei poteri, in base al quale la politica sia contrastata giustamente da un sistema di pesi e contrappesi. Ma se hai l’investitura popolare non puoi fare quello che ti aggrada ma devi rispettare i principi dello Stato di diritto».

Ha continuato dicendo che «Anche io, che ho un ruolo in Parlamento, che sono stato presidente del Consiglio, devo rispettare la legge che è uguale per tutti. Anzi, io che sono un politico e ho un incarico pubblico sono investito di una maggiore responsabilità e devo rendere conto dell’operato e del rispetto delle leggi in modo ancora più trasparente».

Oltre che sulla disponibilità di Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, il Comitato potrà contare anche sulla campagna per il No di Alleanza Verdi e Sinistra.

Secondo il segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni è eloquente la conferenza stampa che Giorgia Meloni ha tenuto il 9 gennaio presso l’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera, che è stata «un lungo attacco nei confronti della magistratura, un lungo lavoro di delegittimazione della magistratura. È l’ossessione della destra italiana da trent’anni». Ha continuato Fratoianni «I giudici sono l’ossessione di questa destra e con questa controriforma vogliono portarne a casa lo scalpo. Questa è la verità».

Sulla stessa lunghezza d’onda Angelo Bonelli, portavoce di Europa Verde. Bonelli sostiene che la cittadinanza stia capendo l’inganno che si cela dietro la riforma e che «per questo accelerano, forzano i tempi e provano a far passare come riforma della giustizia quello che in realtà è uno smantellamento sistematico dei controlli democratici».

Anche con l’avvicinarsi della data del Referendum, nelle prossime settimane si terranno decine e centinaia di incontri in tutta Italia per sostenere le ragioni della contrarietà e invitare i cittadini a votare di conseguenza. Il Comitato per il No della società civile sarà fondamentale per sensibilizzare e mobilitare l’opinione pubblica.

Gabriele Bartolini

Gabriele Bartolini
Gabriele Bartolini (Roma, 2003) studia Giurisprudenza alla Sapienza di Roma. È presidente della sezione ANPI di Trastevere e membro del Comitato Provinciale dell’ANPI di Roma. Fa parte del gruppo dell’ANPI Nazionale che lavora sulle giovani generazioni. Cura per Patria Indipendente una inchiesta sul tentativo di riscrittura della Storia tramite le intitolazioni di vie e spazi pubblici a Giorgio Almirante.

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