Fontana e Zaia, è questo il meglio che la Lega ha da offrire all’Italia?
Fonte Immagine: Open.online

Si dice che nelle difficoltà gli italiani siano sempre riusciti a tirare fuori il meglio, almeno questo è quello che dice la storia. Basti pensare agli antichi romani con le Guerre Puniche o, in tempi più recenti, agli italiani nel secondo dopoguerra. Al tempo del Covid-19, invece, la leggendaria tempra italiana è venuta a mancare, sostituita dal menefreghismo e dalle esternazioni imbarazzanti dei governatori delle due Regioni più sviluppate del Paese: Luca Zaia e Attilio Fontana.

Ciò che i due leghisti hanno avuto modo di offrire è stato uno spettacolo imbarazzante di goffaggine e qualunquismo, che è costato diversi milioni di euro alla già zoppa economia italiana, in barba alle aziende e a coloro che spendono denaro per fare pubblicità al proprio territorio.

Il primo, Attilio Fontana, all’inizio dell’emergenza, impacciatamente ha cercato per dieci minuti di indossare una mascherina e l’altro, Luca Zaia, ha arrischiato di provocare un incidente diplomatico con il Paese i cui abitanti rappresentano la spina dorsale economica del Veneto. È davvero questo il meglio che la Lega, il partito di maggioranza relativa secondo i sondaggi e che si candida a governare l’Italia, ha da offrire al Paese?

Una psicosi collettiva

La comparsa del famigerato Covid-19, noto come nuovo coronavirus, è probabilmente l’evento per cui questo infausto 2020 verrà ricordato. Così come verrà consegnata agli annali la reazione psicotica e ipocondriaca del popolo italiano.

Non è ancora certa la sua genesi. In molti sostengono che le particolari condizioni igieniche e le abitudini di alcuni Paesi del Sud Est Asiatico, Cina compresa, abbiano fatto sì che un microrganismo acellulare con caratteristiche parassitarie, presente negli animali, facesse il cosiddetto “salto di specie” arrivando a contagiare il primo essere umano. Il resto è storia. Ma contrariamente a quanto si pensi, le opinioni social, che nessuno chiede, nulla potranno contro il manifestarsi del fenomeno più antico della storia: la lotta per la sopravvivenza.

Una cattiva notizia per i tuttologi italiani che si sono adoperati nell’esprimere il proprio giudizio nei confronti dei cinesi, arrivando addirittura a diffondere bufale come quella del ragazzo che mangia topi vivi. Lo stesso popolo che qualche settimana prima si era immedesimato come maestro d’orchestra si è risvegliato immunologo o virologo e ha sentito il dovere di esprimere il proprio strampalato pre-giudizio nei confronti di un Paese che nell’immaginario comune è sempre stato stereotipato, quasi al pari degli italiani mafiosi e baffoni negli USA, per intenderci.

La mente italiana è stata capace di perdersi in un biccher d’acqua al minimo sentore di un raffreddore, di uno starnuto o di un colpo di tosse. Ma la cosa più grave è che queste reazioni si sono manifestate con episodi di violenza inaudita nei confronti della comunità cinese, senza contare le continue prese d’assalto di supermercati e stazioni, andando contro le predisposizioni governative che hanno invitato gli italiani ad evitare assembramenti e a restare a casa.

Se è vero che il virus è letale, è anche vero che l’ignoranza e la psicosi sanno essere pure peggio, e le responsabilità sono da additare anche a coloro che hanno quotidianamente il ruolo di informare. Sono tanti gli esempi di giornalisti che in barba al codice deontologico hanno sfruttato l’episodio-covid per aumentare i click sul proprio sito. Un campione, utile a far comprendere la portata del fenomeno, è quello dei “sospetti contagi”, cioè persone che non hanno contratto il coronavirus ma che, in base a spifferi di ragguaglio, sono accusati del contrario.

Il coronavirus non è un’influenza banale, come sbandierato da malfidati, ma un virus altamente contagioso e i criteri per contenerne la proliferazione sono i classici consigli dati dai medici, quelli a cui non facciamo più caso. Indicazioni puntualmente disattese dalla massa che, tanto per dare l’esempio, ha preferito andare a sciare durante la quarantena o riversarsi in massa al Sud dove, si sa, la sanità non brilla per efficienza, con il rischio di espandere ulteriormente il contagio e costringendo il Governo a vietare quasi tutti gli spostamenti.

La psicosi collettiva, provocata sia dallo scarso senso civico italico che da un errato bombardamento informativo ha visto il prevalere della parte irrazionale degli italiani, i quali, dando peso all’emotività, si sono fatti prendere dal panico.

Le responsabilità politiche: Zaia e Fontana

Ovviamente, trovandoci in Italia, non potevano mancare le responsabilità politiche in seno all’emergenza e alla psicosi collettiva innescatasi. A prescindere da come stia agendo il Governo, il quale, va detto, sta gestendo una delle crisi più gravi dal dopoguerra ad oggi ciò che un cittadino si aspetterebbe dal politicante di turno è responsabilità, certezza, tenacia e rigore. Tutte caratteristiche che la classe dirigente italiana ha ormai perso da tempo.

Da un certo leader della Lega che ha ben pensato di rilasciare un’intervista diffamatoria al quotidiano El Paìs sulla gestione della crisi da parte del Conte bis, e che il giorno dopo ha postato su Twitter un richiamo all’unità (per non farsi mancare nulla), a un certa deputata che in piena emergenza pensa di tornare al voto a maggio. Dichiarazioni intrise di incoscienza che provocano un certo timore, soprattutto se provengono da chi si candida a governare l’Italia.

E le conseguenze di tali azioni si riversano anche all’esterno del Paese. Dichiarare a tutti che il Governo è incapace di far fronte all’emergenza equivale infatti a scatenare un clima di sfiducia ben peggiore rispetto a quello provocato dai titoli allarmistici dei soliti Libero e Il Giornale, i quali anche in questo frangente non hanno di certo fatto mancare il loro prezioso e totalmente inopportuno supporto. Sono dichiarazioni di un politico, del leader del partito di maggioranza relativa, dunque di un certo peso e che non costano solo provvedimenti nei confronti dei connazionali ma anche privazioni economiche.

Stesso discorso per i “fiori all’occhiello” della Lega: i governatori del Nord. Da un lato c’è Attilio Fontana, Presidente della Regione Lombardia, il quale in diretta social ha goffamente cercato di indossare una mascherina, dichiarandosi in auto-isolamento, dall’altro Luca Zaia, suo omologo del Veneto, che in mondovisione si è lasciato andare a certe esternazioni circa le abitudini alimentari e igieniche dei cinesi.

A queste gaffes si aggiunge l’intramontabile conflitto tra Stato e Regioni sulle disposizioni non solo sanitarie. Una battaglia anche politica, poiché le maggioranze sono diverse e di principio, dato lo scontro tra centralizzazione e decentralizzazione della sanità che ha portato nelle regioni del Nord, e in alcune del Sud, al taglio della sanità pubblica a favore di quella privata. Nel corso di dieci anni, per questa ragione e per tante altre, si sono persi 70mila posti letto e tagliati 37 miliardi. Se in Italia la sanità non è ancora al collasso non è certo merito della politica, bensì della tenacia dei medici e degli infermieri.

L’eccesso di protagonismo, sulla scia di quello del loro leader, ha spinto Zaia e Fontana ad agire senza veli, e soprattutto senza portavoce, facendo fare al Paese figure barbine dal punto di vista comunicativo.

Al giorno d’oggi, però, l’immagine conta più dei dati e proprio per questo le parole di Zaia e la goffaggine di Fontana sono state due azioni molto pericolose per due semplici motivi: il primo, quello più ovvio, è che da un’istituzione ci si aspetta una comunicazione coraggiosa ed equilibrata. Le istituzioni sono chiamate a raccontare la verità in modo rassicurante e con equilibrio, soprattutto emotivo. Il secondo è che si tratta di un’uscita volutamente spettacolare arrivata al culmine delle dichiarazioni di Matteo Salvini, il quale negli stessi giorni alzò il tiro contro Giuseppe Conte. Fontana, per seguire le gesta del suo leader ha inscenato un auto-isolamento ingiustificato, adottando oltretutto una mascherina senza filtro e quindi inutile. Un gesto finto, fatto al solo scopo di attirare l’attenzione, e pericoloso, perché fornisce un’immagine spettacolare a tutto il mondo, destinata a diventare virale e a produrre conseguenze anche economiche.

Lo stesso discorso si potrebbe fare per le considerazioni di Luca Zaia, considerato un leghista moderato, nei confronti della comunità cinese, la stessa che ha organizzato una raccolta fondi per l’Italia o la stessa che ha donato mascherine al nostro Paese. Accusare una popolazione è un cattivo modo di fare pubblicità al territorio. L’Ambasciata cinese ha risposto stizzita e “basita”, costringendo il governatore a presentare delle scuse che hanno avuto il sapore di “non volevo dire questo ma…”.

Fontana e Zaia, i due diamanti della classe dirigente del Carroccio, in un momento di difficoltà si sono lasciati andare a gesti e considerazioni che hanno mandato in fumo i milioni di euro che le stesse Regioni spendono per promuovere i propri prodotti nel mondo, con buona pace delle aziende che da sempre lavorano per aumentare credibilità e mercato. La domanda sorge spontanea: è questo il meglio che il buon governo della Lega ha da offrire?

Donatello D’Andrea

Lascia un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here