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La letteratura americana post 11 settembre: una fuga dall’American dream

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In una raccolta di interviste intitolata Philosophy in a Time of Terror, pubblicata a pochi mesi dall’attentato terroristico alle Twin Towers, il filosofo tedesco  Jürgen Habermas ha avanzato un’ipotesi di paragone tra la tragedia newyorkese e la Prima guerra mondiale considerata spartiacque tra la Belle Èpoque e l’inizio del Novecento, secolo di orrori e contraddizioni.

Oggi non si può parlare di una svolta epocale o di una rivoluzione nella coscienza dell’umanità ma l’attacco ha sicuramente destabilizzato quella società fondata sul consumo e la fede incondizionata nel progresso. Si è trattato di un attentato ai valori indiscussi di una società che vedeva New York e, più in particolare, Manhattan come suo simbolo indiscusso.

La letteratura americana post 11 settembre è il prodotto sociale di un sistema culturale che ha assorbito l’evento storico con tutte le sue implicazioni sociali e politiche. Luca Briasco, specialista in letteratura americana contemporanea ha soffermato la sua attenzione sulla profonda crisi che l’attentato ha scatenato nella rappresentazione degli americani riguardo la propria identità.

Si è realizzato un modello narrativo unico e rassicurante finalizzato alla ricostruzione dell’identità collettiva, fondata a discapito delle libertà individuali e comportando un’omogeneizzazione del panorama culturale. Un modello narrativo, dunque, che è il riflesso di un paese chiuso entro se stesso sordo alla perdita di leadership internazionale.

La nuova letteratura americana appare intima e distesa ed è incentrata sui temi della famiglia e della rievocazione nostalgica dei bei tempi andati frapposti alla vacuità del presente. In particolare, è sentito il tema del “trauma”causato dall’attentato e dal suo superamento  volto alla ripresa della vita quotidiana.

La contrapposizione tra il nuovo e il vecchio modello narrativo è particolarmente sentita, ad esempio, in autori come Don DeLillo che nel suo romanzo The Falling Man del 2007 narra il processo di guarigione e le vicende personali del protagonista Keith e della sua famiglia allargata. In DeLillo non vi è la pretesa di affrontare il tema del trauma collettivo ma preferisce una trattazione intima del disturbo psicologico.

Il tema  della guarigione e del viaggio di formazione è presente, inoltre, in Jonathan Safran Foer nel suo Extremely Loud and Incredibly Close (2005) o, ancora, un altro racconto che simboleggia la letteratura post attentato è The Things They Left Behind (2008) di Stephen King anch’esso incentrato sul tema dominante del trauma e del suo superamento.

La letteratura americana femminile, invece, si distacca dal rifugio nella sfera intima e si muove su un versante più universale adottando una grande profondità di sguardo. Le autrici esplorano i limiti e le menzogne del nuovo sogno americano che cerca di sostituirsi al vecchio modello che vedeva l’America imperante nell’economia e nei valori democratici. In particolare Joyce Carol Oates nel suo Sorella, mio unico amore, prendendo le mosse da una tipica famiglia suburbana americana e raccontandone le ambizioni smodate e la pubblica caduta, riesce a rivelare la marcescenza, la volgarità e la finzione sottesa all’America di Bush meglio di qualunque altro romanzo degli ultimi anni.

Alessia Rosano

 

 

 

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