L’inquinamento ambientale è, da un po’ di anni, un argomento centrale nei discorsi che abbiamo affrontato. La Terra dei fuochi, la vicina Ilva, e infine, le Fonderie Pisano proprio dietro l’angolo, nella città di Salerno.

Le vicende affrontate da uno dei protagonisti delle nostre narrazioni, il Comitato Salute e Vita, contro le Fonderie per cercare di giungere alla chiusura definitiva dello stabilimento, sono state fondamentali per giungere ad una fine che è, forse, vicina.

Uno stabilimento, quello delle Fonderie, che, con le sue attività industriali, si pensa abbia causato diverse morti e l’insorgenza di patologie nei cittadini di tre frazioni salernitane.

#Maipiùfonderie è stato lo slogan che ha accompagnato anni di proteste, rivendicazioni, denunce, querele e campagne di sensibilizzazione. Il mostro delle Fonderie è stato e, purtroppo, è ancora, un incubo per moltissimi cittadini del territorio salernitano. Il sequestro di materiale tossico nel giugno del 2017, il sequestro dello stabilimento e il conseguente dissequestro, l’indifferenza della classe dirigente politica di Regione e Comune, sono state le notizie centrali e da condannare.

Lorenzo Forte, esponente del Comitato Salute e Vita, ricorda che: «Nel dicembre del 2016 avevamo subito la sentenza del Tribunale del Riesame che riapriva le Fonderie, senza nessun tipo di restrizione. Fortunatamente, la giustizia ha trionfato perché il Tribunale, il PM e il Procuratore Capo Lembo hanno fatto ricorso alla suprema Corte di Cassazione. Quest’ultima, il 28 settembre 2017, ha annullato la riapertura della fabbrica stabilita dal Riesame, ritenendo non legittime le motivazioni esplicate da quest’ultimo».

Fonderie Pisano

Infatti, i giudici del Riesame hanno compiuto alcuni sbagli. Prima di tutto, non hanno tenuto in considerazione che l’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) era stata concessa alle Fonderie in base ad una documentazione (del 2012) che riguardava solo un 50% dello stabilimento, e che quindi non si poteva considerare valida. Successivamente, il Riesame ha ben pensato di non tener conto delle migliaia di denunce, segnalazioni e querele fatte dai cittadini alle forze dell’ordine, e verificate anche da queste ultime, ma piuttosto ha ritenuto giusto basarsi su quelle poche segnalazioni che, invece, non erano state controllate e appurate da chi di dovere.

Inoltre, il Riesame «non ha tenuto neanche conto della sentenza del 2015 della Cassazione ma di una precedente ad essa (ovvero del 2011), in base alla quale si sottolineava l’importanza di far rientrare i parametri circa l’inquinamento nella norma, anche se non impostava con precisione questi parametri. Secondo, invece, la sentenza più recente, ovvero quella del 2015, anche se i parametri fossero formalmente rientrati nella norma, si sarebbe dovuto tener conto maggiormente della presenza di un danno alla collettività (causato dalla puzza e dalle polveri emessi dallo stabilimento). Il Riesame non ha considerato quest’ultima sentenza – afferma Forte – e quindi la Cassazione ha annullato la riapertura stabilita dal Riesame e ha rinviato le carte della richiesta di dissequestro. In attesa di questo però, la fabbrica resta aperta».

Le speranze del Comitato e dei cittadini sono forti: a questo punto, in base alle motivazioni date dalla Cassazione, per il Riesame, secondo Forte, sarà difficile ora persistere sulla propria posizione. Ma comunque, la decisione spetta ai giudici.

Intanto, le azioni del Comitato non si fermano: si continua ad insistere sulla dirigenza della Regione Campania affinché assuma, finalmente, una posizione formale circa la questione.

Abbiamo chiesto all’avvocato penalista del Comitato, Fabio Torluccio, dei chiarimenti circa l’ultima iniziativa intrapresa dal Comitato in rappresentanza dei cittadini: «sto verificando se la Regione Campania stia seguendo un iter corretto per il rilascio della nuova valutazione di impatto ambientale (VIA) per le Fonderie Pisano. Quest’ultima, attualmente, ha delle autorizzazioni provvisorie che devono essere rivalutate e nel caso confermate per poter continuare l’esercizio delle attività industriali. In quest’analisi, anche molto tecnica, sono stato supportato dal collega amministrativista La Nocita, ed abbiamo riscontrato che nella procedura di rilascio di queste autorizzazioni, secondo noi, ci sono delle irregolarità. Nei prossimi giorni, oltre il ricorso già depositato al TAR, depositeremo un’altra denuncia perché riteniamo che, essendoci queste violazioni, ci sia una responsabilità da parte del responsabile del procedimento amministrativo in capo alla Regione».

Sia Lorenzo Forte che l’avvocato Torluccio sembrano abbastanza propositivi per quanto riguarda i prossimi sviluppi.

Secondo Forte: «il 2018 sarà sicuramente un anno positivo perché riteniamo che siamo finalmente vicini alla possibilità di ottenere la chiusura dello stabilimento. Auspichiamo per i lavoratori che venga delocalizzato, ma anche su questo ci sono state solamente bugie da parte della famiglia Pisano. Speriamo in un 2018 che inizi e si concluda con la fine dell’incubo delle Fonderie Pisano: un’industria che va a danneggiare la vita e l’ambiente di tre comuni. Anche in questi giorni abbiamo subito la puzza intollerabile, cosa denunciata alle forze dell’ordine, nonostante sia ormai chiaro che quello stabilimento, da un anno e mezzo, non abbia le autorizzazioni per essere aperto. I dirigenti continuano ad ignorare, le forze politiche continuano a non fare il loro dovere, chiudendo lo stabilimento».

Federica Ruggiero

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