La leadership di Luigi Di Maio ha passato diversi stress test, ma quello del Governo con Matteo Salvini potrebbe definire i contorni di un suicidio perfetto. Di suicidi politici chi scrive se ne intende, avendo seguito per molto tempo (ancora oggi, tutto sommato) le attività di una sinistra poi scomparsa dalla scena politica, per cui bisognerà fidarsi.

Luigi Di Maio assetato di potere

Le mosse che hanno portato al suicidio di Luigi Di Maio sono state veloci e si sono susseguite una dietro l’altra. Il risultato elettorale, certamente importante, ha lasciato sì che si offuscasse la vista del giovane leader di Pomigliano d’Arco. In pochi istanti si è fiondato sul bottino, chiarendo sin da subito che erano i vincitori e che con loro bisognava discutere per formare il Governo. Le risposte? Due di picche da parte di tutti, con buona pace di Luigi Di Maio, che cominciò a tornare indietro sui suoi passi: prima la proposta di collaborazione attraverso un contratto di governo alla tedesca, poi la richiesta di incontrarsi con la Lega Nord, ma senza Silvio Berlusconi e poi, dopo il niet di Salvini, l’incredibile proposta al Partito Democratico, ma senza Matteo Renzi. Non si capisce dall’alto di quale posizione politica, Luigi Di Maio, abbia voluto porre queste richieste, perché di fatto non aveva, da solo, i numeri per governare.

La paura di tornare al voto, oppure di ritrovarsi in una situazione di governo tecnico, l’ha poi portato a dover continuare sulla sua linea: o governo o governo. Per quale motivo? La sua oscillazione tra Lega e PD, ondivaga e senza alcuna logica, ha creato non pochi malumori nel Movimento 5 Stelle e la gestione della crisi ha destato in molti tanti piccoli dubbi (ci voleva tanto?). Un ritorno al voto avrebbe potuto significare il cambio di leadership, cioè salutare Luigi Di Maio e accogliere un condottiero agguerrito: Alessandro Di Battista.

Una gestione della crisi sconvolgente

L’idea di mettersi con Matteo Salvini in via ufficiale ha determinato il suicidio politico di Luigi Di Maio. Innanzitutto una teoria molto semplice: l’esperienza politica conta, checché se ne dica in giro. Matteo Salvini, al quale va tutto il personale disprezzo, è uno che la politica l’ha fatta, ci è cresciuto da ragazzino, insomma, sa muoversi. Luigi Di Maio no, ha l’esperienza politica di un carciofo venduto al mercato la domenica e, infatti, la gestione della crisi del Governo ha dimostrato palesemente tutto questo.

Innanzitutto ha cambiato idea nel giro di tre giorni: ha prima dichiarato che la nomina dei Ministri del Governo era cosa del Presidente della Repubblica, ha poi dichiarato di voler mettere Mattarella in stato di accusa in Parlamento, infine è tornato sui suoi passi dicendo di voler tornare a collaborare con il Presidente.

Sullimpeachment chi è che non lo seguiva? Tutti, ma soprattutto Matteo Salvini, il quale, più furbo dei furbi, ha criticato la finanza, i mercati, la Merkel, ma senza dure parole contro Mattarella. La solitudine di Luigi Di Maio, su questo tema, ha fatto ridere tutti, provocando anche una leggera tristezza per una persona che, tutto sommato, ha proprio l’esperienza politica di un carciofo venduto al mercato la domenica.

Una settimana dall’abbraccio a Salvini e il M5S sparisce

L’idea di unirsi in matrimonio con Matteo Salvini ha portato il Movimento 5 Stelle ad una posizione politica di governo di minoranza. In che senso? Nel senso che, Luigi Di Maio, dal voler diventare Primo Ministro ha scelto il suicidio dando al collega vice primo ministro uno degli incarichi più importanti del Governo: il Ministero dell’Interno. Pensava, forse, che mettendo un Presidente del Consiglio maggiormente grillino avrebbe avuto maggiore spazio. Niente di più sbagliato essendo che, Conte, è un Presidente molto debole e non autonomo.

Salvini, nel giro di una settimana, ha divorato sia il leader pentastellato, che il povero indifeso Conte, diventando il gestore della maggioranza, quello che decide per tutti. Insomma, il vero Presidente del Consiglio si chiama Matteo Salvini. La tematica principale che fa sedere in panchina Luigi Di Maio è proprio l’immigrazione, un tema etico sul quale il Movimento ha sempre destato insicurezza e non ha mai preso posizioni ufficiali, ma soltanto ufficiose. Nel Movimento qalcuno la pensava come Salvini e qualcun altro, invece, era più su posizioni di No Border. Su questo i grillini stanno subendo pesantemente il decisionismo e la mediaticità di Salvini, il quale sta crescendo nei sondaggi e non aspetta che un ulteriore aumento per decretare la fine del Governo, magari trovando la scusa per ammazzare definitivamente i partner attuali.

Dal Sud al No Tav, all’ecologismo, Luigi Di Maio ha sacrificato tutto

Per andare al governo Luigi Di Maio ha dichiarato la fine del Movimento 5 Stelle e la sua prossima débacle è vicina. Nel contratto di Governo sono state sacrificate tante tematiche, come il No Tav e l’ecologismo, cose sulle quali i grillini hanno sempre puntato. In effetti, la pillola è molto più grande di quella che pensavano, dato che, il tema dei migranti è una questione globale molto più dirompente delle loro e sulla quale c’è una grande divisione politica.

Il tentativo di uscire dal buco dell’ozono

Luigi Di Maio tenta un colpo di reni, per rivedere la sua posizione che viene schiacciata da Salvini, lanciando il Decreto Dignità, nel quale annuncia 4 assi su cui lavorare, dall’eliminazione dello spesometro e studi di settore, alla disincentivazione delle delocalizzazioni, al blocco della ludopatia e ripudio della precarietà. Bisogna capire in che cosa consiste questo annuncio, ma di certo Luigi Di Maio non sa che spesometro, redditometro e studi di settore sono stati già aboliti. 

Il dirsi né di destra, né di sinistra sta portando il Movimento nel baratro, perché su questioni di tale importanza storica le posizioni non possono nasondersi dato che la maggioranza del governo è schiacciata sulla destra. Perché Salvini è di destra, lo sa questo Luigi Di Maio? E quando si va alle elezioni, come alle comunali di qualche giorno fa, la gente sceglie la vera destra e quando si dovrà scegliere alle politiche le persone non voteranno per Luigi Di Maio, ma sceglieranno Matteo Salvini.

Luca Mullanu

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Lavoratore nel settore del turismo, appassionato di politica sin dalla nascita. Fondatore e ideatore di Libero Pensiero online insieme ad Emanuele Tanzilli. Da ragazzo, come tantissimi altri, avvertiva il peso delle ingiustizie della società: voleva cambiare il mondo e ha cominciato ad impegnarsi durante i primi anni di Liceo. Cuore a sinistra, contribuisce alla crescita della FGCI, di cui era anche Segretario Provinciale di Napoli. Attualmente senza casa politica, come tanti e tante di sinistra che non si riconoscono più in nessun soggetto organizzato. Un libero pensatore: scrive praticamente da sempre. Ha sempre odiato le ingiustizie, non ama i dogmi. Per minacce o complimenti potete contattarlo all'indirizzo mail: lucamullanu@gmail.com

13 COMMENTI

    • Grazie mille, ma per quanto mi riguarda ho già ampiamente dato. Mi limito a commentare e, eventualmente, suggerire delle tracce nel mio piccolo.

  1. Lo sa, lo sa che Salvini è di destra. Ho la convinzione che un disegno fuori dall’Italia abbia individuato i due per una neofascistizzazione dell’Italia.

    • Non andrei così lontano, ma siamo tutti ben convinti del fatto che Di Maio sappia quando sia di destra Matteo Salvini

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