Il Contratto Lega-M5S spalanca le porte al razzismo

Il contratto di governo tra Lega e M5S rappresenta un manifesto programmatico frutto dell’unione di poli contrapposti. Un patto che, tra gli altri punti, disciplina anche il fenomeno dell’immigrazione, cavallo di battaglia di uno dei due partiti autori del contratto, coltivando il terreno per una nuova stagione di razzismo e xenofobia.

Indubbiamente, voce in capitolo preponderante sul tema dell’immigrazione nel contratto Lega-M5S l’ha avuta Salvini e ciò traspare fin dalle prime battute su clandestini, rifugiati politici, centri d’accoglienza, moschee e associazioni islamiche.

Il contratto Lega-M5S introduce la questione definendo in primis i flussi migratori «insostenibili per l’Italia»; quindi, con una vena di patriottismo misto a nazionalismo, procede con la volontà di superare il Regolamento di Dublino e questo è l’unico dato tecnico presente nel contratto. Questo punto di partenza dà adito ad una serie di proposte drastiche, del resto già preannunciate in campagna elettorale, che con tutta probabilità rappresenteranno il primo caso di promesse elettorali mantenute. Ma procediamo per gradi.

Immigrati föra da i ball

Innanzitutto è prevista la collaborazione con l’UE per una spartizione dei migranti, «un ricollocamento in base a parametri oggettivi e quantificabili»; ma quali siano questi parametri, per chi è fuori dall’establishment, resta ancora un mistero. Oltre al fatto che si allude ai migranti come se fossero pedine da disporre su una tavola da gioco. 

Pedine da disporre a proprio piacimento in qualche Paese europeo (o preferibilmente non europeo), ma anche pedine da cui ci si aspetta uno sgarro per rispedirle a casa. Infatti, se un italiano commette un reato viene sottoposto a regolare processo, se un richiedente asilo o un immigrato commette reato è previsto un daspo categorico che comporta l’immediata espulsione dall’Italia, un espatrio diretto. Ciò significa che la legge non è uguale per tutti, che il colore della pelle conta più di una scritta obsoleta nelle aule dei Tribunali, che il “Prima gli italiani” significa togliere diritti ai migranti e nient’altro.

L’amplificazione della pena per l’immigrato equivale ad uno squilibrio di giustizia: l’atto criminale non è reato in quanto tale, ma dipende da chi lo commette. Del resto, come ha affermato di recente Roberto Saviano in un tweet, «Sapete quali sono le uniche riforme che questo governo potrà fare? Quelle che sottraggono diritti ».

Una scomoda accoglienza

In sintonia con quanto esposto non poteva mancare uno sguardo severo ai centri d’accoglienza: ovviamente uno Stato che ha l’obiettivo di espellere lo straniero non può curarsi dei centri d’accoglienza, finanziarli, controllarli. No. Salvini ha preannunciato un taglio di 5 miliardi per tali centri e l’accoglienza diventa sempre più un sacrificio per chi la compie che non un dovere pubblico. Il taglio alle cooperative è stato giustificato con le infiltrazioni mafiose e con le speculazioni, sebbene paradossalmente solo 8 righe siano dedicate nel contratto Lega-M5S allo sradicamento della mafia e della camorra, mentre ben tre pagine sono riservate all’immigrazione.

Altro periodo dal contenuto opinabile riguarda la valutazione dell’ammissibilità della domanda di protezione internazionale che «deve avvenire nei Paesi di origine, col supporto delle Agenzie europee, in strutture che garantiscono la piena tutela dei diritti umani». 

Quanto alla tutela dei diritti umani, se esistesse tale garanzia nei Paesi d’origine sarebbe inverosimile che i migranti accettino di rischiare la vita in mare su un gommone sovraffollato. Quanto alle missioni di pace, sappiamo tutti in cosa consistono e di sicuro non si tratta di “mettere pace”.

Verso un nuovo razzismo di Stato?

Poi arriva la parte più intricata, quella in cui il contratto Lega-M5S asserisce che «ogni Regione dovrà munirsi di sedi in cui ospitare i migranti in attesa di rimpatrio». No, non stiamo parlando di ebrei, non siamo nemmeno nel 1933 ma nel 2018, nella cosiddetta Terza Repubblica.

Il tempo massimo di permanenza in queste sedi sarà di 18 mesi, dopodiché tutti a casa. Ci sono però dei costi: quindi ecco nascere Fondo Rimpatri. Eliminando i centri d’accoglienza, i fondi che lo Stato devolverà confluiranno nel Fondo Rimpatri per il viaggio di oltre 500 mila immigrati in direzione Africa. Sorge spontanea una domanda innocente: questo fondo sarà al riparo da infiltrazioni mafiose?

Infine, dal momento che la maggior parte degli immigrati sono musulmani, il contratto Lega-M5S va ad occuparsi dei loro luoghi di culto, attraverso la chiusura di moschee e associazioni islamiche per scongiurare il terrorismo di matrice islamista. Salvini e Di Maio vedono le moschee come luoghi d’incubazione del terrorismo, luoghi d’odio e violenza, proprio loro che hanno fatto dell’odio e dell’intolleranza uno stile di vita, anzi di Governo.

Quali sono le conseguenze che derivano dal contratto?

Le conseguenze appaiono scontate. Ci saranno rivolte e proteste degli offesi, ovvero degli immigrati, come del resto sta già avvenendo in Calabra e in Sicilia, in seguito all’omicidio di Sacko Soumayla. Si tratta perlopiù di immigrati che vengono sfruttati per lavorare nei campi a 2-3 euro l’ora e che si devono sentir dire dal Ministro dell’Interno che per loro «La pacchia è finita». Rivolte che proseguiranno nei prossimi giorni non tanto per il contratto di governo, che indubbiamente poteva essere formulato meglio, bensì per la poca morbidezza delle parole dei leghisti, del silenzio complice dei pentastellati, che puntano il dito contro i più deboli e (siccome la politica ha la responsabilità di dare l’esempio) legittimano tutti a puntare il dito.

Le offese di Salvini e questa politica di intolleranza comportano un rafforzamento della sottocultura razzista, oltre che un inasprimento perfino dei capi politici dei Paesi africani, com’è accaduto nel caso del Ministro degli Esteri tunisino il quale ha dichiarato il suo «profondo stupore» per le parole pronunciate da Salvini in Sicilia.

In seguito all’omicidio di Soumayla i cortei si sono mossi al suon di «Salvini razzista» e «Tocca uno e tocchi tutti». Legittimamente, perché l’unica conseguenza di queste riforme è il razzismo, altro che collaborazione con i Paesi d’origine. Del resto, Salvini di manifestazioni contro il suo razzismo ne sa qualcosa.

Si discrimina il diverso perché fa paura, si aizza l’opinione pubblica per sviare il problema. Soprattutto al Sud migranti e italiani sono sfruttati allo stesso modo e più che procrastinare una guerra tra poveri si dovrebbe mirare ad unire gli oppressi per combattere il nemico comune, che si chiama mafia (nigeriana e italiana), corruzione, ignoranza, speculazione, affarismo, crimine.

Gli oppressori non sono gli immigrati: se vogliamo continuare a illuderci che gli immigrati siano i responsabili dei nostri problemi non dobbiamo neppure stupirci se le ingiustizie e le sopraffazioni continueranno a regnare sovrane da qui all’eternità.

Melissa Bonafiglia

Melissa Bonafiglia
Attivista. Antifascista. Studentessa di giurisprudenza. Presidentessa dell'Associazione "Omnia". Credo che l'attivismo socio-politico, in specie l'interesse verso questioni collettive, sia l'unico modo per ricercare la giustizia laddove regnano soprusi, sia anche uno dei tanti modi per onorare la libertà: la lotta per ciò è continua e inarrestabile.

1 commento

  1. Un commento talmente buonista da far venire la nausea. Maa chi ha scritto l’articolo gli Italiani interessano? Sembra di no, vengono dopo gli immigrati. Egregia articolisdta chi è che ha assassinato la ragazza di 14 anni in Germani per violentarla? Caso strano un rifugiato iracheno, rifugiato? Pena di morte per gente comelui. E lei ne vuole ancora in Italia?

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