Mattozzi Pizza: https://www.ristorantemattozzi.it/it/storia
Mattozzi Pizza: https://www.ristorantemattozzi.it/it/storia

La Pizzeria Mattozzi di Napoli vanta 150 anni di attività e si pone come uno dei primi fondamenti dell’antica tradizione culinaria partenopea. Sono davvero poche le famiglie che riescono a mantenere viva, integra e prolifica un’attività che ha attraversato l’800 e il 900, che è quindi nata in condizioni e contesti sociali del tutto diversi da quelli attuali e che, nonostante questo, hanno ancora molto da dire e da insegnare alle nuove generazioni.
Non è di certo un mistero il fatto che a Napoli la pizza è una cosa seria e tutto ciò è possibile solo grazie a coloro che hanno trasformato il loro lavoro in una nuova forma d’arte.

Nel 1833 i Mattozzi fondarono la Pizzeria Ristorante di Largo Carità (ndr Piazza Salvo D’Acquisto); oggi, con Paolo Surace, siamo alla quarta generazione di pizzaioli.
Il locale nacque sotto il nome di “Le stanze di Piazza Carità” per mano di Antonio La Vecchia in quella piazza che è cuore del centro storico, a ridosso della Pignasecca, dei Quartieri Spagnoli e all’inizio del rione Carità, sviluppatosi sin dalla realizzazione di via Toledo e rivoluzionato poi tra gli anni trenta e quaranta del XX secolo secondo i piani di rinascita edilizia del regime fascista e della giunta Lauro.
Era luogo d’élite: punto di incontro di letterati e artisti, divenne presto un crocevia di idee, ingenti personalità, scambi e nutrimento culturale. Il circolo intellettuale che gravava intorno al Gambrinus trovava quindi spazio nel secondo estremo di Via Toledo, creando un luogo vivo e fervente, tassello fondamentale della nostra cultura, che accoglieva a sua volta tutti i turisti, tra i più curiosi e i più affamati di sapere.
Tra i più famosi frequentatori ricordiamo Francesco De Sanctis, uno tra i maggiori critici e storici della letteratura italiana nel XIX secolo, e famoso per l’amore che nutriva per la sua Napoli: «Napoletani» recitò in occasione dei moti del ’48 «siamo fieri di questo nome che abbiamo fatto risonare dovunque alto e rispettato. Vogliamo l’unità, ma non l’unità arida e meccanica che esclude le differenze ed è immobile uniformità. Diventando italiani non abbiamo cessato d’essere napoletani.»

Dopo la generazione dei Mattozzi, nel 1959, il locale venne acquistato da Alfredo Surace, che era stato direttore di sala della Pizzeria Mattozzi di via Marchese Campodisola dal 1930.
Tuffatosi nella nuova impresa con la moglie Concetta Perrone, Alfredo portò con sé anche i due figli, Franco e Lello.
Proprio Lello fonderà nel 1984, insieme ad Antonio Pace, lAssociazione Verace Pizza Napoletana, con cui si prefiggeva, senza scopo di lucro, di tutelare la tradizione della Pizza e diffonderla in tutto il mondo. Un gruppo di pizzaioli napoletani si riunì per confrontarsi sulle tecniche di preparazione della Pizza, così nacque il Disciplinare della Vera Pizza Napoletana, un’insieme di regole condivise dai pizzaioli storici che descrivono il prodotto dalla preparazione del suo impasto alla cottura nel forno. Queste si diffusero in tutta Italia prima, in altri 5 continenti dopo, fino a contare oltre 400 membri aggiunti all’Associazione.
Nel 2017 il grande traguardo: l’arte del pizzaiolo è stato inserito tra i patrimoni Unesco. Il Ristorante Pizzeria Mattozzi ha seguito questa evoluzione dalla sua nascita, grazie a Raffaele Surace, che fondò insieme ad Antonio Pace l’AVPN, coprendone il ruolo di Vicepresidente ancora oggi.
Paolo Surace (figlio e miglior allievo di Lello Surace) continua oggi questa tradizione: preparare la pizza come la storia chiede, rispettando il rigido disciplinare dell’ AVP Napoletana con impasto diretto con farina 00, lievito, sale e acqua, al quale fa seguito la lievitazione per circa 18 ore. Il panetto è steso con la classica tecnica a schiaffi, mentre la cottura (nel forno a legna) richiede novanta secondi per ottenere una pizza cotta su tutta la circonferenza in maniera uniforme. Così Surace riesce a innovare e a promuovere il locale tra i cento ristoranti napoletani più ricchi di storia, proseguendo quindi il lavoro della sua famiglia.

Alessia Sicuro

Laureata in lettere moderne, ha in seguito ha conseguito una laurea magistrale alla facoltà di filologia moderna dell'università Federico II. Ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose: accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire e affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale!

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