Lavoro e centri commerciali:

La provincia di Salerno è diventata, nel corso di un decennio, una capitale degli shopping centre (piccoli o grandi), con ricadute occupazionali ed economiche notevoli. Ma quali condizioni per i lavoratori e quale modello di sviluppo promuovono per il territorio i centri commerciali come “Le Cotoniere”“La Fabbrica”?

Una società in sofferenza e in trasformazione: i centri commerciali sono il futuro?

Il lavoro, appunto. La disperazione e la precarietà fanno l’uomo poco critico e rivendicativo. Non si riesce (e non si può) valutare la qualità della proposta lavorativa offerta, la sua attinenza alle ispirazioni di una vita, il rispetto dei diritti e delle condizioni minime di dignità.

L’importante è che il lavoro ci sia, a qualsiasi costo e condizione. Questo il mantra cantilenato dai governi di Centro-destra e di Centro-sinistra negli ultimi Trent’anni, puntualmente concretizzato nelle azioni di politica economica e nello smantellamento dei diritti dei lavoratori.

Sembra essere proprio questa la logica che sottende al successo del centro commerciale, vero e proprio status symbol del consumismo americano. Stella in eclissi in patria, come dimostrano i dati, ma ancora di grande successo in Italia, e a Salerno. Un territorio, quello salernitano, ancora colpito da una crisi economica che ha lasciato ferite profonde e soggetto ad una pesantissima desertificazione industriale. Basti pensare alla situazione in cui versano le Fonderie Pisano.

Simbolicamente, proprio dalle ceneri degli edifici di un’altra storica realtà industriale di Salerno, le industrie tessili dei cotonifici a Fratte “ex-Mcm”, nasce un centro commerciale, “Le Cotoniere”. Dietro la scelta del nome, una strategia di marketing efficace, che sottolinea le radici del passato e restituisce fiducia nel futuro.

Una narrazione emblematica di come cambiano i tempi, di come si trasforma l’economia, e, involontariamente, di come la condizione dei lavoratori e delle lavoratrici delle grandi cattedrali del consumismo moderno, presenti tratti di disagio e di valore rivendicativo analoghi a quella delle vecchie fabbriche.

Non a caso poche righe fa ci si è avvalsi del termine “cattedrali”, un’altra metafora significativa. I centri commerciali sono ormai cattedrali non tanto per la supposta sacralità di questi luoghi, ma piuttosto perché anche qui si respira aria di antico, e quindi di passaggio: la new economy, il volume del commercio on-line che continua a crescere (basti pensare al successo di Amazon), la diversificazione e la responsabilizzazione del consumo, fanno presagire ad una fine eminente per i centri commerciali come li conosciamo, un mito che pareva finora inossidabile. Quello che si spaccia per futuro è in realtà un presente che presto si farà, a sua volta, passato.

Lavoro e centri commerciali: "La Fabbrica" di ieri e di oggi
Ph. Seph Lawless

La Salerno dei grandi centri commerciali

Salerno, invece, non pare indirizzata a seguire le trasformazioni di quel futuro. Proliferano infatti Centri Commerciali di ogni genere: in un’area che non arriva ai 5.000 Km², e che conta poco più di un milione di abitanti, sono presenti 11 grandi centri commerciali e innumerevoli realtà più piccole, ma più o meno corrispondenti a questa descrizione: “media o grande struttura di vendita nella quale più esercizi commerciali sono inseriti in una struttura a destinazione specifica e usufruiscono di infrastrutture comuni e spazi di servizio gestiti unitariamente” direttamente dal D.Lgs. 31 marzo 1998 n.114 che disciplina la materia del commercio. Una densità assolutamente rilevante.

Concentriamoci sull’ultima, ennesima ed imminente apertura, per fare un esempio, ancora una volta, emblematico: si tratta del centro commerciale “La Fabbrica”, la cui inaugurazione è prevista alla fine di questo mese di Aprile. Il nuovo complesso (“Centro Polifunzionale”) coprirà un’area di ben 100.000 mq alle porte di Salerno, e ospiterà più di sessanta attività commerciali e di intrattenimento. Proprio come “Le Cotoniere”, anche “La Fabbrica” nasce da un ex complesso industriale, la Medsolar, un’azienda produttrice di pannelli fotovoltaici, fondata solo nel 2010 e benedetta dall’allora sindaco De Luca in persona, ma presto in crisi, e dal 2013 ha destinato alla cassa integrazione i suoi oltre 250 operai.

Lavoro e centri commerciali: "La Fabbrica" di ieri e di oggi

Ma la vera linea di continuità tra i due grandi centri commerciali, sorti di recente nell’area di Fratte a Salerno, è l’imprenditore che ha finanziato la loro realizzazione: si tratta di Gianni Lettieri, candidato sindaco a Napoli per il centro-destra e proprietario di entrambe le fabbriche poi convertite, in accordo con le istituzioni comunali ma non con i sindacati e i lavoratori, in aree commerciali. Lo stesso Gianni Lettieri indagato per false fatturazioni della società Aitech per un valore di 350.000 €.

Un uomo potente e controverso, dunque, che sta concentrando nelle sue mani il cuore del grande commercio salernitano, a discapito delle economie locali dei piccoli esercizi e negozi, colpiti dalla concorrenza insostenibile dei centri commerciali. Questo potrebbe essere già di per sé un elemento sufficientemente preoccupante. Tuttavia la nostra riflessione, che non vuole essere economicamente né pauperista né anti-progressista, è bene chiarirlo, non può fermarsi qui.

Lavoro. Ma quale lavoro?

Lavoro e centri commerciali: "La Fabbrica" di ieri e di oggi

“La Fabbrica” porterà a Salerno circa 700 posti di lavoro, oltre ad attività commerciali e di svago di sicuro interesse e qualità. Ma a quale costo?

Si è innanzitutto persa la Medsolar, abbandonando, con frettolosità e disinteresse, i lavoratori di un’azienda ad alto contenuto tecnologico, strategica e di grande valore per Salerno, la città universitaria che dovrebbe prefiggersi lo scopo di attrarre (o almeno “trattenere”) intelligenze e lavoro qualificato.

Invece la tipologia di lavoro e il modello di sviluppo che si è, ancora una volta, scelto di sostenere è quello del lavoro precario e sottopagato, con condizioni purtroppo ben note e tipiche anche (e soprattutto) delle grandi catene di distribuzione e del centro commerciale: turni massacranti per un totale di ore che supera in taluni casi le 40 settimanali, per salari che partono dai 300-400 € e, solo nei casi delle realtà imprenditoriali più avanzate e positive, raggiungono a malapena i 900-1000 €. In media, meno della retribuzione di un operaio non specializzato. Il tutto nel contesto di contratti atipici, a grande discrezionalità delle aziende, e a presenza sindacale pressoché nulla. Un contesto nel quale gli abusi e i soprusi sono molto diffusi.

Questa è la qualità del lavoro e dell’occupazione a cui bisogna rassegnarsi per il nostro territorio? Posti di lavoro che restituiscono meno garanzie, meno diritti e meno guadagni rispetto al tramontato mondo industriale. E per di più, nella scarsità di prospettive diverse dell’espatrio (o al massimo dell’emigrazione interna) per vedere realizzate le potenzialità del proprio profilo lavorativo.

“La Fabbrica” di ieri e di oggi

Lavoro e centri commerciali: "La Fabbrica" di ieri e di oggi
“Animals” Pink Floyd

La fabbrica di ieri e “La fabbrica” di oggi sono uguali. Il legame che unisce le rivendicazioni dell’ex mondo industriale e operaio con quelle del “nuovo proletariato” di giovani e giovanissimi, che cominciano (e continuano) la propria esperienza lavorativa presso i negozi dei centri commerciali, è strettissimo ed evidente: orari e condizioni di lavoro, salario, tempo libero, redistribuzione della ricchezza, riconoscimento del valore del proprio lavoro. Rivendicazioni di sostanza e di qualità, simili e vicine.

Se solo la classe lavoratrice potesse avere la stessa forza e compattezza di allora, per tornare a rivestire lo stesso ruolo nella società come fu in un passato glorioso, vicino e lontano allo stesso tempo, come quello delle lotte operaie della seconda metà del secolo scorso, il falso progresso dell’economia a trazione centro commerciale non avrebbe speranze. Ed anche il brand a sfondo storico e operaio de “Le Cotoniere”, all’insegna della continuità, sarebbe più realistico e calzante.

Luigi Iannone

Luigi Iannone
Classe '93, salernitano, cittadino del mondo. Laureato in "Scienze Politiche e Relazioni Internazionali" e "Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica". Ateo, idealista e comunista convinto, da quando riesca a ricordare. Appassionato di politica e attualità, culture straniere, gastronomia, cinema, videogames, serie TV e musica. Curioso fino al midollo e quindi, naturalmente, tuttologo prestato alla scrittura.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui