Caravaggio, Napoli, mostra

Dalla biografia particolare e controversa, Caravaggio è tra i più importanti pittori italiani e maestro del barocco europeo. Napoli, tappa fondamentale per la vita dell’iconico artista, ha deciso di dedicargli una mostra, Caravaggio Napoli. L’esposizione si propone di ricostruire in maniera coerente l’incontro dell’artista con Napoli e sarà visitabile fino al prossimo 14 luglio.

Oltre ai dipinti esposti del maestro (tutti frutto del suo soggiorno a Napoli), sono presenti infatti altri 22 quadri di artisti napoletani che da Caravaggio furono influenzati; lo scopo della mostra quindi è quello di approfondire il suo periodo napoletano e al tempo stesso testimoniare l’importante eredità da lui lasciata nella città partenopea.

Se si pensa che per Caravaggio Napoli fu solo il rifugio, dopo una burrascosa fuga da Roma, appare ancora più straordinario il legame che invece l’artista strinse con il territorio. Un legame bidirezionale: forte fu l’impatto dell’artista sulla città così come lo fu quello di Napoli sul percorso biografico di Michelangelo Merisi.

Tra le opere esposte nella mostra “Caravaggio Napoli” interessante è senza dubbio la messa a confronto delle due magnifiche “Flagellazioni”: la prima conservata a Capodimonte, ma proveniente dalla Chiesa di San Domenico Maggiore, e la seconda presa in prestito dal Musée des beaux arts di Rouen. Le due opere sono state eseguite quasi in contemporanea, quella di Capodimonte nel 1607 e l’altra tra il 1607 e il 1608.

Tra gli altri cinque dipinti esposti vi sono innanzitutto due opere che attualmente sono conservate stabilmente a Napoli: il “Martirio di Sant’Orsola” da Palazzo Zevallos Stigliano e il capolavoro “Le Sette Opere di Misericordia”.

Quest’ultima è probabilmente l’opera più “napoletana” di Caravaggio, un vero e proprio “fotogramma” di vita reale. Il lavoro in qualche modo esprime l’essenza di Napoli, la città dagli insanabili contrasti sociali e miseria, dove la misericordia si mostra verso i bisognosi. Questo lavoro fu realizzato per l’istituito della Congregazione del Pio Monte.

Caravaggio decide di rappresentare tutte e sette le opere della misericordia:

  • Dar da mangiare agli affamati.
  • Dar da bere agli assetati.
  • Vestire gli ignudi.
  • Dare rifugio ai pellegrini.
  • Visitare i malati.
  • Visitare i carcerati.
  • Seppellire i defunti.

Questa scelta stilistica ad una prima occhiata fa forse sembrare la scena un po’ confusa. Ciò che tuttavia è importante sottolineare è la verità che esprime l’opera. Prendendo come esempio la Madonna con il bambino, la donna sembra affacciarsi su di un vicolo napoletano, e Caravaggio non la ingloba in un’aurea di santità, ma piuttosto la dipinge come una donna del popolo, reale, dalla bellezza autentica.

Gli altri tre dipinti esposti sono presi in prestito:

  • Salomé con la testa di Battista” (dalla National Gallery di Londra”);
  •  l’altra “Salomé con la testa di Battista” (Palacio Real di Madrid);
  •  il “San Giovanni Battista” (Galleria Borghese di Roma).

Le vicende biografiche dell’artista sono fondamentali per capirne poi l’opera. Va sottolineato innanzitutto che prima del ritrovamento dell’atto di battesimo di Michelangelo Merisi, si credeva che il pittore fosse nato nel paese bergamasco di Caravaggio, nel 1573. Da qui l’appellativo “Caravaggio”.

Sembra essere ormai certo, però, che Caravaggio nacque a Milano, forse proprio il 29 Settembre (giorno dedicato a San Michele Arcangelo, da cui deriverebbe il nome Michelangelo).

Fin da bambino, l’artista ha dovuto fare i conti con la morte: la peste uccide il padre, il nonno e lo zio. La sua carriera inizia nella bottega del pittore Simone Peterzano a 13 anni.

Fondamentale sarà il periodo trascorso a Roma, dove egli si trasferisce nel 1592. Qui frequenta osterie e bettole, passando le sue notti in compagnia di prostitute e giocatori d’azzardo. Questo avrà forte impatto sui suoi lavori, egli rappresenterà il realismo di questi ambienti reietti catturando per sempre l’essenza dell’umanità povera.

Importante sarà l’attenzione per il realismo, portando questa tendenza quasi all’esasperazione. Ad esempio nell’opera “La Morte della Vergine” egli sceglie una prostituta come sua modella.

Ancora nei suoi lavori va sottolineata l’attenzione quasi maniacale che dedica a luci e ombre: questo effetto lo otteneva collocando con attenzione lampade e candele, andando a ricreare concretamente una sorta di “scenografia”, dove poi posavano i modelli.

La sua vita cambia quando uccide Ranuccio Tommasoni in una rissa, scoppiata probabilmente per un litigio dopo una partita di Pallacorda. Questo costringe Caravaggio a scappare da Roma.

Le sue opere rispecchiano il suo stato d’animo inquieto e ansioso. La paura di essere giustiziato lo porta a ritrarre continuamente scene di decapitazione (vedi “Decollazione di San Giovanni Battista”). Ma sarà proprio la fuga a portare l’artista a cercare rifugio a Napoli. Il periodo napoletano è fortemente propizio per l’artista, gli procurò fama internazionale e tant’è che le sue opere arrivarono nel cuore dell’Europa. A Napoli Caravaggio riceve molteplici commissioni, conosce persone, stringe legami, provando a rifarsi una vita, sempre con la speranza di poter un giorno ritornare a Roma. Arriva a Napoli nell’ottobre del 1606, vi rimane sei mesi perché nel 1607 s’imbarca per Malta. Rientra a Napoli nuovamente nell’autunno del 1609, attendendo di ricevere la grazia di poter rientrare a Roma. Cosa che avviene nel luglio del 1610, lui si imbarca però muore tragicamente a Porto Ercole nel viaggio di ritorno.

La mostra rappresenta, quindi, un momento fondamentale per ragionare sull’esistenza dell’artista, in particolare sugli anni passati a Napoli allo scopo di sottolineare le sue ricadute sulla pittura del contesto artistico locale.

Vanessa Vaia

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