
Roma, 4 ottobre 2025 – Una delle più grandi e partecipate manifestazioni della storia della Repubblica. Una folla oceanica ha invaso e, in poco, congestionato le vie della città.
Il percorso è stato evidentemente incapace di contenere una partecipazione simile: mentre la coda del corteo partiva da Porta San Paolo, la testa aveva già raggiunto e riempito piazza San Giovanni, luogo di conclusione del corteo. Tra le due piazze, per ore e ore, una marea di manifestanti ha atteso di entrare nella stracolma piazza San Giovanni.
Approvato il cd. “piano di pace per Gaza”, con cui gli Stati Uniti e i loro alleati rendono i territori palestinesi un proprio protettorato, indubbiamente si chiude una fase e se ne apre un’altra. Ricorderemo allora la manifestazione di sabato 4 ottobre come l’evento di chiusura di questa prima fase di rinnovata e ritrovata partecipazione. Una straordinaria primavera civile che ha preso la forma di uno spontaneo e popolare movimento di protesta, che ci si augura continui la propria mobilitazione.
Negli ultimi due anni (e soprattutto negli ultimi mesi) le iniziative pubbliche di condanna del genocidio e di sostegno e vicinanza alla popolazione civile palestinese sono state sostanzialmente quotidiane. E mai nessuna è fallita, né in termini di partecipazione né di entusiasmo dei partecipanti. Come se forse, dopo anni di torpore, fossimo finalmente giunti a quella che Concetto Marchesi in Assemblea Costituente, relazionando sugli articoli riguardanti cultura e istruzione, definiva la “leva delle intelligenze” – e cioè l’impegno, lo studio, la partecipazione – contrapponendola alla leva militare.
Questi mesi di mobilitazione hanno riavvicinato all’impegno sociale persone disilluse e in auto-confino dalla Politica; e hanno al contempo permesso a tante e tanti di avvicinarvisi, invece, per la prima volta. Sebbene assolutamente trasversale è stata infatti una protesta a trazione giovanile, in cui le ragazze e i ragazzi hanno trovato un terreno fertile, coltivato e annaffiato da decenni di impegno per la Palestina e i palestinesi.
Una protesta guidata dai giovani ma possibile solo grazie al lavoro svolto negli anni prima di loro: un successo intergenerazionale.
Nonostante la rabbia che ha portato in piazza i manifestanti, nonostante slogan usati a sproposito, cartelloni vergognosi e tentativi di infiltrazione di soggetti che nulla avevano a che fare con la manifestazione, il tutto si è svolto in un clima non solo iper-pacifico, ma persino gioioso. Nella gioia di vedere che, come disse Piero Calamandrei nel suo primo intervento pubblico dopo la Liberazione di Firenze, “l’Italia ha ancora qualcosa di dire”.
Un Italia rappresentata da un milione di persone in piazza insieme per ragioni di solidarietà verso un popolo, il cui schiaffo sentiamo sulla nostra guancia.
Gabriele Bartolini
















































