Inizio di settimana difficile per le Borse europee, che hanno chiuso tutte in ribasso o intorno alla parità. La più pesante è Piazza Affari, con il MIB che perde l’1,04%, mentre Parigi chiude a -0,29% e Londra e Francoforte sono impercettibili con, rispettivamente, -0,04% e +0,09%. A rendere incerto il lunedì sono in generale i comparti dell’energia e delle banche. I petroliferi soffrono il recente calo delle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati (leggi qui), con il Brent che ha toccato i minimi dal 2012 a 96,21 dollari al barile: Eni risulta il titolo più colpito. I bancari, invece, restano guardinghi in attesa delle prossime mosse della Federal Reserve, il cui consiglio si riunirà dopodomani, 17 settembre: giù MPS e Banco Popolare. Qualche ombra si paventa anche in vista del referendum indipendentista della Scozia, previsto per il 18 settembre, che secondo alcuni analisti potrebbe finire per indebolire l’area-euro, mentre continuano accorati gli appelli da parte del premier britannico Cameron e persino dalla regina Elisabetta per un voto contrario alla scissione.

I principali dati macro attesi per oggi hanno fornito indicazioni contrastanti: buone nuove dall’America, dove l’indice manufatturiero delle imprese della East Coast è salito più del previsto, mentre in Cina la produzione industriale ha registrato una frenata al +6,9% ad Agosto, contro il +9% di Luglio e contro il +8,8% atteso dagli analisti. Numeri comunque impensabili per i Paesi dell’eurozona, ma preoccupanti per gli standard cinesi, ormai da tempo unica vera locomotiva della crescita mondiale.

Poco mosso il mercato dei titoli di Stato, con lo spread Btp-Bund a 143 pb (rendimento del decennale al 2,43%), e l’omologo spagnolo a 127 pb con rendimento al 2,36%. Situazione analoga sul fronte delle valute, con il dollaro che prosegue il suo lieve consolidamento: la spinta propulsiva della BCE continua a far sentire i suoi effetti e l’euro passa di mano a 1,292 contro la valuta statunitense.

 

Emanuele Tanzilli

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