unterroneamilano

Unterroneamilano è il nome della celebre pagina instagram dietro al quale si cela Stefano Maiolica, un ragazzo di 25 anni proveniente da Salerno, arrivato per la prima volta a Milano nel lontano Settembre del 2016. Come tutti i fuorisede, al suo arrivo, girovagava tra le strade di questa grande metropoli italiana con una valigia che racchiudeva più cibo che vestiti e con tanta voglia di scoprire il mondo, mettersi in gioco e vivere nuove avventure, affrontando col sorriso una routine sconosciuta ed imprevedibile. Milano è una di quelle città che fa sentir vivi, sempre ricca di eventi, locali di ogni tipo, tanto grande quanto semplice da girare con mezzi di trasporto sempre efficienti.

Per anni, nonostante siano stati tantissimi i fuorisede emigrati e gli erasmus, non è mai cambiata la difficoltà principale di questa città: come ci si ambienta a Milano? cosa bisogna fare per trovare casa e degli amici? gli affitti sono sempre altissimi, le stanze scarseggiano e durante l’inizio del semestre universitario si legge addirittura di persone che fittano il proprio comodissimo divano alla modica cifra di 350€ al mese (provare per credere). Stefano si è reso conto che in realtà, nonostante non avesse avuto grandi difficoltà ad ambientarsi in prima persona, questi interrogativi non erano affatto da sottovalutare e nel maggio del 2018 ha dato vita alla pagina instagram di @unterroneamilano che in pochissimi mesi è diventata una bellissima community di circa undicimila persone: del sud, del nord, straniere, aperta a chiunque volesse vivere insieme a lui un po’ della sua Milano e ha iniziato ad organizzare veri e propri eventi pubblici permettendo a centinaia di sconosciuti di diventare amici.

© unterroneamilano

In occasione della ScampagnaTAM, uno degli eventi organizzati da Stefano qui a Milano, ho avuto modo di fare quattro chiacchiere con lui. Ai nostri microfoni, unterroneamilano:

ScampagnaTAM: il sole in valigia è un evento gratuito nato con l’intento di socializzare e trascorrere una giornata all’insegna del divertimento e giochi di gruppo. Una grande festa plastic free realizzata in Parco Sempione, la cui partecipazione è stata estesa a tutti e allettata da ondate di cibo gentilmente offerto dai partner dell’evento: Muu Muzzarella, con cinque mozzarelle da 1kg e 400 cesti composti da minicasatiello e una mozzarella di bufala; Slow sud con teglie di parmigiana e di anelletti alla siciliana; Stramacchio con porzioni di mozzarelline fresche e maccheroni sandwich, Il Panzerotto del Senatore con 800 panzerotti pugliesi e polpette di pane, Pizzamilano con 100 pizze al tegamino e Ammu Cannoli con ben due cannoli giganti farciti al momento con scaglie di cioccolato e pistacchio e oltre 500 cannoli piccoli. Che dire, una vera e propria mega scampagnata!

Siamo tutti curiosi di sapere come nasce unterroneamilano. Quello che sembra essere il prototipo del fuorisede per eccellenza e che ti caratterizza in tutto e per tutto. Come ti è venuta questa idea?

«Questa idea è nata da un bisogno; un duplice bisogno, mio e delle persone. Il bisogno delle persone era quello di socializzare e sentirsi meno soli. Ho notato che sempre più persone arrivavano a Milano ed erano disperate; c’era chi non riusciva a fare amicizie, chi non trovava un posto dove mangiare una pizza buona o dove riscoprire i sapori della propria terra, c’era chi non riusciva a trovare una casa (il che è diventata una cosa davvero difficilissima qui a Milano) e poi c’ero io, che invece vivo a Milano da tre anni e ho avuto un’esperienza molto molto positiva. Il mio carattere molto estroverso mi ha permesso di stringere legami con tantissime persone, attraverso le connessioni ho trovato lavoro, l’appartamento, i locali giusti etc. quindi ho capito che, bene o male, quello che poteva fare la differenza a Milano era creare una comunità che potesse fortificare le connessioni tra le persone e quindi aiutarci a vicenda poichè i problemi erano comuni.»

Poichè non sei né il primo né l’ultimo dei fuorisede bisognoso di rapporti umani in una città un po’ stereotipata, secondo te, perchè gli altri non ci hanno pensato a creare una community del genere?

«Io non credo che gli altri non ci abbiano pensato, piuttosto credo che a fare la differenza sia il fatto che io ci abbia messo la faccia e uno stile di comunicazione molto spontaneo, diretto, senza stare lì a modificare cose, filtri; le mie storie i miei post non sono poi così studiati, sono spontanei e semplici ed è questo ciò che piace alle persone.»

Hai scommesso su te stesso e hai fatto bene, ti aspettavi una visibilità tale?

«A dire la verità no però ci speravo. Quello che sto facendo lo porto avanti da più di un anno con grande costanza ed è molto importante per me. A volte mi sveglio la mattina e penso “ma che sto facendo?” anche perchè io ho un lavoro e la mia giornata è pienissima 24h su 24. Spesso, soprattutto all’inizio, mi è capitato di sentirmi dire “Ste smettila di fare il pagliaccio, il cretino” oppure “dai concentrati sulle cose serie” però per me questa era una cosa seria. Anzi io vorrei che questa cosa diventasse sempre di più parte della mia vita e quindi sono felice di ciò che sta succedendo.»

Raccontaci di te, cosa fai nella vita?

«Io sono laureato in psicologia sociale. L’interazione sociale e con la società mi è sempre piaciuta. In questo momento lavoro in un’azienda a Monza, da poco più di un anno, nelle risorse umane con ruoli legati alla comunicazione. La mia passione in realtà è appunto la comunicazione di ogni tipo; amo scrivere, amo raccontare, mi piace esprimermi in tutti i modi possibili. Negli anni ho capito che è quello che mi riesce meglio, riesco ad arrivare diretto alle persone e loro mi accolgono molto positivamente proprio per il mio essere spontaneo. La mia passione per gli eventi deriva anche dalla mia esperienza erasmus a Malaga, dove ho avuto modo di collaborare con le associazioni del territorio organizzando serate, viaggi, gite, varie attività ricreative. Oggi, io, con undicimila follower, ho raccolto tutte queste persone che comunque hanno trascorso una bella giornata; hanno mangiato, abbiamo dato visibilità ai partner, insomma, con poco abbiamo fatto grandi cose.»

Ecco, come hai fatto a trovare tutti quei partner?

«In primis li ho trovati perché, avendo una grande passione per la cucina, mi piace improvvisarmi food blogger quindi spesso e volentieri mi invitano nei ristoranti a mangiare. Quando mi reco lì per conoscerli, ovviamente, non è che vado a scroccare e basta bensì mi piace creare dei legami. Sono nate vere e proprie amicizie con i proprietari dei ristoranti e ci sentiamo spesso; mi chiamano per chiedermi se ho un evento e ho bisogno di aiuto, se hanno bisogno di personale e posso aiutarli io stesso a diffondere la notizia e così via. Di base c’è questo rapporto che per me è molto bello quindi quando ho spiegato loro di questo evento che avevo in mente automaticamente si sono messi subito a disposizione con cibo e gadget.»

Dunque diciamo che si tratta di una vera e propria partnership: tu dai visibilità a loro – che aiutano te durante gli eventi affinchè anche le persone siano più attratte e motivate a partecipare. Un baratto di visibilità, un’iniziativa molto furba, da campano oserei dire.

«Esatto tutto si basa sul baratto e finchè è possibile attraverso i social lo trovo grandioso. Io sono orgoglioso delle mie origini, della mia terra e di quello che mi ha dato perchè se sono così è per i valori della mia famiglia, in primis, e per le persone che abbiamo giù, che sono fantastiche, di cuore. Il mio essere di cuore è quello che sta stupendo questa città, perchè la gente spesso mi chiede “Ste ma perchè lo fai? Non ha senso, tu hai un lavoro”, io non ci sto guadagnando niente a livello economico però ci sto guadagnando tantissimo a livello di visibilità e dal punto di vista umano. Sto ricevendo stima e un affetto incredibile dalle persone, non me lo aspettavo. Tempo fa attraverso delle stories dissi che avrei desiderato la tazza di Harry Potter con i bollini dell’esselunga (che non avrei mai raggiunto perchè non faccio così tanto la spesa) e una ragazza oggi mi ha portato la tazza. Sono cretinate però a me stupiscono, mi rendo conto che basta davvero fondare le relazioni sul rispetto reciproco e su dei valori e le persone sono disposte a fare anche cose incredibili per te.»

Hai mai avuto qualche esperienza negativa, ad oggi, con qualche haters?

«Ne ho avute pochissime, tre o quattro, ma neanche si possono definire veri e propri haters perchè avendo fondato la pagina su dei valori sto targhetizzando delle persone che hanno in primis i miei stessi valori ed è bellissimo perchè siamo tutti uguali. Noi che partiamo, lasciamo la nostra terra, arriviamo a Milano perchè abbiamo un sogno da realizzare, abbiamo tutto uno schema psicologico e di vita molto simile. Qualche volta è capitato che qualcuno mi scrivesse rimproverandomi dei toni diversi su alcune questioni o di non parlare di politica. Ovviamente io cerco sempre di limitare molto questi argomenti perchè purtroppo la politica divide, sporca, e non mi va che essa sporchi, in questo senso, la mia pagina però su alcune cose proprio non riesco a star zitto proprio perchè sono senza filtri dinanzi alle ingiustizie.»

Cosa pensi della difficile integrazione tra i giovani qui a Milano? C’è la mancata volontà di coesistere nello stesso spazio generando, dunque, un problema reale o si esagera?

«Milano spesso è legata allo stereotipo. Quando accade qualcosa di eclatante, come una persona del nord che si rifiuta di fittare casa ad uno studente del sud, accade che le persone, i giornali, iniziano a speculare su quella notizia fortificando lo stereotipo. Io ovviamente voglio parlare di ciò che accade attorno a noi ma non alimentare queste credenze così come non voglio neanche dire che “quelli del sud sono tutti amorevoli e quelli del nord sono tutti stronzi” perchè non è vero. Ovunque ti fregano. Non è giusto generalizzare. Innanzitutto il mio obiettivo è quello di unificare questo paese, siamo tuti italiani, tutti uguali. Non è vero che qui sono razzisti, che ai meridionali “dicono di no” anzi, la maggior parte delle persone che sto incontrando sulla mia strada sono persone fantastiche, che si mettono a disposizione su tutto, e sono del nord. Quindi quello che voglio fare è in primis distruggere questa forma mentis.

La mia pagina si chiama un terrone a milano e ricordo che quando l’ho aperta molti miei amici mi hanno detto “non dire la parola terrone perchè poi sembra brutto” e io invece, dal principio, ho detto no, la devo dire perchè dobbiamo far associare questa parola ai valori positivi che abbiamo e ne abbiamo tantissimi, le persone si devono abituare ad ascoltare questa parola. Ad oggi, duranti i miei eventi, mi capita addirittura che mi scrivano persone del nord dicendomi “anche se non sono terrone posso venire agli eventi?” e non ha prezzo per me.»

Hai un piccolo team che ti aiuta? Qual è il messaggio che vorresti dare a coloro che ti seguono e ti supportano, considerando che ti sei guadagnato la fiducia di ben undicimila persone ad oggi?

«Sì, ho un piccolo team che è nato spontaneamente, formato appunto da persone che hanno deciso di darmi una mano e al momento siamo in sei. Spero un giorno di riuscire a creare una vera e propria squadra di lavoro; mi piacerbbe concentrarmi sempre di più sugli eventi, lavorare su di essi perchè ci tengo a dimostrare che attraverso i social, che a detta di molti allontanano le persone, in realtà, ci si possa avvicinare. Attraverso i social io stesso ho avuto modo di radunare delle persone che si somigliassero e che potessero avere interesse nel conoscersi, creare un target comune, aiutare le persone a trovare una casa, o perfino a trovare lavoro. Sono riuscito ad aiutare un ragazzo semplicemente condividendo un annuncio, un appello. Altri due ragazzi che si sono conosciuti al mio primo evento hanno deciso di punto in bianco di prendere casa insieme e andare a convivere. Insomma, mi rende felice vedere tutto questo e sapere che nel mio piccolo ho unito delle strade, sarò per sempre un po’ nella loro vita, li ho aiutati nel loro percorso.»

Sabrina Mautone

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