Real Bosco di Capodimonte: il polmone verde di Napoli
Fonte: https://www.napolike.it/turismo/place/bosco-di-capodimonte-napoli/

Il giorno di Pasquetta è da poco passato e quest’anno senza la tradizionale passeggiata con relativa scampagnata “fuori porta”. L’emergenza sanitaria che stiamo vivendo indubbiamente ha stravolto le nostre abitudini quotidiane e ci ha costretti a delle vacanze pasquali ben diverse da quelle prospettate. Complice anche una giornata soleggiata (circostanza che raramente capita a Pasquetta ), stare a casa e non in qualche bel giardino ci ha fatto pensare: ma quando tutto sarà finito, quali saranno i posti che ci verrà voglia di visitare? Vi suggeriamo il Real Bosco di Capodimonte!

A nord di Napoli, su una collina collocata un po’ ai margini della città storica, si erge l’antica residenza di Capodimonte, gioiello borbonico che sovrasta la città partenopea. Proprio a ridosso della Reggia per 134 ettari si estende, vantando ben 400 entità vegetali, quello che è stato definito il “miglior parco d’Italia”.

Stiamo parlando di Real Bosco di Capodimonte, il grande parco storico cittadino voluto da Carlo III di Borbone. Nato come bosco per la caccia, si narra che il re, durante le sue battute, si facesse accompagnare da pittori e artisti: lo scopo era immortalare quelle scene quasi come quelle di cerimonie ufficiali.

A quei tempi la collina di Capodimonte era territorio rinomato per la salubrità dell’area: questa è una caratteristica che ancor oggi non ha perso. Dal dopoguerra aperto al pubblico, oggi il Bosco di Capodimonte è il polmone verde di Napoli, un’oasi in cui rifugiarsi e allontanarsi dal caos cittadino.

Nelle intenzioni iniziali del sovrano borbonico probabilmente vi era solo la volontà di edificare un bosco di caccia; geloso di quello spazio incontaminato, Carlo III emanò più bandi per proibire alle persone di cacciare nei dintorni. Ben presto, forse conquistato dalla bellezza del panorama che si godeva dal promontorio, decise di edificare a Capodimonte anche una residenza di corte che potesse accogliere la collezione d’arte e la biblioteca farnese ereditata dalla madre Elisabetta.

Nasce così la Reggia di Capodimonte, all’interno della quale verrà ubicato e inaugurato nel 1957 l’omonimo Museo.

I lavori alla Reggia iniziarono il 10 settembre 1738 e proseguirono a rilento per molteplici ragioni. Agli inizi il Bosco Reale e La Reggia erano pensati come due entità autonome, privi di continuità e separati da una strada.

Il Real Bosco oggi presenta quattro aree principali.

Il Giardino Paesaggistico

Fonte: http://www.museocapodimonte.beniculturali.it/un-giardino-storico/

Il Giardino Paesaggistico, ossia lo Spianto che circonda la Reggia tra le due porte ottocentesche e che offre lo straordinario panorama del Belvedere. Qui è evidente il tocco dei Savoia, che hanno fatto piantare alte palme e hanno commissionato la scenografica Fontana del Belvedere.

Alta ben 6 metri, la fontana è caratterizzata da maestose figure marmoree, quali mostri marini e divinità fluviali che reggono una conchiglia dalla quale fuoriescono zampilli d’acqua. Di eleganza tardo barocca, la fontana è databile tra la fine del XVIII e l’inizio del secolo successivo. Originariamente collocata presso il giardino della fruttiera, nel 1885 la fontana sarà trasferita sotto il regno di Umberto I di Savoia e in quell’occasione restaurata.

Il Giardino Anglo-Cinese

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Fonte: http://www.museocapodimonte.beniculturali.it/un-giardino-storico/

Il Giardino Anglo-Cinese, detto anche Il Giardino dei Principi, fu il primo nucleo a giardino anglo-cinese che si costituì a Napoli. Meraviglie botaniche creano diversità cromatiche pittoresche e suggestive. Ancor oggi, il Giardino conserva la conformazione datagli intorno al 1840 da Friederich Dehnardt. Camelie, eucalipti, canfori: il giardino inglese è creato dall’uomo per rendere omaggio alla natura.

Il Giardino Tardo-Barocco

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Fonte: http://www.museocapodimonte.beniculturali.it/un-giardino-storico/

Il Giardino Tardo-Barocco è caratterizzato da un’architettura di tipo geometrico e sia la forma che la funzione erano pensati per lo svago di Carlo di Borbone. Questa è la parte del Real Bosco riconducibile all’originale impianto settecentesco: infatti, inizialmente l’unico accesso al Bosco era tramite Porta di Mezzo. Ancor oggi, utilizzando quest’ingresso, la vista si apre su un ampio emiciclo, atrio che si dirada in ben cinque viali; quello centrale, lungo oltre un miglio, termina in una piazzola enorme, dominata dalla colossale statua de “Il Gigante”, composta da frammenti marmorei provenienti dalla collezione farnese.

La vegetazione è costituita in particolare da lecci e ancora tiglio, acero, roverella e carpino. Gli alberi in origine erano disposti a mo’ di muraglia. Le forme rigide e le prospettive sono espressione nient’altro che del tentativo dell’uomo di dominare la natura: infatti questa parte del Bosco rappresenta il tentativo di “ridefinire” un paesaggio su un ambiente naturale preesistente.

Il Giardino Paesaggistico Pastorale

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Fonte: http://www.museocapodimonte.beniculturali.it/un-giardino-storico/

Si tratta dell’area a nord del giardino Tardo Barocco. Nell’800 qui vi era il “Chiuso della Fagianeria”, un recinto che ospitava fagiani, alimentati con frumento coltivato nei terreni. Non bisogna dimenticare, infatti, che una consistente parte del bosco era state messa a cultura per alimentare la selvaggina.  

Dal 1836 i botanici Gussone e Dehnhardt hanno ricreato un paesaggio pastorale, con finte colline e praterie e macchie a bosco, affiancando il tutto ad edifici come l’antica Fabbrica della Porcellana di Capodimonte e la chiesa di San Gennaro.

La natura rimodellata dall’uomo e l’uomo che si piega al fascino della natura: il Real Bosco di Capodimonte è un gioiello unico del tessuto urbano napoletano e italiano. Siamo sicuri che appena possibile non vi farete sfuggire l’occasione di visitarlo!  

Vanessa Vaia

Vanessa Vaia
Vanessa Vaia nasce a Santa Maria Capua Vetere il 20/07/93. Dopo aver conseguito il diploma al Liceo Classico, si iscrive a "Scienze e Tecnologie della comunicazione" all'università la Sapienza di Roma. Si laurea con una tesi sulle nuove pratiche di narrazione e fruizione delle serie televisive "Game of Series".

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