«L'ora più bella» di Napoli: Carlo III di Borbone, il sovrano illuminante e illuminato
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Carlo III di Borbone è stato un sovrano capace di regalare a Napoli fascino e bellezza, contribuendo a farla diventare una delle città europee più floride del ‘700.

Su di lui c’è una leggenda: si dice che amasse così tanto Napoli che, al momento di andare via, si sfilò dal dito un anello ritrovato durante gli scavi di Pompei e lo riconsegnò al detentore legittimo: il popolo napoletano. La figura in questione è quella di Carlo III di Borbone, divenuto re di Napoli il 17 maggio 1734. Figlio di Filippo V di Spagna e di Elisabetta Farnese, nonostante la giovane età al momento dell’incoronazione, Carlo III si dimostrò un abile sovrano e si circondò di illustri letterati, artisti e scienziati. A lui Napoli deve molte delle innovazioni in campo tecnologico, giuridico e artistico.

Legislazione ed economia

Un primo importante contributo al Regno di Napoli fu dato da Carlo III mediante la riforma del sistema legislativo, fino ad allora frammentato in diverse legislazioni commiste fra loro, tra le quali la legislazione normanna, quella romana e quella aragonese. Cercò anche, se pur con qualche difficoltà, di riformare il sistema fiscale con l’intento di esentare dalle tasse la fascia più povera della popolazione napoletana. Carlo III si ispirò a un altro grande sovrano illuminato vissuto nel medioevo , Federico II di Svevia – il quale creò una vera e propria colonia saracena in Puglia – e invitò gli ebrei a risiedere nel regno di Napoli affinché incrementassero gli investimenti e le entrate statali.

Arte e architettura

Le innovazioni più importanti furono messe in atto da Carlo III di Borbone in ambito culturale. Promotore delle arti, nel 1737 fece costruire un nuovo teatro che prese il suo nome, il teatro San Carlo. Il San Carlo è ancora oggi uno dei teatri più importanti d’Europa ed è anche il primo per capienza (1864 posti). Inoltre, Carlo III ordinò la costruzione di due regge appena fuori Napoli, una a Portici e una a Capodimonte. Quest’ultima ospitava al suo interno la “Real Fabbrica di ceramica” istituita dallo stesso Carlo III nel 1739 e che ancora oggi vanta una prestigiosa collezione di ceramiche pregiate. Nel 1752, invece, cominciarono i lavori per la costruzione della reggia di Caserta, voluta da Carlo III per poter competere in bellezza con la reggia di Versailles, in Francia. I lavori furono affidati all’architetto Luigi Vanvitelli ed è grazie alla passione di questo sovrano e al magnifico lavoro del Vanvitelli che oggi è possibile ammirare questo gioiello architettonico e artistico.

La scoperta di Stabia, Ercolano e Pompei

A Carlo III si deve anche, nel 1738, la scoperta delle città di Stabia, Ercolano e Pompei, sepolte durante l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.. Con queste scoperte venne inaugurato di fatto il periodo d’oro dell’archeologia. Il sovrano, amante dell’arte, chiese di essere costantemente aggiornato sulle novità riguardanti gli scavi e fu proprio a Pompei che trovò l’anello che indossò fino alla fine del suo regno napoletano.

Un sovrano illuminato

Lo storico Giovanni Galasso ha definito il periodo di regno di Carlo III di Borbone «l’ora più bella» per Napoli e per l’intero popolo napoletano. E fu davvero così. Questo sovrano illuminato ha saputo circondarsi di numerosi letterati e dotti dell’epoca, fra i quali vi furono Pietro Giannone, Gaetano Filangieri e Giambattista Vico. Ha saputo, inoltre, dare un aiuto alla fetta di popolazione più bisognosa: fu lui a far costruire il “Real Albergo dei Poveri”, un’enorme struttura pensata per accogliere la maggior parte dei poveri e degli orfani presenti del regno di Napoli. Carlo III è stato il sovrano degli ultimi, ma anche il sovrano della cultura.

Al momento della sua partenza da Napoli, il 7 ottobre 1759, fu enorme la commozione dei cittadini napoletani, accorsi a salutare il re che aveva saputo dare a Napoli molto di più che un governo. Carlo III, infatti, amò così tanto Napoli da riuscire a lasciarle in eredità delle inestimabili opere d’arte e una politica sociale ed economica più equa. Contribuì, in poche parole, a dare nuova linfa che permettesse a questa città di poter vivere in eterno, e Napoli, oggi, lo sa benissimo di essere eterna. E, fra i tanti che le hanno donato qualche istante di questa eternità, un posto speciale lo occupa, senza ombra di dubbio, anche Carlo III di Borbone, un sovrano illuminante e illuminato.

Anna Rita Orlando

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