Jorit Agoch e il murale di Nelson Mandela, volto della lotta per i diritti

Jorit Agoch, uno dei più famosi street artist contemporanei, esce allo scoperto con un nuovo volto.

E questa volta si tratta di Nelson Mandela, uomo-simbolo della lotta all’Apartheid.

Jorit Agoch

Jorit come nome di battesimo e Agoch come pseudonimo artistico, nasce a Napoli nel 1990, da padre italiano e madre belga. Fin da piccolo ama imbrattare i muri di Quarto, sua città natia, situata nella periferia nord di Napoli, con segni, scritte ed immagini. Da lì a poco capisce che non si tratta di una semplice passione, ma di una vera e propria vocazione verso l’arte e verso questo nuovo tipo di comunicazione. L’accademia di Belle Arti di Napoli gli darà le basi per apprendere la tecnica, come ad esempio l’uso dell’acrilico e dell’olio, utilizzati per i dipinti su tela. Ma tutto questo non basta. Jorit vuole scoprire la realtà al di là di quei muri. Così nel 2005 intraprende il suo primo viaggio in Africa, continente che lo affascina, al punto da tornarci diverse volte.

I volti di Jorit Agoch

Viaggiando crea il suo tratto distintivo, scoprendo nella raffigurazione del volto umano l’essenza di tutta la sua ricerca artistica ed etica. I volti umani di Jorit Agoch sono volti particolari, marchiati con strisce rosse, segni caratteristici dei rituali di iniziazione africani, che segnano il passaggio dall’infanzia all’età adulta. Le persone del posto vengono raffigurate, marchiate e raggruppate in una grande comunità umana, definita da Jorit come “Human Tribe”.

Tutta la sua ricerca artistica verte sull’umano e sulla ricerca dell’essenza e ha come punto di partenza proprio il volto, poiché come ha dichiarato l’artista stesso: «Nessuno di fronte a un volto può provare sentimenti di odio, nell’altro è inevitabile rispecchiarsi. L’altra faccia che si vede, non è una cosa estranea da te». L’espressione pittorica è quindi un modo per riscoprire la realtà con occhi diversi, forse più attenti, capaci di stupirsi anche di fronte alle piccole particolarità. Più si riesce ad andare in fondo nello studio visivo, e tanto più il mondo apparirà in maniera differente.

Jorit Agoch si è messo in gioco più volte in questi ultimi anni raffigurando volti di ogni tipo: da personaggi famosi, a uomini-simbolo del panorama culturale, sociale, politico e storico.

Uno dei volti umani, simbolo della sua arte è sicuramente la bambina Ael: murale realizzato da Jorit su una palazzina di via Argine, a Ponticelli, zona periferica di Napoli. In collaborazione con Inward, osservatorio di ricerca e sviluppo della creatività urbana, Jorit ha regalato un po’ del suo colore ad un quartiere periferico, trasformando i muri più popolari in musei a cielo aperto. L’immagine di Ael, alta più di venti metri, è stata riconosciuta da molti come il volto di una bambina rom, diventata il simbolo della lotta per l’inclusione sociale. Inoltre porta con sé il titolo di una famosa canzone di Enzo Avitabile, “Tutt’eguale song ‘e criature”.

Come spesso ha sottolineato l’artista Jorit Agoch, non è importante riconoscere in questo volto una corrispondenza precisa con un reale soggetto, bensì scovare dentro il disegno l’umanità che tutti ci contraddistingue, indipendentemente da chi o cosa siamo e rappresentiamo.

Anche il volto di Ilaria Cucchi rappresentato a Napoli, all’Arenella in via Guido Mesinger, è l’immagine di una donna a cui Jorit affida un valore universale. Disegnata come una guerriera, con le strisce rosse sul volto, diventa il simbolo sociale di una battaglia umana che coinvolge tutti, esplicitata anche dalla scritta rimasta sotto il murale:“Per non dimenticare, per far comprendere a tutti che anche la vita degli ultimi conta! Perché potrebbe accadere a chiunque, anche a te. Perché chi sbaglia non può essere chiamato a rispondere con la vita”.

Nelson Mandela firmato Jorit Agoch

Non più a Napoli, ma a Firenze, il lavoro di Jorit mantiene la stessa linea di pensiero: riqualificare la periferia trasmettendo un messaggio universale di umanità.

È proprio in questa ultima settimana che lo street artist ha creato sulla facciata laterale di un palazzo di edilizia residenziale pubblica, in un quartiere di tradizione operaia e popolare, il volto di Nelson Mandela. Un uomo che ha trasformato la sua vita in una battaglia, volta alla conquista dei diritti umani fondamentali.

L’opera, intitolata “Il condominio dei Diritti”, misura 125 metri quadrati e si impone maestosa nella periferia fiorentina in piazza Leopoldo. Il murale è fortemente espressivo sin dal titolo e contiene un messaggio chiaro: ricordare le battaglie sociali e umanitarie di Nelson Mandela. Ancora una volta i concetti di “battaglia”, “umano”, e “sociale” ritornano in un’immagine nuova, ma che contiene tutti i presupposti della concezione artistica.

Rappresentare l’immagine di volti, noti o meno, è un modo per trasmettere e ricordare che “l’umanità è ciò che ci unisce”, non ciò che ci divide. È ciò che è in grado di farci riconoscere nell’altro un amico, e non un estraneo. È ciò che ci rende semplicemente persone migliori, non individui in balia di una insensata bontà utopica.

Questo atto creativo forte, esplicito, ingombrante rende inevitabile la visione di un mondo da una prospettiva altra: più acuta, più sottile, più giusta. Ed è forse con questo sguardo meno superficiale che dovremmo ammirare l’arte di Jorit Agoch.

«Quando ho iniziato a dipingere, il mondo mi appariva differente. Una semplice foglia verde, non era banalmente solo verde, ma aveva mille sfumature e toni diversi. Scavando dentro la realtà, i miei occhi hanno cambiato prospettiva.»

Marta Barbera