Il Ventre di Napoli: la rinascita di Villa Medusa a Bagnoli

Villa Medusa, un’antica struttura che sorge al limite tra  il Comune di Napoli e quello di Pozzuoli, per anni abbandonata alle sue vicissitudini burocratiche ed oggi polo di lotta e aggregazione sociale.

Sorge difronte la stazione Dazio e affaccia dinanzi al mare di Bagnoli, Villa Medusa, sorta nei primi del 1900, la stessa che venne donata da un privato al Comune di Napoli. Fu proprio il proprietario che stabilì una “clausola di concessione” a patto che Villa Medusa diventasse un centro, tra l’altro gratuito, di aggregazione per anziani. Con lo scorrere del tempo, la villa divenne un centro polifunzionale, un luogo di ritrovo per numerosi cittadini e di tutte le età in cui svolgere una moltitudine di attività sociali e di aggregazione. Tuttavia il destino di Villa Medusa stava per cambiare e, da centro polifunzionale divenne una struttura abbandonata a sè stessa, resistendo, nonostante tutto, anche alle intemperie.

Era il 2008 e Villa Medusa venne chiusa: la struttura era inagibile, ormai usurata dall’utilizzo e dallo scorrere del tempo. A causa di problemi legati all’agibilità della struttura, i locali della suddetta non poterono essere usufruiti dalle associazioni a cui erano stati affidati, per cui la villa divenne prima un luogo in cui scaricare materiali di ogni genere e, a seguire, divenne un luogo per molte famiglie per sopperire all’emergenza abitativa, diventando così un alloggio temporaneo. Risolti alcuni dei problemi burocratici, la villa continuò ad essere abbandonata ed inutilizzata.

Non passò molto tempo che Villa Medusa venne dimenticata: le famiglie che vissero nella struttura, per l’appunto temporaneamente, vennero trasferite, per cui la villa non solo continuò ad essere inagibile a causa dei fondi bloccati, ma il suo processo vitale sembrava ormai essere espletato per modo di dire, le cui responsabilità gravavano sui ritardi e le negligenze dell’amministrazione locale di quegli anni. Le famiglie che avevano occupato abusivamente Villa Medusa furono trasferite negli alloggi in Via Giusso: da quel momento, per molto tempo, la villa fu abbandonata al silenzio e al buio.

Il destino della villa stava per cambiare, proprio come il destino di tante altre strutture abbandonate nel napoletano, occupate e ristrutturate da gruppi di giovani per un utilizzo sociale.

Anno 2013, mese gennaio: i giovani del Laboratorio Politico Iskra decisero di occupare Villa Medusa e, in attesa di una delibera da parte del Comune di Napoli affinché fossero sbloccati i finanziamenti per la ristrutturazione, iniziarono ad aprire le finestre permettendo al sole di illuminare le molteplici attività sociali – gratuite – per i cittadini residenti e non e soprattutto per qualsiasi età. Le prime ristrutturazioni della villa furono svolte dai giovani, la struttura venne pulita e resa accessibile nel possibile delle potenzialità, alla cittadinanza tutta, evitando la morte della villa e trasformando la stessa come un punto di forza sociale da cui ripartire e prendere esempio.

La villa venne dichiarata inagibile nel 2008 e l’anno successivo, il Comune di Napoli decise di aggiungere la stessa all’interno della lista di beni dismessi per farne cassa. Da questo momento  ci fu una presa di coscienza cittadina e la struttura tornò a vivere: con i suoi problemi e le sue contraddizioni da cui, però, ripartire. Da bene quasi svenduto dal Comune a “Casa del Popolo”, il nuovo volto della villa e dei beni patrimoniali inutilizzati o parzialmente utilizzati. Fu proprio con l’amministrazione De Magistris che si provò a regolamentare le tante “Casa del Popolo”, affinché non vi regnasse un’anarchia immobiliare gestionale, ma le stesse occupazioni avessero una regolamentazione comunale a cui fare riferimento. Con delibere rivoluzionarie e innovative approvate in Consiglio Comunale nel 2014, il Comune stabilì che gli edifici di sua proprietà inutilizzati potessero essere occupati per uso sociale; a seguire, il Sindaco De Magistris esordì:«la prima esperienza in Italia in cui si applicano gli articoli della Costituzione sulla propri età privata che va tutelata solo se ha una funzione sociale. Certo, contenziosi sono possibili, ma le delibere le abbiamo scritte bene e c’è un preciso procedimento amministrativo», rassicurazione che fece anche ai proprietari di beni, concludendo:«Non c’è alcun rischio per chi possiede beni, ma solo per chi li ha abbandonati».

Era il 2010 quando furono stanziati un milione di euro per l’intervento di manutenzione della villa in via Pozzuoli 110. Sembrava ormai fatta ma da quell’anno e a seguire ci furono diverse vicissitudini che rallentarono non solo la gara per l’affidamento dei lavori, ma con la stessa società assegnataria sorsero dei problemi: la Prefettura di Napoli presentò un provvedimento ostativo per la medesima. A seguire i lavori vennero affidati ad un’altra, la terza tra l’altro ditta aggiudicataria “Paladino Costruzioni” e, nello stesso anno, grazie ad un continuo interfacciarsi tra l’amministrazione e coloro che gestivano la villa, si arrivò all’approvazione in Consiglio comunale del piano esecutivo dei lavori con tanto di nota direttamente da Palazzo San Giacomo: “Grazie al processo partecipativo messo in campo dall’amministrazione comunale, dapprima lo stabile è stato tolto dai beni inalienabili e poi, scongiurata la vendita, si è passati alla decisione della sua ristrutturazione. Un processo che ha visto il protagonismo della X Municipalità di Napoli e dei movimenti civici e sociali.”

Oggi Villa Medusa è il fiore all’occhiello della X Muncipalità di Napoli: luogo non solo di condivisione per attività sociale, ma luogo in cui sono sorte e sorgono le più importanti lotte territoriali e sociali sia a livello locale, nazionale che internazionale.

Bruna Di Dio

 

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