Dopo anni di progettazione ed intenso lavoro, il Museo della Pace sta per spalancare le sue porte alla città di Napoli: lo spazio, creato ed allestito nello storico edificio dell’ex Grand Hotel de Londres dalla Fondazione Mediterraneo, verrà inaugurato mercoledì 29 giugno.
MAMT: è questa la sigla con la quale il Museo verrà identificato e riconosciuto. Si tratta di una parola tipica del dialetto napoletano, dal significato pienamente rispondente agli intenti della struttura: il Museo della Pace si configurerà, infatti, come una madre dell’Arte, disposta ad accogliere con amore tutto ciò che possa raccontare le tradizioni e quelle componenti culturali che uniscono i popoli del pianeta, così come vuole il progetto, pensato nell’ormai lontano 1997, dalla Fondazione Mediterraneo, la quale si impegna da oltre 25 anni per la pace nel mondo. L’attenzione dei visitatori — che potranno percorrere il nuovo spazio gratuitamente — verrà catalizzata verso le tematiche che vedono coinvolti il Mediterraneo, l’ambiente, l’archeologia, l’archittetura, la musica, il turismo, tutti ambiti di fondamentale importanza e ai quali rimandano le lettere della sigla stessa del Museo.

Non poteva non aderire ad un’iniziativa tanto significativa l’agenzia delle Nazioni Unite Unaoc (Alleanza delle civiltà), la quale si impegnerà a girare video volti a promuovere ‘il bello’, ciò che unisce tutti gli uomini, al di là delle diversità di razza, cultura e costumi. Verranno pertanto realizzati filmati emozionali dai contenuti molteplici — si passerà dalla pittura all’archeologia, dall’ambiente alle religioni — con i quali sarà possibile visitare virtualmente, a partire dal Mediterraneo, il mondo intero per meglio conoscere ciò che realmente ci accomuna.
Il 29 giugno è ormai vicino e il messaggio tanto bello quanto forte lanciato dalla Fondazione Mediterraneo avrà finalmente una casa, pronta ad ospitarci per donarci una nuova visione dell’umanità che non sia quella della violenza e della morte: il Museo della Pace accoglie la Vita in tutte le sue straordinarie sfumature.
Anna Gilda Scafaro















































