Conte Europa Salvini

Dopo il Consiglio Europeo, l’opinione pubblica italiana è sostanzialmente divisa tra chi ne ricava un segnale positivo rispetto all’immobilismo verso l’Europa del precedente governo (tra cui, appunto, il premier Conte e il ministro Salvini) e chi ci ha visto un sostanziale fallimento, o quanto meno un nulla di fatto.

Nei giorni del Consiglio circolavano anche indiscrezioni secondo le quali Giuseppe Conte sarebbe stato vittima di un siparietto alquanto comico: dopo aver ostentato il suo essere un avvocato per avvalorare le proprie tesi, avrebbe ricevuto la risposta beffarda di altri capi di Stato d’Europa, come il primo ministro bulgaro Borissov («Io ero un pompiere e questo non è il modo di negoziare») e il primo ministro svedese Lövfen («Io sono un ex saldatore»).

Se, come insegna la saggezza popolare, dietro ogni storia o leggenda c’è un fondo di verità, è evidente quindi che questa depone a favore del secondo schieramento.

Cosa ha deciso il Consiglio Europeo

Il fallimento di Conte al Consiglio Europeo è basato tutto su una parola: “volontarietà”.
All’art.3 della nota conclusiva al Consiglio si legge che l’Europa accrescerà il suo sostegno a favore “di rimpatri umanitari volontari […], nonché di reinsediamenti volontari“; nell’art.6 si parla invece di “centri sorvegliati istituiti negli stati membri, unicamente su base volontaria“, sottolineando ancora più avanti che tutte le misure “saranno attuate su base volontaria“.

In sostanza, per i Paesi di transito secondario non c’è nessun provvedimento vincolante: chi vuole può accogliere mentre chi non vuole può continuare a non farlo. Discorso diverso per l’Italia che – in quanto paese di prima accoglienza – deve non solo farsi carico dell’arrivo dei migranti, ma vede anche ridotte le speranze di una redistribuzione di questi ultimi tra gli Stati membri. Anche a causa delle proteste dei paesi di Visegrad (tanto cari a Salvini… chi glielo dice che il loro “interesse nazionale” cozza con il nostro?) che dei migranti non vogliono neanche sentirne l’odore.

Salvini Orban
Ecco con chi Salvini vuole “cambiare l’Europa” (fonte Internazionale)

Quello che forse è l’unico cambiamento si trova alla fine dell’articolo 3: “Tutte le navi operanti nel Mediterraneo devono rispettare le leggi applicabili e non interferire con le operazioni della guardia costiera libica“. Un messaggio neanche troppo velato alle ONG, che rimane però molto vago (devono restare fuori dalle SAR libiche o no?) e comunque non risolutivo per quanto riguarda la lotta agli scafisti, i cui legami con le ONG non sono stati finora provati da nessuna inchiesta. Con buona pace di Travaglio.

Perché in realtà ha vinto Salvini

Quindi, tutto sommato, il polverone sollevato dal caso Aquarius in poi non ha avuto sbocchi. L’Italia non ha sfruttato l’occasione del Consiglio Europeo per discutere del vero punto chiave sulla questione immigrazione, ovvero la riforma del Trattato di Dublino. E dire che il Parlamento Europeo ha già approvato una proposta di riforma, la quale può però essere approvata dal Consiglio solo all’unanimità. Obiettivo difficile da raggiungere per l’opposizione dei soliti noti.

Paradossalmente, in questo scenario chi ci guadagna è… Salvini. In queste settimane i frequentatori dei social che si “oppongono” idealmente a questo governo avranno notato un fenomeno particolare: in qualunque modo si parli di politica e del governo Conte, ci sarà qualcuno che risponderà “in questo modo facciamo solo guadagnare voti a Salvini“. Quello che non si capisce è cosa non faccia guadagnare voti a Salvini.

Voti Salvini
Ok, magari si è andati un tantino oltre…

Eppure, i fatti sono questi. Anche dopo un Consiglio Europeo fallimentare – e dopo un altrettanto inconcludente vertice con i ministri dell’Interno di Germania e Austria ad Innsbruck – i sondaggi sono stati generosi nei confronti della Lega, vuoi per una propaganda efficace che ha fatto passare la narrazione dell’Italia “che ha rialzato la testa in Europa” (in che modo, non è dato saperlo), vuoi perché quando si parla di immigrazione ci si trova davanti ad un non-scontro: da una parte le posizioni dure, talvolta barbare di Salvini; dall’altra parte, però, il nulla.

Non esiste una proposta alternativa da parte dell’opposizione – e non si può dire con sicurezza che esista un’opposizione, in effetti – e ci si nasconde dietro un “i flussi sono incontrollabili” che è la morte della politica, intesa come ricerca di soluzioni alle questioni poste dalla società in cui viviamo. E chi si trova a scegliere tra qualcosa e il nulla sceglie il qualcosa, per quanto sbagliato e incivile possa essere.

E il Movimento 5 Stelle? E soprattutto: Conte?

Se parlando di immigrati non si fa altro che accrescere il consenso della Lega, l’altra parte del Governo del cambiamento™ soffre in questi casi di un neanche troppo leggero complesso d’inferiorità. Che nemmeno la delibera sul taglio dei vitalizi, cavallo di battaglia storico del M5S, è riuscito a diradare del tutto; nonostante i festeggiamenti entusiastici, i video celebrativi e le dichiarazioni di Di Maio che lo ha definito un giorno che gli italiani aspettavano da 60 anni. Del resto come non ricordare le famose battaglie contro i vitalizi del 1958.

Chi desta però davvero preoccupazione è Giuseppe Conte, che è finito in soffitta dopo quel Consiglio Europeo. Per chi non ci crede, basta cercare “conte” su google: le ricerche si concentreranno su un altro Conte, l’Antonio che si è appena dimesso da allenatore del Chelsea. Non sono mancate anche congetture più strampalate:

Conte Thailandia

Ma la realtà è che, dopo la figura “non eccelsa” al Consiglio Europeo, entrambi i contraenti del contratto hanno preferito, probabilmente, accantonarlo e fare da sé. La guerra all’Europa continuerà, ma forse solo da parte della Lega e non ai tavoli diplomatici, per i quali il partito di Salvini ha dimostrato una certa allergia. La battaglia all’Europa andrà avanti così come si è svolta finora: a suon di barconi respinti, poi accolti, poi di nuovo respinti. A suon di tweet e dirette facebook.

Benvenuti nel cambiamento, signore e signori.

Simone Martuscelli

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20 anni, nato a Piedimonte Matese (CE), studio Lettere Moderne all'università "La Sapienza" di Roma. Ho collaborato con "Lo Sport Online". A volte ho paura della vita, ma guardo Nanni Moretti e mi passa. Calvino è il mio nonno ideale, Guccini lo zio ubriacone che mi chiede come va con le ragazze.

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