Palazzo Penne, demonio, Belzebù

Nel centro storico della città di Napoli, nei presso di Largo Bianchi Nuovi, è situato l’antico Palazzo Penne, meglio conosciuto come “palazzo del demonio” in quanto aleggia una leggenda davvero macabra e misteriosa intorno al demone Belzebù.

La storia di Palazzo Penne

Il Palazzo Penne fu costruito nel lontano 1406 da Antonio Penne, che oltre ad essere un architetto di fama locale, era anche il segretario di re Ladislao. Il palazzo fondeva insieme elementi tipici dell’architettura toscana e catalana: articolato su tre livelli, proponeva un piano terra che era un ingresso nel cuore della città di Napoli e il resto dei piani erano collegati tramite una lunga scala.

Sul portone di Palazzo Penne vi era un’incisione in latino di un epigramma di Marziale:

«Qui ducis vultus nec aspicis ista libenter omnibus invideas in-vide nemo tibi»

La leggenda del “palazzo del demonio”: il patto tra Belzebù e Penne

Al popolo di Napoli, l’antica struttura è conosciuta come il “palazzo del demonio”: attorno ad esso esiste una pseudo verità che fa sorridere tutti.

Pare che quando l’architetto Penne arrivò in città, restò folgorato dalla bellezza di una giovane fanciulla che era corteggiata da tanti pretendenti. La ragazza, con fare furbo e intelligente, gli fece una promessa: lei lo avrebbe sposato a patto che fosse stato in grado di costruire un palazzo reale in una sola notte.

Antonio Penne non si perse d’animo: voleva a tutti i costi la fanciulla. Fu così che decise di stringere un patto con il demonio, un tale Belzebù. Il diavolo gli fece firmare un contratto scritto e firmato con il sangue in cambio della sua anima, proprio come Christopher Marlowe nella sua celebre opera aveva raccontato di quel patto che Doctor Faustu firma con Mefistofele. Ma con furbizia, il contratto di Penne prevedeva una clausola ben precisa: la sua anima sarà ceduta al demonio solo se il demone Belzebù sarà capace di contare tutti i chicchi di grano che si trovano nel terreno del futuro Palazzo Penne.

Dopo la costruzione del palazzo, arrivò finalmente la resa dei conti: l’astuto architetto aveva sparso per tutto il terreno dei chicchi di grano mischiati a della pece in modo tale che i chicchi, attaccandosi alla pece, sarebbero diventati difficili da contare in maniera corretta. Infatti, quando il demonio Belzebù comunicò all’architetto il numero dei chicchi che a suo avviso erano stati disseminati per tutto il terreno, non fu preciso, errando di ben cinque chicchi.

Oramai Penne aveva ingannato il diavolo: Belzebù, costretto a dover rispettare il patto che era stato firmato la notte scorsa, decise di sottostare e di incassare il colpo. Subito dopo essersi fatto il segno della croce, decise di aprirsi e sprofondare in una lunga e profonda voragine proprio nel palazzo che lui stesso aveva aiutato ad innalzare. Oggi è possibile ricondurre questa leggenda alla presenza di un pozzo che è ancora chiuso, ma che è ben visibile solo a chi sceglie di visitare Palazzo Penne. All’interno del pozzo pare ci sia l’anima del demonio che è pronto ad uscire e a vendicarsi a causa dell’inganno che precedentemente aveva subito.

E oggi, cosa è rimasto di Palazzo Penne?

Il Palazzo del demonio, nel 2004, è stato affidato dal comune di Napoli all’università L’Orientale affinché diventasse una sede di laboratori e centri di studio per gli studenti universitari. Questo progetto, però, non è mai cominciato. Intanto, nel 2008 furono avviati dei lavori per restaurare l’esterno di Palazzo Penne che oramai era lasciato al degrado più totale e poi, nel 2013 sono cominciati i lavori interni.

In questa divertente e macabra leggenda, ancora una volta viene fuori la creatività che contraddistingue il folklore di Napoli e del suo popolo che mai si arresta e mai smette di sorridere.

Arianna Spezzaferro

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