Tamponi: cosa sono, come funzionano, quando farli

Fonte immagine: paginemediche.it

In questo anno di pandemia da COVID-19 abbiamo imparato i loro nomi. Ma sappiamo cosa sono?

Tamponi molecolari, tamponi rapidi, tamponi antigenici, test sierologici… Il COVID-19, oltre ad averci stravolto la vita, ci ha insegnato tanti nuovi termini tecnici.

Ma sappiamo cosa sono i “tamponi” e come funzionano?

Andiamo con ordine.

Tampone Molecolare

Innanzitutto, il tampone molecolare. Per eseguirlo è necessario ottenere un campione naso-faringeo (ovvero la mucosa di rivestimento del rinofaringe e dell’orofaringe (quindi, o dalla gola o dal naso), con un tampone simile a un cotton-fioc. È poco invasivo e non è doloroso. Al massimo si avverte una sensazione di fastidio, che però svanisce in pochi minuti.

Come funziona? In semplici parole, il tampone molecolare rileva l’RNA del virus, quindi materiale genetico. Il test viene eseguito con la tecnica RT-PCR (anche conosciuta come Reverse Transcription- Polymerase Chain Reaction, una tecnica innovativa che permette di avere risultati ai test genetici in modo veloce e affidabile). Presenta, di conseguenza, alte specificità e sensibilità. È anche l’unico metodo per certificare con assoluta certezza l’infezione da Coronavirus e garantisce una bassissima percentuale di falsi positivi ed è un’arma utile per eseguire il tracciamento degli asintomatici, coloro che sono vettori del virus senza però presentarne i sintomi.

Per avere i risultati bisogna attendere 2-6 ore ed è necessario che a eseguire i test sia personale specializzato in strutture altrettanto specializzate.

Chi deve essere sottoposto a tampone molecolare?

  • Coloro che hanno avuto contatti stretti con una persona con infezione confermata, al decimo giorno dall’ultimo contatto (infatti il tempo di incubazione del virus è di circa 10 giorni)
  • Se sono presenti sintomi riferibili a COVID-19, dopo consulto medico
  • Per confermare l’avvenuta guarigione dall’infezione

In attesa del risultato del tampone, è obbligatorio l’isolamento domiciliare.

Tampone Antigenico

Il tampone antigenico, o tampone rapido, invece ricerca gli antigeni (specifiche componenti proteiche sulla superficie del virus) all’interno di campioni oro/rinofaringei. Come per il tampone molecolare, il prelievo avviene tramite un piccolo tampone di cotone in modo rapido e indolore. Non è necessaria la presenza di personale specializzato per eseguire questo genere di test, né è necessario eseguirlo in strutte specializzate.

A differenza del tampone molecolare, per poter visionare i risultati è necessario attendere al massimo un’ora.

Questa rapidità nei risultati va ad inficiare però la sensibilità del test stesso, perché non garantisce che l’infezione sia effettivamente in atto. È quindi necessario che, in caso di positività al tampone rapido, il soggetto si sottoponga ad un tampone molecolare per confermare effettivamente l’infezione in atto. Da ciò deriva quindi che è molto facile incorrere in falsi positivi o in falsi negativi.

Nonostante la sua bassa sensibilità, rispetto al tampone molecolare, il tampone rapido è stato utilissimo nelle operazioni di screening e di tracciamento durante le fasi discendenti delle curve di contagio del virus.  Scopri di più su quando fare il tampone rapido in questo articolo di Soterikon.it.

Come alternativa, vengono talvolta proposti i tamponi salivari, sia molecolari che antigenici, meno invasvi. Non sono ancora stati convalidati né dall’OMS né dall’ISS. Possono rivelarsi utili però in caso di necessità di screening di larghe fette di popolazione.

Test Sierologico

Infine, i test sierologici sono i cosiddetti “pungidito”. Sono test utili per la ricerca di anticorpi, IgG e IgM, quindi danno un’efficace risposta nel caso in cui il soggetto voglia capire se è entrato in contatto con il virus. Non può sostituirsi al tampone molecolare; è utile però in caso di valutazione epidemiologica della popolazione.

Andando con ordine, le IgG e le IgM sono le immunoglobuline, quindi anticorpi, che entrano in gioco in caso di contatto o infezione da Coronavirus. Questo tipo di test può essere quantitativo, e quindi rilevare la concentrazione totale di immunoglobuline, o qualitativo, e quindi rilevare esclusivamente la presenza o l’assenza di anticorpi.

Le IgM sono le immunoglobuline responsabili della risposta immunitaria primaria, sono quindi le prime ad entrare in gioco in caso di infezione, rilevano e iniziano a combattere gli antigeni. Si rilevano le prime tracce dopo 5-10 giorni, aumentano di numero anche dopo diverse settimane e rimangono nel sangue fino a 4 mesi. La loro produzione cala fino a scomparire non appena entrano in gioco le IgG.

Le IgG sono invece responsabili della risposta immunitaria secondaria e sono la maggior parte delle immunoglobuline presenti all’interno del sistema immunitario. Rappresentano la memoria immunologica, attivandosi quindi nel caso in cui il soggetto entra in contatto con un virus o un antigene con cui è entrato in contatto in passato. Questo meccanismo è alla base della tecnologia vaccinale: all’interno del vaccino inoculato è presente il virus reso inoffensivo, per innescare una reazione immunologica del corpo, facendo in modo così di creare un ricordo di quel virus all’interno del sistema immunitario.

Il test sierologico necessita di un’attenta valutazione: nel caso in cui risulti negativo, il soggetto in esame è considerato “recettivo” e quindi sottoposto a controllo. Nel caso in cui invece risulti positivo, il soggetto deve sottoporsi a tampone molecolare, per confermare o escludere una possibile infezione in corso.

Il costo di questi strumenti di analisi è spesso irrisorio, quindi sottoporsi a tamponi e test può rivelarsi un’utile strategia per monitorare costantemente l’andamento dei contagi da COVID-19.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui