UNISA: quello che è stato il 2017, e quello che ci si augura per il 2018

I possibili appellativi sarebbero numerosi: Università degli studi di SalernoHippocratica Civitas Studium Salerni o semplicemente Unisa. Ma il modo più corretto per definire e descrivere il polo universitario statale, con sede principalmente a Fisciano, è sicuramente quello di campus vivendi: un’area vasta più di 1.200.000 m², nella quale si ergono le strutture funzionali ai servizi e alla didattica, dalle biblioteche, alle aule fino ai laboratori di ricerca e alle segreterie, ma anche piazze, luoghi di ritrovo e di incontro, immersi nel verde.

Proprio qui, nella cornice felicemente raccolta e bucolica di quest’angolo tra le solitarie colline della valle dell’Irno, la vita universitaria ha modo di esprimersi in tutte le sue forme e declinazioni. Per gli studenti innanzitutto, ma anche per il vasto territorio cui si riferisce e si richiama, Unisa è diventata negli anni un punto di riferimento irrinunciabile,  catalizzatore della vita culturale, economica e sociale. Un luogo intimo prima che funzionale, legato ai sentimenti e ai desideri, e quindi insieme punto di partenza e di approdo delle aspirazioni e delle istanze di realizzazione personale, di futuro e di cambiamento delle giovani generazioni. Una vera e propria istituzione, che dunque riflette limpidamente luci ed ombre della società che presiede, e misura il suo stato di salute a partire dai giovani uomini e dalle giovani donne.

Il 2017 ha offerto diversi spunti per esemplificare e scandagliare appieno questa dicotomia, che fa dell’ateneo salernitano un caso simbolico della crisi, dei successi e delle potenzialità non solo del territorio, ma del sistema Italia tutto.

Unisa viene costantemente accreditata come uno degli atenei dalla qualità universitaria più elevata dell’Italia del Sud, nei numerosi ranking nazionali e internazionali. L’anno appena trascorso non ha costituito eccezione ed anzi, ha consolidato un trend positivo: Unisa si colloca nella top 400 degli atenei mondiali nella classifica del prestigioso studio di The Times Higher Education World University Rankings 2016-2017, che ne valorizza soprattutto il contributo alla ricerca (terzo tra le università italiane) e la posiziona come primo ateneo del Sud-Italia. Le pagelle delle Università italiane elaborate ogni anno da “Il Sole 24 ORE” premiano ed elogiano allo stesso modo l’ateneo salernitano: nel dossier 2017, che come di consueto raccoglie le informazioni messe a disposizione dalle banche dati del MIUR e dall’ANVUR, l’Università di Salerno si colloca al 15esimo posto della classifica generale, registrando la crescita più alta e confermandosi come primo Ateneo del Centro-Sud. Ancora una volta è la ricerca ad ottenere i punteggi migliori, con la più alta “capacità di attrazione di risorse per progetti di ricerca”.

Infatti proprio a proposito di ricerca, Unisa è stata protagonista di risultati sensazionali nel 2017: dalla sintetizzazione della pelle artificiale sensibile al calore, al contributo dell’osservatorio astronomico dell’Università di Salerno alla scoperta del pianeta KELT-9b, fino alla rivoluzionaria scoperta di un biomarcatore specifico per la cura del cancro polmonare. I giovani ricercatori dell’ateneo salernitano, nei diversi team di ricerca promossi e coordinati dai docenti, si sono distinti per capacità, professionalità, intuito nonché per la collaborazione e la connessione alle prestigiose realtà internazionali.

UNISA: quello che è stato il 2017, e quello che ci si augura per il 2018

Un’eccellenza che non viene adeguatamente considerata e sostenuta dalle finanze pubbliche: per l’istruzione e la ricerca universitaria, lo stato investe infatti solo lo 0,4% del PIL italiano, penultima posizione in tutta la UE. Una continua contrazione dei finanziamenti che prosegue da anni e riguarda il sistema di istruzione nella sua interezza, e che impedisce alla ricerca di ottenere risultati anche migliori. Non basta ottenere risultati brillanti nel contesto di un continuo depauperamento di risorse e fondi destinati a docenti e ricercatori, sempre più precari e poco valorizzati.

La conseguenza più immediata e visibile riguarda il diritto allo studio: non solo la soglia minima del reddito per accedere alle borse di studio ed ai servizi è stata ulteriormente portata verso il basso, ma il fenomeno degli studenti idonei non beneficiari si è reso endemico, proprio per mancanza di fondi, in un contesto pluriennale in cui il carico di tasse universitarie è continuamente cresciuto, fino a diventare il terzo più gravoso in Europa.

Le università di provincia e del Mezzogiorno sono ulteriormente penalizzate nella ripartizione delle risorse (che segue il discutibile meccanismo di merito dei parametri ANVUR-VQR), e anche Unisa per il 2017 non si è dotata di un piano di investimenti adeguato a garantire a tutti i suoi studenti un diritto allo studio valido, nonostante la situazione si presenti più positivamente che altrove, quantomeno nei tempi dell’erogazione agli aventi diritto.

Proprio di modello Salerno “da esportare in tutta la regione Campania” parla il professor Domenico Apicella, neo presidente dell’Adisurc, l’azienda unica per il diritto allo studio, composta di tutte le ex Adisu territoriali campane, che nel suo ambizioso piano straordinario del 2018 punta a garantire la copertura delle borse di studio al 100% degli studenti idonei anche per i due anni precedenti, oltre che migliorare la qualità generale dell’erogazione dei servizi. Vedremo se agli ottimi propositi potranno seguire i fatti.

UNISA: quello che è stato il 2017, e quello che ci si augura per il 2018

La situazione generale di immiserimento delle risorse e dei servizi, e quindi del valore e del ruolo stesso dell’istituzione universitaria nella società, passa anche dalla emblematica vertenza delle addette/i alle pulizie dell’ateneo. Le lavoratrici (soprattutto donne con famiglie a carico), vivono dal 2016 una situazione di estrema precarietà a seguito di una gara d’appalto controversa, resa possibile anche dalle nuove normative del JobsAct: hanno visto i propri stipendi ridotti di circa il 40% (arrivando a percepire anche 300 € mensili) e una serie di altri diritti fondamentali completamente cancellati dai nuovi contratti, con ripetuti casi di ulteriore sfruttamento a fare da inevitabile cornice.

Nell’anno corrente i lavoratori e le lavoratrici hanno cercato di far sentire la propria voce, di riuscire a scuotere le coscienze e cambiare lo status quo: attraverso lo sciopero del 31 Marzo 2017 e il presidio dal 18 al 21 Aprile gli interessati alla lunga vicenda hanno fatto risentire la propria voce contro la Fondazione, la quale si occupa dell’assegnazione di mansioni a cooperative e aziende che concorrono al bando pubblico, e contro le condizioni insostenibili e lesive della dignità cui sono sottoposti.

Purtroppo le loro battaglie non sono arrivate ad esiti positivi e la situazione di disagio permane nella sua gravità, nel silenzio assordante delle istituzioni universitarie, moralmente tenute ad esprimere più di una solidarietà di facciata. Una brutta vicenda che macchia profondamente la reputazione complessiva di Unisa e che si spera, con una certa disillusione, possa conoscere un quantomeno un miglioramento nel 2018.

UNISA: quello che è stato il 2017, e quello che ci si augura per il 2018

Del resto si tratta di un processo consequenziale ben conosciuto: i mancati investimenti in istruzione e ricerca, la mortificazione dei diritti degli studenti e dei lavoratori e il peggioramento delle loro condizioni di vita sono parte di una spirale regressiva alla quale il nostro paese si costringe ormai da decenni, e che colpisce inevitabilmente anche casi eccellenti come il “primo ateneo del Sud-Italia”.

Una disillusione profonda cresce endemicamente tra le giovani generazioni, che si traduce in disaffezione verso la partecipazione politica e le sue dinamiche e logiche, come dimostrato anche in occasione delle elezioni universitarie del 5 e del 6 Dicembre, che hanno conosciuto un forte astensionismo, presso l’ateneo salernitano come altrove, e sono vissute con distacco e diffidenza. Gli studenti si sentono stritolati da un’asfissiante mancanza di prospettive, di realizzazione e di cambiamento, apparentemente insuperabile.

Per Unisa il 2017 è stato infatti un anno tragico da un punto di vista umano: due ragazzi si sono tolti la vita, a poca distanza, proprio all’interno del campus. In quei momenti il “campus della vita” cui si faceva riferimento in precedenza si è trasformato in qualcos’altro, nel simbolo di una generazione, istruita, creativa, ambiziosa, ma fragile, sofferente e abbandonata dalle istituzioni. Una generazione che necessita di investimenti infinitamente migliori verso luoghi simbolici e di sostanza per la propria formazione culturale, sociale e umana e per costruire una società dei valori e non del valore.

Luigi Iannone

 

Luigi Iannone
Classe '93, salernitano, cittadino del mondo. Laureato in "Scienze Politiche e Relazioni Internazionali" e "Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica". Ateo, idealista e comunista convinto, da quando riesca a ricordare. Appassionato di politica e attualità, culture straniere, gastronomia, cinema, videogames, serie TV e musica. Curioso fino al midollo e quindi, naturalmente, tuttologo prestato alla scrittura.

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