blog beppe grillo

Luigi Di Maio ha vinto le primarie su Rousseau ed è diventato candidato premier e capo politico del Movimento Cinque Stelle. Ma è proprio vero che ora il Movimento cammina sulle sue gambe e non ha più bisogno di Beppe Grillo e del suo blog? O forse è Grillo che non vuole staccarsi dalla sua creatura?

Al via di ogni campagna elettorale i politici italiani ripropongono uno slogan così funzionale che a metterlo in pratica sembrerebbe di sciuparlo: parliamo di contenuti. Ma la politica vera, quella che porta al potere, in Italia è un’altra cosa. La politica, come diceva il socialista Formica fregandosene dell’etichetta del Palazzo, è sangue e merda. Devono averlo capito alla vigilia delle prossime elezioni anche ai piani alti del Movimento Cinque Stelle, che si trova invischiato in diverse polemiche – ultima in ordine di tempo quella sui mancati rimborsi elettorali – che rischiano di allontanare i pentastellati da Palazzo Chigi. Come se non bastasse, alle polemiche si aggiungono retroscena su problemi reali e presunti: per esempio, in tutto questo, che fine ha fatto Beppe Grillo?

Il mese scorso il fondatore del Movimento ha lanciato il suo nuovo sito, slegandolo totalmente da Casaleggio e dall’Associazione Rousseau. Sulla homepage del blog compaiono i link al Blog delle Stelle e per l’appunto alla piattaforma Rousseau, ma per il resto l’operazione sembra un ritorno al passato. Il Grillo leader di partito lascia spazio al Grillo delle origini, attento soprattutto alle tematiche ambientali relegate invece in secondo piano nel nuovo programma del Movimento.

Al 19 febbraio, sul blog di Grillo cinque articoli in evidenza su sei sono dedicati a clima ed ecosistema. L’ultimo è un trafiletto di dieci righe sull’affaire “Rimborsopoli” che non entra nel merito della faccenda ma si limita a una confusa esaltazione della diversità del Movimento, «Noi siamo diversi anche quando doniamo, diversi da tutti».

Molto più politico – in senso stretto, ovvero concentrato sulla stringente attualità politica – il Blog delle Stelle, che tra un editoriale a tutta pagina di Luigi Di Maio e l’altro presenta in vista del 4 marzo anche una guida agli impresentabili presenti negli altri partiti e un vademecum su come votare.

Insomma, non sembrano molti in apparenza i punti di contatto tra il mondo «di liberazione, di mente, di fantasia, di utopie, di sogni, di visioni» del nuovo (vecchio?) Grillo e la sempre più evidente ricerca di autorevolezza e concretezza del Movimento da lui fondato. Ma dietro queste differenze c’è un concreto distacco tra il padre fondatore e il nuovo leader Di Maio come hanno suggerito diversi giornali di destra e non solo oppure si tratta di due facce della stessa medaglia, di due parti di un progetto unitario?

Fuori dai rispettivi blog, il punto di contrasto più evidente tra Grillo e Di Maio restano le eventuali alleanze. «Governeremo con chi ci sta», dice Di Maio. «Non esistono altre forze politiche, l’unica nuova siamo noi», risponde Grillo.

Ma è un’antinomia reale o apparente? Davvero è così assurdo che Grillo sostenga un governo bi(tri?)colore con Luigi Di Maio Presidente del Consiglio? A nostro parere prima di saltare alla conclusione di una frattura insanabile tra la linea incendiaria del leader storico e la realpolitik del candidato premier è necessario esaminare le varie ipotesi che si stagliano all’orizzonte.

Tutti i candidati del Movimento alle domande sulle alleanze hanno sempre risposto che gli altri partiti potranno votare le proposte del Movimento. Come a dire, se gli altri diventeranno grillini allora saranno nostri alleati. Quella che potrebbe apparire come una risposta ambigua e quasi ridicola a una questione prioritaria nella formazione di un governo può fornirci in realtà un’ipotesi su come andranno le cose in caso di un exploit a cinque stelle.

Sarà così difficile per il Movimento giustificare davanti ai propri elettori un’alleanza con la Lega oppure con Liberi e Uguali che si fondi sul mantenimento delle proposte chiave del Movimento (in primis l’abolizione dei costi della politica) e che faccia concessioni all’alleato sui temi sui quali la propaganda grillina non si è mai incentrata particolarmente (e sono tanti)? Un governo Di Maio che abolisce il reato di eccesso di legittima difesa da una parte o le tasse universitarie dall’altra sarebbe così malvisto dalla base del Movimento?

Se ci state accusando di sfociare nella fantapolitica avete ragione solo in parte, perché se nessuno dei tre poli che puntano alla maggioranza assoluta dei seggi sarà sufficientemente forte da governare da solo ecco che questi scenari diverranno tutt’altro che improbabili. E quindi, tornando al motivo che ci ha condotti fino a qui, in un contesto simile che ruolo giocherà Grillo, da sempre contrario a qualsivoglia alleanza? Sosterrà un governo Di Maio spurio oppure si schiererà con i puristi della prima ora?

Se solo il 4 marzo ci darà le risposte che cerchiamo, per ora possiamo limitarci a notare che anche il Movimento è ormai un partito italiano a tutti gli effetti, con tutte le beghe di partito tanto simili a quelle di condominio che hanno caratterizzato ogni formazione politica di successo dal 1946 a oggi. Welcome to the jungle.

Davide Saracino

1 commento

  1. Io penso che i grillini dovrebbero spiegare al popolo come si fà a trovare il contenuto della piattaforma Rousseau (su Internet ?) … che nessuno conosce. Rousseau per noi italiani … è un illustre sconosciuto. E’ un mago, un genio, un imbroglione ? … buh !
    E allora dài … forniteci spiegazioni. Grazie !

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