Blocco affitti-diritto alla casa-Berlino-Amsterdam
Fonte: The New Yorker

In contesti urbani dove i servizi essenziali appaiono sempre più privatizzati e in mano alle dure leggi del mercato, la giunta “rosso-verde” della città di Berlino e quella di Amsterdam hanno deciso di calmierare i prezzi e frenare la speculazione edilizia attraverso il blocco degli affitti, muovendosi a favore del diritto alla casa e scontrandosi con i liberali sul tema delle politiche abitative. La lotta contro la speculazione immobiliare, il contrasto alla gentrificazione e l’housing sociale rimangono tematiche naturalmente legate a una visione di città appartenente alla Sinistra. Tuttavia, in Italia la questione urbana rimane relegata ai margini dell’agenda politica nazionale e locale, nonostante i cambiamenti profondi nelle nostre città richiedano risposte urgenti. Le capitali “nobili” europee come Berlino e Amsterdam con le sue politiche abitative potrebbero costituire un esempio e una guida anche per le grandi città italiane.

Blocco degli affitti e diritto alla casa a Berlino e Amsterdam

Si parla di una misura per la città di Berlino e per la sua Camera dei deputati, ma soprattutto di una vittoria decisiva per la maggioranza “rosso-verde” formata da Linke, Verdi e Spd. Il contrasto alla speculazione immobiliare, che ha comportato un innalzamento dei prezzi e lo sfratto dei berlinesi non in grado di provvedere al pagamento dell’affitto, prevede il blocco degli affitti con un tetto massimo che consente di congelare gli attuali canoni di mensilità o di richiederne l’abbassamento in caso sia superiore del 20% ai massimali fissati nel nuovo provvedimento. Fra movimenti e associazioni che festeggiano questa nuova misura per il diritto alla casa, i liberali, così come la Cdu (Unione Cristiano-Democratica di Germania) e la Fdp (Partito Liberale Democratico) lamentano possibili danni al settore edilizio e urlano al populismo. I dati in un certo qual modo smentiscono il fronte del mercato, dal momento che 340.000 nuclei familiari a Berlino potranno richiedere una riduzione del canone e che la svendita a grandi imprese di lotti di terreno ha condotto Berlino verso una “gentrificazione programmata”. 

Anche da Amsterdam arriva la notizia di una delibera proposta dalla giunta comunale per imporre un “obbligo di residenza” valido per gli immobili di nuova costruzione. Non si tratta di un blocco degli affitti totale, essendo previste eccezioni e un tetto massimo d’affitto di 1027 euro al mese, ma consentirebbe in futuro di calmierare i prezzi e combattere la speculazione. 

Ma perché preoccuparsi della questione urbana e chiedere misure per il diritto alla casa? È possibile rispondere a questa domanda, solo all’apparenza facile, richiamando alcuni concetti quali: segregazione, diseguaglianze, gentrificazione e speculazione immobiliare che spiegano la necessità di attuare politiche urbane, come quella del blocco degli affitti.

Le città che cambiano fra diseguaglianze sociali e segregazione

Per comprendere i cambiamenti nell’uso dello spazio urbano potrebbe essere utile immaginare la città come una spugna capace di assorbire i grandi sconvolgimenti che avvengono nel contesto economico globale. Il passaggio alla cosiddetta “economia dell’informazione”, con la conseguente crescita del settore dei servizi e il declino della produzione di massa, ha reso la città centro nevralgico delle attività economiche dei mercati globali. Come segnala la sociologa Saskia Sassen, nelle “città globali” è possibile osservare una divisione del lavoro altamente polarizzata, con una classe di professionisti ben retribuita il cui stile di vita agiato dipende da un’ampia fascia di lavoratori manuali con bassi salari e in condizioni di precarietà. Questa polarizzazione di carattere economico ha risvolti anche nell’ambito dell’organizzazione del lavoro, nel mercato immobiliare e nei consumi. Come dimostrano alcuni studi, ciò che avviene oggi nelle città europee conferma l’esistenza di una relazione fra diseguaglianze sociali e segregazione. In altre parole, la distanza spaziale cresce di pari passo con la distanza sociale. Ciò significa che la popolazione più povera si concentra principalmente in quartieri distinti rispetto alle classi sociali più agiate. Il ruolo del mercato immobiliare nell’esautorare il fenomeno della segregazione nelle città europee non può essere negato, partecipando alla distribuzione delle abitazioni in termini socioeconomici e determinando il valore immobiliare. Per questo motivo, la pianificazione urbana può agire come freno al fenomeno segregativo e alla mercantilizzazione degli spazi, come avviene ad esempio con il blocco degli affitti. Tuttavia, nella città dell’epoca neo-liberista l’azione pubblica ha abdicato, creando quell’ambiente business friendly necessario in un contesto di concorrenza aggravata affinché si attirino gli investitori. Lo scotto si paga in termini di mancata redistribuzione delle risorse e dei servizi, privando i cittadini del diritto alla casa che in passato poteva essere garantito attraverso l’edilizia popolare e le cooperative edilizie

Blocco affitti-diritto alla casa-Berlino-Amsterdam
Fonte: outsidersweb.it

Nel vortice della gentrificazione 

Il termine, nato nel XVII secolo, descriveva l’invasione dei quartieri popolari da parte della classe media e il conseguente trasferimento degli operai. Anche nelle città neo-liberiste può essere riscontrato questo fenomeno, soprattutto nei quartieri più centrali della città, in aree abbandonate e svantaggiate che diventano quartieri di classe agiata con spazi urbani rinnovati e edifici ristrutturati. Basti pensare a Kreuzberg, vecchio quartiere di Berlino dove vivevano i gastarbeiter turchi, a Shoreditch, covo degli hipster nel cuore di Londra, o a Malasaña, il famoso barrio madrileno citato da Manu Chao. In pratica, queste aree degradate e abbandonate dalle industrie con la fine della produzione di massa diventano improvvisamente meta di una popolazione giovane e di artisti. Col tempo questi quartieri attraggono la classe media alla ricerca di abitazioni in posizioni centrali e gli imprenditori interessati ad investire per “riqualificare”, trasformare queste aree urbane in luoghi di consumo e di turismo. Anche in questo caso l’azione pubblica risulta essenziale: se il controllo pubblico sul mercato immobiliare, per esempio attraverso il blocco degli affitti, si indebolisce e l’edilizia abitativa pubblica si riduce, i prezzi salgono e la gentrificazione aumenta rapidamente. 

L’esempio berlinese del blocco degli affitti in Italia

Il blocco degli affitti a Berlino e Amsterdam potrebbe costituire un esempio e una guida per fermare il lento declino delle grandi città italiane, che subiscono gli effetti sulla diseguaglianza e l’esclusione sociale dei mancati investimenti statali. Nel nostro Paese la questione urbana passa totalmente in sordina, mentre la dicotomia centro-periferia si allarga creando centri finanziari e vetrine per turisti, come Milano, sempre più attraente per gli investitori, o come Bologna, la nuova “disneyland della gastronomia”, mentre nelle periferie si fatica ad assicurare i servizi indispensabili. 

Già nel 2015 venivano denunciati gli affitti esagerati per gli studenti fuori sede in città come Roma e Milano, dove i canoni mensili raggiungono i 600 euro, mettendo a rischio il diritto alla mobilità per un gran numero di universitari. Oggi la situazione non è migliorata. A Bologna i prezzi degli affitti aumentano a dismisura con un’offerta sempre più ridotta a causa di piattaforme come Airbnb, mentre gli sgomberi dei centri sociali LabásXM24 in nome del decoro urbano fanno presagire lo spettro della gentrificazione sulle aree della città ambite dagli imprenditori e con alti valori delle case.

Da qui, la necessità di porre un freno al mercato immobiliare anche nelle nostre città per garantire il diritto alla casa e permettere ai cittadini di accedere ai servizi fondamentali, ma fino a quando la povertà e l’esclusione saranno ridotti a un mero problema estetico, anche per le giunte di sinistra le politiche abitative come quelle di Berlino e Amsterdam appariranno solo una lontana illusione. 

Rebecca Graziosi

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