Tra i bagliori arcobalenici dei padiglioni, la sferzante opulenza dell’impalcatura espositiva e la frenesia turistica dei visitatori, all’EXPO di Milano è possibile visitare il villaggio di Save the Children e conoscere le storie di Sarita, Alvira, Bayutu, Tarek, Hari, Mary.
Chi sono? Bambini di ogni parte del mondo, proprio come gli allestimenti della rassegna milanese, con una leggera differenza: loro soffrono la fame e la malnutrizione, vivono i disagi della guerra, della scarsa scolarizzazione, della mancanza d’acqua potabile; loro fanno parte di quei milioni d’infanti messi quotidianamente a rischio dagli eccessi e dagli abusi sfrenati di un consumismo che accumula per i pochi sottraendo ai molti.
Accedendo alla struttura del villaggio Save the Children, è possibile ripercorrere idealmente queste e migliaia di altre storie simili, così come le pratiche che la onlus mette in campo per lenire le emergenze e contribuire, per quanto possibile, a migliorare le condizioni di vita dei bambini a rischio. Tra orticelli biologici, kit di sopravvivenza e innovative strutture in metallo per fornire assistenza primaria, i volontari Save the Children accompagnano e ripropongono lì, al centro dell’universalità ostentata, la concreta solidarietà dei dettagli.

Qual è l’obiettivo che vi prefissate nel presenziare ad EXPO 2015?
Il tema di EXPO, “nutrire il pianeta, energia per la vita”, è molto vicino allo scopo di Save the Children, combattendo la malnutrizione. Abbiamo voluto dunque evidenziare il concetto di soluzioni possibili alla malnutrizione, che è concausa della metà delle morti nei bambini al di sotto dei 5 anni.
E come vi ponete nei confronti della presenza di multinazionali come McDonald’s e Coca-Cola, che di queste piaghe sono spesso corresponsabili?
Non ci permettiamo di giudicare altre realtà, il nostro obiettivo è solo quello di sensibilizzare tutti i visitatori che verranno a trovarci, crediamo non ci siano altre risposte all’argomento perché non corrisponde a quello che ci siamo prefissati.
Attraverso il portale www.savethechildren.it è dunque possibile conoscere i progetti e reperire le informazioni necessarie per avvicinarsi alle attività di Save the Children Italia (che ringraziamo per la cordiale ospitalità) ed aiutare Tarek e i suoi amici: del resto, non è colpa loro se sono nati nel “posto sbagliato”, ed una simile sorte sarebbe potuta toccare anche a noi. Rendersene conto può mutare quella (in)differenza.
Emanuele Tanzilli
















































