Aste Nagusia, etnografia della festa popolare di Bilbao
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Il sabato successivo al 15 agosto, giorno della celebrazione dell’Assunzione della Vergine Maria, viene celebrata ogni anno nella città di Bilbao la festa popolare conosciuta in lingua basca come “Aste Nagusia”, che in spagnolo significa “Semana Grande”. Come da tradizione, i festeggiamenti durano nove giorni consecutivi e hanno il preciso intento di celebrare la cultura basca, quel complesso di manifestazioni sociali, simboliche e materiali che ancora oggi sono alla base del nazionalismo dei Paesi Baschi (Euskadi), comunità autonoma della Spagna settentrionale.

Durante la dittatura franchista, Bilbao visse un periodo privo di feste popolari poiché il regime organizzava feste senza la partecipazione organizzativa dei cittadini. Di conseguenza, con la fine del periodo franchista, nel 1978 nacque la prima edizione dell’Aste Nagusia organizzata dalla Comisión Mixta de Fiestas, che coinvolse i bilbaini a partecipare attivamente alla preparazione e allo svolgimento dell’evento. Questa Commissione è composta in modo paritetico da rappresentanti di tutte le formazioni politiche presenti all’interno del Consiglio Comunale e dai rappresentanti del Coordinamento delle Comparsas (Konpartsak), ovvero vari gruppi di persone vestite con costumi tradizionali, che fanno festa per le strade aiutandosi con degli strumenti musicali.

La partecipazione popolare consente di delineare l’identità del popolo basco, poiché conferisce tipicità e autenticità all’Aste Nagusia. Alla Semana Grande di Bilbao hanno partecipano alcune storiche Comparsas come Satorrak (lega comunista rivoluzionaria), Pinpulinpauxa (movimento di liberazione gay dei Paesi Baschi), Bizizaleak (movimento ecologista), Txomin Barullo (movimento comunista). Non sono mancati inoltre gruppi come Mamiki (di ispirazione femminista), Sinkuartel (antimilitarismo), oppure che rivendicano solidarietà e internazionalismo, ed ancora Txori Barrote (che si batte per l’amnistia dei i prigionieri politici) o alcuni che rappresentano i diversi quartieri di Bilbao.

Dopo due anni di pausa a causa della pandemia, l’anno passato si è celebrata la 42a edizione dell’Aste Nagusia. Secondo la tradizione, la festività incomincia nel momento in cui i bilbaini si riuniscono davanti al balcone del Teatro Arriaga per assistere al Pregón recitato dalla Pregonero, ovvero una persona famosa di Bilbao vestita con un cappello nero e giacca gialla. Esso è affiancato dalla Txupinera, ossia una donna vestita rigorosamente di rosso scelta fra le comparsas, la quale accende un razzo che annuncia l’inizio delle festività. In seguito, appare il simbolo delle festività ovvero il personaggio di Marijaia, una donna dall’aspetto tradizionale con un abito colorato ispirato ai vestiti indossati nelle zone rurali e un fazzoletto legato in testa, che esprime gioia ed allegria tenendo le braccia sempre alzate.

Per valorizzare la cultura e le tradizioni basche, questa edizione ha offerto oltre 500 tra attività di carattere folcloristico (Euskal Folklore) e sport rurali della regione (Herri Kirolak). Come riportato dal programma, sono infatti andate in scena concerti gratuiti di vari generi musicali, sfilate per le strade della città di Gigantes e Cabezudos accompagnati da ballerini e musicisti, spettacoli teatrali realizzati per strada e arti performative, manifestazioni sportive e competizioni basche (come il Toad in the hole) e addirittura un parco tematico come punto di incontro per bambini e famiglie. Infine, ogni giorno si è potuto assistere alla consueta gara serale di fuochi d’artificio sparati dalle diverse nazioni in competizione. A coronamento di 9 giorni di feste, la notte della seconda domenica Marijaia viene bruciata a simboleggiare la fine dell’Aste Nagusia.

A prima vista, la festa dell’Aste Nagusia potrebbe quindi essere percepita come una semplice occasione per festeggiare in modo alquanto bizzarro e stravagante. Ma lungi dall’essere una festività che si distingue per irrazionalità, questa ricorrenza è un momento importante per i bilbaini poiché infonde loro sicurezza e gli permette di affrontare la vita quotidiana. Festeggiando l’Aste Nagusia, gli abitanti di Bilbao trasformano infatti il mondo in qualcosa di familiare in cui riconoscersi, realizzando perciò la condizione essenziale del processo che l’antropologo napoletano Ernesto De Martino chiama «appaesamento». Questa festività permette ai bilbaini di radicarsi nel mondo e in qualche misura di costituirlo, se ne appropriano interiorizzandolo e nello stesso tempo lo colonializzano proiettandovi una parte di sé. Ne consegue che attraverso questa assimilazione delle cose e dello spazio, il mondo viene reso domestico, familiare, ovvio, e quindi fruibile in maniera non problematica.

Ragion per cui la festività dell’Aste Nagusia è leggibile solo se inserita all’interno della civiltà basca. Di fatto, questa festività assorbe il mondo all’interno di un progetto di valorizzante che lo trasforma in un cosmo ordinato, ovvero un insieme di regole che fondano un ordine che vale nella misura del contesto in cui vengono rispettate. Pertanto l’efficacia delle regole non risiede nel loro contenuto, ma nel consenso che una comunità storica affida ad esse. In questo modo vengono disegnati i confini che definiscono l’autenticità bilbaina, perimetrando valori inossidabili in cui ogni gruppo sociale riconosce la propria esclusività. Una sorta di primordiale barriera protettiva che ne presenta l’identità, mantenendo stabili alcuni punti di riferimento che agli altri possono apparire incomprensibili.

Una barriera che è destinata a rafforzarsi in una nazione dove esistono spinte irredentiste come la Spagna. Dopo gli anni dell’Euskadi Ta Askatasuna, anche nota con l’acronimo di ETA, un’organizzazione armata basco-nazionalista indipendentista con una fazione marxista-leninista il cui scopo era l’indipendenza del popolo basco, oggigiorno il nazionalismo basco si esterna soprattutto attraverso costumi e tradizioni locali. Ne consegue che la cultura è vissuta come autocoscienza non strettamente individuale, poiché è lo strumento con il quale le persone sono operativamente capaci di capire il loro posto all’interno della realtà in cui vivono.

La festività dell’Aste Nagusia consente così agli stessi abitanti di Bilbao di assumere consapevolezza, sul piano teoretico e su quello pratico, di cosa significa essere bilbaini e baschi. Possiamo perciò affermare che l’irredentismo basco sia più latente rispetto a quello nordirlandese, nettamente più evidente e percepibile a causa della divisione urbanistica di Belfast in quartieri protestanti e zone cattoliche, una ripartizione che più in generale fraziona tutte e sei le contee. Dunque, nei Paesi Baschi la lotta armata ha lasciato posto alla cultura, la quale è diventata negli ultimi anni il mezzo prevalente attraverso cui l’indipendentismo viene vissuto.

Gabriele Caruso

Laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, nutre un forte interesse verso l'antropologia culturale e la sociologia. I suoi principali temi di indagine sono l'antispecismo e le questioni inerenti all'Irlanda del Nord.

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