fra diavolo

È risaputo: la storia è fatta di simboli e a diventare pietre miliari del nostro passato sono proprio le persone, con le loro gesta, le loro scelte (giuste o sbagliate che siano) e le loro idee. Tra i personaggi più famosi della storia partenopea, Michele Arcangelo Pezza (conosciuto come Fra Diavolo) si è distinto durante le azioni del 1789. La sua figura col tempo è stata quasi mitizzata, con tratti di eroismo e di carattere iperbolico, ha ispirato opere teatrali di stile carnascialesco (fatte di tranelli, travestimenti e amari traditi) e cinematografiche (ricordiamo la pellicola del 1933 di Hal Roach, interpretata da Stan Laurel e Oliver Hardy).

Fra Diavolo nasce il 7 aprile 1771 ed acquista questo particolare soprannome durante la sua infanzia. Avendo contratto una grave malattia, la madre, pur di vederlo finalmente guarito, aveva fatto voto a San Francesco di Paola di farlo frate. Così, esaudite tali preghiere, Michele fu costretto ad iniziare una vita dedita alla religione sin dalla tenera età e fu spesso denominato “Arcangelo” per il senso di purezza e di candore che suscitava. Ma con l’avanzare dell’età divenne sempre più vivace e l’adolescenza lo rese più bello ed arrogante. Il suo maestro canonico gli affibbiò il soprannome di Fra Diavolo, con una fare quasi lungimirante, perché dal 1796 Michele cambierà completamente la sua vita. Dopo aver abbandonato la chiesa, venne mandato dal mastro sellaio del paese, Eleuterio Agresti, per imparare un mestiere. Ma in seguito ad una rissa uccise Eleuterio e suo fratello e si rifugiò sui monti di Itri per iniziare una vita da bandito, ricercato dalle forze dell’ordine del Regno.

La svolta si ebbe nel 1798, quando l’esercito francese avanzò verso Roma e Re Ferdinando IV di Borbone per rimpolpare l’esercito napoletano (di soli ufficiali mercenari svizzeri, inglesi e austriaci) decise di utilizzare i carcerati. Così la condanna per duplice omicidio di Michele fu commutata in 13 anni di servizio militare.

Le truppe francesi avevano intanto occupato Roma proclamandola Repubblica Romana. Dopo la fuga del papa, il gruppo di soldati a cui capo c’era Fra Diavolo, iniziò la sua marcia verso il Lazio e, disseminando saccheggi e razzie, arrivò alla piazzaforte di Gaeta combattendo strenuamente. Dopo una prima vittoria, Ferdinando di Borbone venne però cacciato dai giacobini francesi e Re Ferdinando da Caserta invita i suoi sudditi a sollevarsi per difendere il Papa e la Fede.

Ma Jean Étienne Championnet a capo dell’esercito francese, sbaraglia i borbonici, provoca la fuga a Palermo di Ferdinando IV e la caduta di Napoli che viene convertita in Repubblica Napoletana, sebbene la strenua difesa dei Lazzari.

Intanto le azioni di Fra Diavolo non si fermarono e furono elogiate anche dagli Inglesi. Quando si formò la Seconda coalizione antifrancese, decisa a muovere assedio alla fortezza di Gaeta, la sua massa di uomini venne riconosciuta come parte integrante dell’esercito borbonico mentre lui veniva nominato capitano dal re in persona.

Le zone napoletane rimaste libere, furono occupate da bande armate e così il territorio partenopeo era diviso tra la dominazione francese e la dura legge del brigantaggio. Di fronte questo scempio e a questa evidente disfatta del Regno di Napoli, Fra Diavolo si mobilitò per raggruppare un migliaio di uomini e si fermò nei pressi di Itri per indebolire i francesi lungo la Via Appia.

Fra Diavolo è passato nella storia napoletana proprio come il brigante che ha dato la vita per la sua strenua resistenza anti-francese per tutti gli eventi che seguono da questo momento in  avanti.

Riesce infatti a conquistare le simpatie della regina Maria Carolina e la stima del cardinale Fabrizio Ruffo (entrambi fuggiti a Palermo, a seguito di Ferdinando IV). Eliminate quindi le figure più eminenti del Regno di Napoli, Michele Pezza e la massa dei suoi soldati seguaci (un gruppo di poverissimi e fuorilegge), divenne l’unico punto di riferimento, la figura più forte alla quale ci sia poteva rivolgere.

Riuscì quindi da solo a riorganizzare l’esercito e a mettere in pratica varie tecniche militari, senza mai abbandonare la sua propensione alle razzie e al brigantaggio. Dopo la morte di suo padre per mano dell’esercito francese, Michele si mescola infatti alla sua gente, diventando parte della cronaca, delle scorribande, delle rivolte e delle insurrezioni. Era portavoce del popolo napoletano e manifestava accanto a lui tutta la sua stanchezza e sfiducia politica. Per questo suo atteggiamento ebbe dei problemi.
Riuscì a riconquistare Gaeta, ma non ebbe nessuna considerazione da parte del generale della fazione avversa a causa della sua natura brigantesca; così come, dopo la riconquista di Napoli nel 1799, venne sì chiamato per un’operazione su Roma, ma fu poi messo da parte da Ruffo.
Fra Diavolo tornò quindi a Napoli per ritirarsi a vita privata, finché nel 1806 Napoleone Bonaparte fa marciare un esercito verso Napoli, guidato dal generale Joseph Léopold Sigisbert Hugo (padre dello scrittore Victor Hugo). Re Ferdinando è costretto a fuggire nuovamente e Giuseppe Bonaparte viene incoronato re di Napoli per volere del fratello Napoleone.

Fra Diavolo ritornò allora in campo, forte dell’aiuto promesso dagli Inglesi, organizzò una rivolta, ma questa volta non ebbe la meglio sul nemico.

Iniziò una caccia all’uomo (resa particolarmente difficoltosa a causa delle abilità camaleontiche di Michele Pezza, abilissimo nei travestimenti) che ebbe fine quando un farmacista di Baronissi lo denuncia ai Francesi.

Venne alla fine condannato a morte e fu impiccato in Piazza del Mercato a Napoli.

Alessia Sicuro

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Laureata in lettere moderne e laureanda alla facoltà di filologia moderna dell'università Federico II, ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose. Accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire ed affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Divora libri, vecchie storie, vorrebbe guardar il futuro con degli occhiali magici per riportar solo belle notizie alla gente disillusa. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale! Vorrebbe esser stata più concreta fin dall’inizio, essere interessata ai soldi come tutta la gente normale e non sentirsi in pace col cosmo solo perché sta inforcando una penna. Si, vorrebbe, ma bisogna sempre svegliarsi.

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