È meglio il libro o il film?
Domanda scomoda a cui spesso la risposta di molti è “il libro”. Ciò accade poiché il lettore, una volta coinvolto dalla storia, figura personaggi e luoghi nella sua mente a proprio piacimento. Dunque, ciò porta ad aspettarsi qualcosa di simile, se non identico, proiettato sul grande schermo. Anche se la costumista fosse Edith Head e lo scenografo Dante Ferretti, ugualmente la maggior parte del pubblico preferirebbe la lettura.
In fondo quale sarebbe il divertimento se il film fosse la copia esatta del libro? La settima arte essendo tale non può essere criticata perchè non identica ad un’altra. È come pretendere che una fotografia sia identica ad un quadro. Il regista non fa altro che conciliare entrambe dando un suo stile.
Ci sono registi che, al contrario, preferiscono far trasparire piccoli dettagli del libro. Un esempio è “Vizio di forma” di Paul Thomas Anderson. Esso è l’adattamento del romanzo “Inherent Vice” di Thomas Pynchon. Il film presenta una diversità: il personaggio di Sortilège ha un valore diverso e gli è associata la voce narrante. Egli ha preferito lasciare spiazzati e confusi una parte degli spettatori rendendo l’altra parte davvero entusiasta. Il lavoro di taglia e cuci, nonostante la complessità narrativa del romanzo di Pynchon, ha reso il film originale ed indimenticabile per i lettori. Anderson, in questo modo, ha fatto si che la critica si dividesse: da un lato gli spettatori soddisfatti e dall’altro quelli che hanno fatto fatica a comprendere alcune parti del film durante la sua proiezione. Dunque, il regista è riuscito a soddisfare la maggior parte dei lettori nonostante l’apporto di piccoli cambiamenti.

In conclusione, affermare che sia migliore il film o il libro potrebbe essere un errore se alla base non c’è una solida conoscenza di entrambe le arti.
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Ilaria Cozzolino















































