Vico, filosofo

Con il solito appuntamento del venerdì, la rubrica ″Il Ventre di Napoli″ in questo mese di settembre è intenta a raccontare quelli che sono stati alcuni dei personaggi più illustri che hanno segnato la storia di Napoli. A tal proposito, è inevitabile raccontare di un filosofo napoletano che tutt’oggi gode di una grande fama: Giambattista Vico.

Il filosofo napoletano

«In questa cameretta nacque il XXIII giugno MDCLXVIII Giambattista Vico. Qui dimorò fino a diciassette anni e nella sottostante bottega di libraio, gestita dal padre, Antonio, usava passare le notti nello studio».

La nostra Napoli partorì al civico 31 di San Biagio dei Librai un uomo, un filosofo, un intellettuale, destinato a grandi cose e a cambiare la visione del mondo: Giambattista Vico.

Vico, dunque, nasce a Napoli il 23 giugno del 1668 da una famiglia umile e di modeste condizioni: il padre Antonio svolgeva la professione di libraio, mentre la madre, Candida Masulla, era figlia di un costruttore di carrozze. Nel 1675, la vita di Vico cambierà per sempre: la sua vivacità lo porterà a cadere e a procurarsi una spiacevole frattura al cranio, la quale condizionerà inevitabilmente la vita del giovane, sviluppando poco dopo una personalità malinconica ed acre, soprattutto perché fu costretto a non poter frequentare la scuola per tre anni.

Dalla frattura alla lotta per la conquista di un proprio sapere

Ebbene, nonostante i medici gli prospettassero che quella sua frattura gli avrebbe destato problemi a livello cognitivo, Vico non abbandonò mai l’idea di costruirsi un sapere. Ingaggiò una lotta contro natura: divenne autodidatta ed iniziò ad appassionarsi agli studi di diritto civile e canonico e accontentò il padre iscrivendosi alla facoltà di Giurisprudenza presso l’Università di Napoli, senza, tuttavia, seguirne i corsi ma cimentandosi in uno studio privato e personale. Pare, inoltre, che tra il 1693 e il 1694 addirittura conseguì la laurea in utroque iure, sviluppando tra l’altro un interesse particolare per i problemi filosofici sorti durante i suoi studi sul diritto.

Successivamente agli studi, Vico visse un periodo molto difficile soprattutto a causa delle condizioni economiche che lo portarono a fare da precettore ai figli del marchese Domenico Rocca presso il castello di Vatolla (oggi frazione del Comune di Perdifumo nel Cilento). Durante la sua permanenza ebbe comunque l’occasione di approfondire i suoi interessi filosofici ed umanistici, avvicinandosi a Platone, Bacone, Grozio, Bodin nonché Tacito; ma nel 1695, Vico è costretto a tornare presso la casa dei genitori a Napoli, poiché le sue condizioni di salute erano peggiorate. Allora, per poter sopperire al vuoto economico fu costretto ad impartire lezioni private di grammatica e retorica. Quattro anni dopo avviene una piccola svolta: divenne docente di retorica ed eloquenza presso l’Università di Napoli, fallendo il desiderio di passare ad una cattedra di diritto.

Sempre nello stesso anno viene aggregato presso l’Accademia Palatina; nonostante tale nomina, Vico non riuscì a gestire e a contribuire in maniera efficiente alle esigenze della famiglia, per cui si dedicò alla stesura di poesie, epigrafi, orazioni funebri, panegirici. A seguire, ebbe modo di affittare un appartamento in via dei Giganti e poter sposare la giovane donna Teresa Caterina Destito dalla quale ebbe otto figli.

Quella svolta nella vita che arrivò solo in parte

Con il matrimonio e a seguire la nascita degli otto figli, Giambattista Vico non riuscì più a trovare una adeguata concentrazione per i suoi studi, ma continuò comunque ad approfondire dei concetti e a scrivere opere importanti come la ″Scienza Nuova″, che è l’opera portante del suo pensiero, la quale gli diede un breve periodo di fama ma non fu capace di risolvere i problemi legati alla condizione economica.La Scienza Nuova non fu un testo comprensibile agli uomini del XVIII secolo, soprattutto per la cultura e le ideologie del tempo che andavano ben oltre le sue visioni della realtà. Allora Vico continuò ad essere un intellettuale sconosciuto in molti ambienti nonostante Carlo III di Barbone gli affidò l’incarico di storiografo.

L’età avanzava e il filosofo cominciò ad avere difficoltà motorie e ad avere considerevoli problemi di memoria, giungendo a non riconoscere nemmeno più i figli: morì poco dopo, il 20 gennaio del 1744 e, accompagnato dai colleghi dell’Università fu sepolto nella chiesa dei padri dell’oratorio detta dei Gerolamini in Via dei Tribunali.

350° anniversario della nascita di Giambattista Vico

Vico, filosofo
Statua in cartapesta che raffigura Giambattista Vico. Realizzata dalla Bottega d’Arte Tudisco di Nola.
Ph Gigi Valentino

Non avrà segnato la sua epoca secondo quanto prospettava, ciò è molto probabile e naturale pensarlo: ma quel fatidico “ricorso storico” è forse avvenuto, secondo modalità un po’ diverse che devono averlo anche sorpreso considerando che il 2018 è stato ricordato nella città di Napoli il 350° anniversario della nascita di Giambattista Vico: «Il Maggio dei Monumenti è la più grande festa per la Cultura del mondo. Nel 350° anniversario della nascita di Giambattista Vico Napoli la dedica a lui. Egli ci è guida con la sua “Scienza Nuova” verso tante “discoverte”. Da esse apprendiamo che la umana civiltà non si formò con la sola Ragione e con la sola logica ma con la fantasia e l’immaginazione.

E con quella sapienza possiamo, forse, ancora salvarla».

Bruna Di Dio

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Bruna Di Dio
Intraprendente, ostinata, curiosa professionale e fin troppo sensibile e attenta ad ogni particolare, motivo per cui cade spesso in paranoia. Raramente il suo terzo occhio commette errori. In continua crescita e trasformazione attraverso gli altri, ma con pochi ed essenziali punti fermi.

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