Il 20 ed il 21 gennaio al Nostos teatro di Aversa è andato in scena il trittico“Uno è trino, trittico sulle idiosincrasie, una produzione Lucidosottile in collaborazione con BatisferaTeatro, interpretata da Felice Montervino (tra i protagonisti dello spettacolo Premio Ubu 2017Macbettu”), sotto la regia di Tiziana Troja e Michela Sale Musior.

Lo spettacolo è diviso in tre atti, in ognuno dei quali Felice Montervino indossa i panni di tre personaggi in balia della propria mente e delle proprie ossessioni, spesso costruendo le scene in chiave comica.
Amedeo, Loris e Vito si confessano davanti al pubblico mettendosi a nudo e offrendoci una spia nella loro estenuante quotidianità, distruggono la quarta parete e si avvicinano agli altri per dimostrare che, in fondo, loro non sono poi così diversi. Si viene a creare un vero dialogo tra le ossessioni e il pubblico, un’azione che rende tutti partecipi dei pensieri messi in scena da Montervino tramite scenette di vita quotidiana o tramite delle vere e proprie confessioni.

Amedeo lavora in un negozio di famiglia di ceramiche di Capodimonte, ma non condivide l’entusiasmo dei suoi parenti. Il dover svolgere questa pratica antica non provoca in lui alcun tipo di orgoglio o di piacere, ma al contrario lo fa sentire in trappola, imprigionato in una routine da cui non gli è possibile fuggire. Sul pullman su cui sta viaggiando entra un piccione, un innocuo volatile che si agita perché non trova alcuna finestra aperta. Amedeo entra in panico, suda e inizia a parlare a raffica. La presenza di quell’animale lo disturba, ne è terrorizzato anche se non riesce ad ammetterlo. A disturbarlo è la sua libertà, la leggerezza che si porta nell’animo, la completa assenza di responsabilità e di catene che lo rendono indipendente da qualsiasi routine.
«Non credetegli! Dietro il piumaggio non c’è bellezza alcuna, solo arroganza con cui abitano il cielo».

Loris soffre di psoriasi, si gratta continuamente con fare nervoso fino a rovinarsi la pelle, ma non è questo il suo problema.
Spesso va fuori di testa, non riesce a contenere tutti i suoi pensieri e li fa uscire fuori, in modo quasi violento, un fiume in piena che inonda tutti coloro che gli sono accanto e che distrugge la sua vita sociale. Non può avere un rapporto normale con una donna, tutte si spaventano e fuggono davanti ai suoi vaneggiamenti, mai coerenti con la situazione che sta vivendo.
«Vado fuori di testa con quelle che mi fissano, con quegli occhietti vispi», paradossalmente Loris non riesce a comunicare con coloro che vogliono avere un dialogo, che fanno domande e che cercano di conoscerlo davvero.

Vito si descrive come un uomo semplice.
Compare da una credenza mentre divora un piatto di spaghetti, per poi passare alla frutta, alle patatine e alla Nutella. Non gli piace masticare e mangiare non gli provoca piacere, semplicemente il suo è un vizio.
Felice Montervino interpreta un uomo in balia delle sue ossessioni, figlie dei sintomi dei disturbi alimentari: vuole mangiare da solo nella sua cucina vuota; non gli piace masticare e non prova piacere nell’assaporare il cibo; si chiude in se stesso ed associa i vari alimenti ad eventi diversi della sua vita, caricandoli quindi di un forte bagaglio emotivo. Vito è ossessionato dalle sue abitudini e non vuole rinunciare ad esse, così scarica tutta la sua rabbia su chi gli è accanto (la moglie) perché non concepisce il fatto di poter cambiare le sue abitudini, neanche per il giorno del suo compleanno. Pur di isolarsi e di star bene con se stesso è disposto a distruggere quello che lui chiama “un idillio d’amore”, ma che nel descriverlo svela tutta la sua aridità affettiva.

Le idiosincrasie si impossessano della mente umana e riescono a manovrare i fili invisibili che guidano il nostro corpo e la nostra voce, tutti i nostri pensieri e la nostra volontà. Come risultato otteniamo una collezione di assurde scene comiche, di sproloqui, di timori irrazionali, di fobie paralizzanti; ma anche di rinunce, di false speranze, di reazioni violente dettate da uno stato depressivo e di non accettazione della società e di se stessi.

Felice Montervino con “Uno è trino” ha dimostrato come le paure e le ossessioni possano porci un limite e un freno in qualsiasi condizione: in casa, su di un pullman, in una qualunque relazione (che sia affettiva o di convenienza) con l’altro.

Alessia Sicuro

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Laureata in lettere moderne, ha in seguito ha conseguito una laurea magistrale alla facoltà di filologia moderna dell'università Federico II. Ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose: accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire e affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale!

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