Il municipio di Ostia, il confronto con Mentana: il neofascismo rispettabile di Casapound

Come siamo arrivati, senza accorgercene, all’intervista ufficiale di Enrico Mentana al segretario di CasaPound, Simone Di Stefano?

La campagna elettorale è definitivamente entrata nel vivo, e in attesa della ormai tradizionale maratona Mentana, più di un interrogativo circonda la possibilità che CasaPound, nota compagine politica neofascista, ottenga per la prima volta qualche seggio in Parlamento.

Dopo le note vicende di Ostia infatti, il volto di Simone Di Stefano, segretario del partito, è comparso sui grandi media italiani in qualità di interlocutore politico autorevole, auspicando il proprio trionfo elettorale.

Il municipio di Ostia, il confronto con Mentana: il neofascismo rispettabile di CasaPound
Questo è Simone Di Stefano, segretario di CasaPound Italia [da Twitter]
Paese che vai, (neo)fascismo che trovi. Nel contesto storico in cui ci troviamo, polarizzato tra intolleranza e solidarietà, nazionalismi e multiculturalità, in tutta Europa si assiste al rilancio e alla riabilitazione di quelle ideologie nate tra le due Guerre Mondiali, fascismo e nazismo. Lo spettro che si aggira per l’Europa, in questi anni, è dunque di matrice e colore ben diverso di quello che citava Marx nei suoi scritti.

In Italia questo ruolo è ricoperto a pieno titolo da due principali formazioni politiche: Forza Nuova e CasaPound.

Se il primo movimento, capitanato da Roberto Fiore, rigetta le etichette che lo dipingono di matrice fascista, di altro avviso è il partito CasaPound (come si evince dal tweet del segretario Simone Di Stefano, recentemente intervistato da Enrico Mentana) che dal 2008, anno di fondazione, è cresciuto in numeri e notorietà.

Nel 2013 CasaPound partecipò alle elezioni politiche, ottenendo un misero 0,14% alla Camera, e 0,13% al Senato.

Dev’essere per questi risultati da “zero virgola” e per i numeri risibili di movimenti e militanza che nessuno si è mai curato granché di CasaPound, qualche manifestazione antifascista, un po’ di indignazione perché “non è possibile che ancora esistano partiti neofascisti” (frase-tipo dell’attivo militante di sinistra), ma soprattutto la totale indifferenza dell’opinione pubblica, che per la maggior parte ignorava queste realtà.

Negli ultimi due anni, in questo stesso spirito di indifferenza condito da quel pizzico di spocchia, il pubblico e la notorietà mediatica di CasaPound sono cresciuti esponenzialmente. La testimonial d’eccezione – la starlette Nina Morić, che pure è croata, alla faccia del “prima gli italiani” –, la costante partecipazione alle più svariate elezioni amministrative, i primi ruoli istituzionali, il Municipio di Ostia, un sindaco che aderisce al partito, Andrea Bianchi, a fine mandato a Terzano nel bresciano.

Dallo “zero virgola” del 2013, CasaPound si è lentamente diffusa sui territori locali, prima con la capillare attività nei licei di Blocco Studentesco, una sorta di giovanile del partito, successivamente ottenendo concreti risultati elettorali, tra i quali spiccano il 7% a Bolzano, l’8% a Lucca, e ancora il 5% a Todi e quasi il 7% a Lamezia Terme.

Tra ottobre e novembre 2017, le note vicende di Ostia hanno portato alla ribalta dei media nazionali CasaPound e Simone Di Stefano, confrontatosi pubblicamente con Enrico Mentana in una sorta di definitiva investitura ufficiale. CasaPound è diventato un vero e proprio partito autorevole, una realtà che non può più essere ignorata. Le elezioni del Municipio di Ostia, che conta circa 230mila abitanti, pur con un alto margine di astensione hanno testimoniato la crescita di CasaPound, che ha ottenuto un risultato totalmente inaspettato: il 9,1% dei voti.

L’exploit ostiense e i rapporti con il violento clan Spada hanno garantito a CasaPound un accesso dirompente all’opinione pubblica, al quale è immediatamente seguita una generale presa di coscienza: le elezioni politiche sono alle porte e, potenzialmente, per la prima volta dal ventennio tra le due Guerre Mondiali, gli esponenti di un partito dichiaratamente fascista potrebbero ottenere seggi in Parlamento. Il 9,1% ottenuto a Ostia ha suscitato l’incredibile entusiasmo dei militanti e dello stesso segretario Simone Di Stefano, che si è lanciato in proclami trionfali in merito alla possibilità concreta di CasaPound di raggiungere le due Camere.

Il confronto tra i media e CasaPound

La risposta dei media non si è fatta attendere e, forse, ha ulteriormente alimentato queste possibilità. Enrico Mentana e altri illustri giornalisti si sono confrontati pubblicamente con Di Stefano, legittimando, di fatto, il segretario ed il partito che egli rappresenta. Lo striscione nell’immagine di copertina è la diretta conseguenza delle interviste al volto di CasaPound, e ha dato luogo ad un acceso dibattito: è giusto dare spazio mediatico a chi si fa portavoce di ideologie che violano apertamente i diritti civili della nostra Costituzione?

Le parole di Simone Di Stefano e la ritrovata notorietà di CasaPound celano il volto reale dei militanti del partito, che nel corso dei passati anni d’ascesa politica e mediatica si sono lasciati andare in costanti manifestazioni di violenza, che del fascismo ricordano soprattutto le camicie nere, piuttosto che l’ideologia sociale. Di fronte alla legittimazione di CasaPound come realtà politica nota e affermata, le istituzioni tacciono, ignorando un fenomeno che può rappresentare un concreto spartiacque rispetto al passato: il ritorno del fascismo in Parlamento.

Ignorando Simone Di Stefano, che in una recente intervista si dice orgoglioso dei suoi valori fascisti e dimostra la sua evidente ignoranza storica. Il volto di CasaPound non cita il noto luogo comune dei treni che arrivavano in orario, ma dà evidente sfogo ad una nostalgia da «qvando c’era lvi…»:

«Certo, siamo orgogliosi di rappresentare il fascismo sociale. Il fascismo ha unito l’Italia, ha costruito una patria, ha dato assistenza sociale e diritti ai lavoratori, ha realizzato grandi opere. Nello spirito continuiamo ad essere fascisti anche se siamo nel terzo millennio e il potere lo dobbiamo ottenere solo grazie al consenso popolare»

[Simone Di Stefano, intervista a Il Giorno riportata da Libero, 11 novembre 2017]

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Andrea Massera

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