La Corrente del Golfo sta collassando: quali conseguenze?
Foto di Stephane Hurbe da Pexels

Quando l’11 aprile 2018 la rivista scientifica Nature pubblicò lo studioAnomalously weak Labrador Sea convection and Atlantic overturning during the past 150 years”, gli scienziati non potevano immaginare che nei tre anni successivi il mondo politico non avrebbe mosso un dito per far fronte a quella che potrebbe essere la catastrofe naturale contro cui nessuna azione potrà servire. «La circolazione rovesciata del sud dell’Atlantico (AMOC) è un sistema di correnti oceaniche che ha un ruolo essenziale nel clima terrestre, ridistribuendo il calore e influenzando il ciclo del carbonio. Negli ultimi anni l’AMOC si è indebolito» ovvero, a causa dei cambiamenti climatici la Corrente del Golfo ha subito un rallentamento che, se non fermato, si tradurrebbe in disastri naturali in tutto il mondo: inverni glaciali nel Nord Europa, aumento repentino del livello degli oceani e conseguente diminuzione delle vitali piogge tropicali, aumento delle tempeste, maggiori pericoli per la foresta amazzonica e le calotte glaciali antartiche. La civiltà umana non avrà scampo. Basti pensare che un ulteriore diminuzione della stabilita della Corrente del Golfo porterebbe a un’interruzione delle piogge che permettono la coltivazione di cibo in India, Africa occidentale e Sud America. Miliardi di persone senza più la possibilità di coltivare il proprio cibo, costrette a riversarsi in altre regioni mondiali, a emigrare. Miliardi di persone.

Se la Corrente del Golfo collassa, l’umanità non ha scampo

L’AMOC e, conseguentemente, la Corrente del Golfo giocano un ruolo fondamentale nella regolazione del sistema climatico terrestre. Già in passato l’Atlantic Meridional Overturning Circulation ha causato drastici cambiamenti del clima. L’ultima era glaciale è stata influenzata proprio da variazioni nell’AMOC, alterazioni che hanno portato a una diminuzione delle temperature invernali di -5°C/-10°C in tempi brevissimi (1-3 anni). Commentando lo studio del 2018, Alexander Robinson dell’Università di Madrid ha dichiarato che «Se non fermiamo rapidamente il riscaldamento globale, dobbiamo aspettarci un ulteriore rallentamento a lungo termine del ribaltamento dell’Atlantico». Quel che il ricercatore aveva previsto sta diventando realtà.

Una nuova analisi pubblicata sulla rivista scientifica Nature, oltre a confermare i risultati dello studio precedente, evidenzia l’aggravarsi della già preoccupante situazione: un sempre più probabile collasso dell’AMOC si tradurrebbe in impatti colossali sugli ecosistemi e, di conseguenza, sulla vita umana. La mancanza di dati certi riguardanti la data specifica di un possibile crollo e la quantità di emissioni di CO2 che scatenerebbero il definitivo collasso, induce i ricercatori ad affermare che la prevenzione in materia di inquinamento climalterante è fondamentale: «L’unica cosa da fare è mantenere le emissioni il più basse possibile. La probabilità che questo evento di altissimo impatto si verifichi aumenta con ogni grammo di CO2 che immettiamo nell’atmosfera» ha dichiarato Niklas Boers, ricercatore presso il Potsdam Institute e autore dello studio in questione.

La foresta pluviale amazzonica che emette più CO2 di quanta ne riesca ad assorbire, l’ondata di caldo siberiana a causa della quale si registra un aumento del rilascio di metano nell’atmosfera ed altri innumerevoli fattori esacerbano la crisi climatica, una gravissima situazione che porta i ghiacciai a sciogliersi sempre più velocemente. È il caso della calotta glaciale della Groenlandia che, sull’orlo di un punto di non ritorno, immette sempre più acqua dolce nell’Oceano Artico. Proprio questa condizione influenza il processo di rallentamento dell’AMOC, modificandone la stabilità e cambiandone il flusso.

I ricercatori sono concordi nell’affermare che l’incertezza dei dati sulle tempistiche del collasso non devono in alcun modo far abbassare la guardia al mondo scientifico e soprattutto ai decisori politici. Bisogna agire in fretta, legiferando a favore della tutela del clima tramite azioni utili alla drastica diminuzione delle emissioni inquinanti. Lo studio sulla Corrente del Golfo si aggiunge all’ultimo preoccupante rapporto dell’IPCC, secondo cui non c’è più tempo da perdere. Le conseguenze dell’inazione politica in materia ambientale sono ormai note ai più. La tutela di quel sistema economico che ci ha portato a distruggere tutto ciò che ci circonda, in nome di un progresso negato alla maggior parte del popolo mondiale, non può più essere pretesto per l’inerzia. Agire, non restare indifferenti, partecipare al cambiamento che chiediamo e di cui abbiamo necessariamente bisogno. La crisi climatica è questione politica, la politica è questione popolare. I processi di giustizia climatica nascono nelle piazze ma trovano piena concretezza nelle urne. Il mondo politico non può più sottrarsi all’ingrato compito del garantire un futuro vivibile alle presenti e future generazioni. La scienza lo conferma: senza giustizia climatica non potranno esserci ne giustizia economia ne giustizia sociale.

Marco Pisano

Sono Marco, un quasi trentenne appassionato di musica, lettura e agricoltura. Da tre e più anni mi occupo di difesa ambientale e, grazie a Libero Pensiero, torno a parlarne nello spazio concessomi. Anch'io come Andy Warhol "Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare". Pace interiore!

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui