Elon Musk, CEO e fondatore di SpaceX, pochi giorni fa ha dichiarato che già nella prima metà del 2019 potrebbero cominciare i test del lanciatore BFR (Big Falcon Rocket), il veicolo spaziale interplanetario con cui l’uomo potrà atterrare su Marte per costruirvi la prima colonia.

La prima versione del colossale veicolo spaziale immaginato da Elon Musk, presentata all’International Astronautical Congress nel settembre 2016, era composta da due parti: un primo stadio riutilizzabile, ideato per atterrare direttamente sulla rampa di lancio dopo ogni volo allo scopo di abbattere i costi di produzione e un secondo stadio ugualmente riutilizzabile che, una volta raggiunto lo spazio e rifornito di carburante, potesse fungere anche da veicolo spaziale. Tale imponente progetto nasce con un obiettivo chiaro ed ambizioso: creare una colonia su Marte per rendere la specie umana interplanetaria.

Elon Musk ha più volte sottolineato come l’elemento che rende possibile ed economicamente sostenibile un simile progetto è la completa riutilizzabilità del veicolo spaziale: anziché lasciare che le componenti del razzo si disintegrino nell’atmosfera recuperarle e riassemblarle costa molto meno che produrne di nuove. Oltre alla scarsità di dettagli forniti in merito all’organizzazione e alla sostenibilità della vita nella sperimentale colonia su Marte (nonché durante i mesi di viaggio necessari per giungere a destinazione), un ostacolo in particolare sembrava allora insormontabile: come finanziare l’intero progetto? Lo stesso fondatore di SpaceX smorzava gli entusiasmi ricordando che, almeno in partenza, sarebbero stati certamente necessari ingenti finanziamenti pubblici.

L’anno successivo, ospite del medesimo evento internazionale, lo stesso Elon Musk annuncia una svolta insperata: “Probabilmente il messaggio principale che voglio trasmettere in questo intervento è che credo che abbiamo trovato il modo di pagare tutto questo”. Innanzitutto il progetto appare ridimensionato: l’intero veicolo, pur rimanendo colossale, risulta leggermente più piccolo e meno potente di prima; le sue dimensioni appaiono ora paragonabili a quelle del Saturn V, lo storico lanciatore della NASA che ha portato gli uomini sulla Luna. Il Saturn V, alto 111 metri, largo 10 e capace di trasportare in orbita bassa terrestre ben 140 tonnellate di carico, rimane ad oggi di gran lunga il razzo più prestante ed imponente mai costruito. Nella versione attualmente proposta il BFR risulterebbe in grado di trasportare 150 tonnellate di carico pagante oppure, in alternativa, un centinaio di persone dirette verso Marte.

In secondo luogo, alla riduzione delle dimensioni corrisponde un incremento della versatilità: nonostante la colonizzazione di Marte rimanga nel lungo periodo l’obiettivo principale la nuova versione del BFR sarà in grado di rilasciare satelliti commerciali in orbita terrestre e di rifornire con merci o astronauti la Stazione Spaziale Internazionale. Infine, il veicolo di SpaceX potrà facilmente raggiungere ed atterrare sulla Luna, che negli ultimi anni viene osservata con rinnovato interesse dalle principali agenzie spaziali. Ecco dunque che la capacità di portare a termine una tale varietà di missioni consentirebbe al BFR di rimpiazzare l’attuale flotta di lanciatori SpaceX (attualmente composta dal Falcon 9 e dal Falcon Heavy) e di permettere a Elon Musk di convogliare tutte le risorse a disposizione per lo sviluppo del nuovo progetto.

Lanciatori a contronto

Quasi a ribadire la serietà e la concretezza delle proprie intenzioni, qualche giorno fa l’imprenditore americano ha annunciato con entusiasmo che i lavori procedono in linea con le previsioni: “Proprio ora stiamo costruendo la prima navicella, il primo veicolo con destinazione marziana o interplanetaria, e penso che saremo pronti per effettuare piccoli voli, brevi su e giù di prova probabilmente già nella prima metà del prossimo anno”. Il secondo stadio del lanciatore (il veicolo spaziale talvolta chiamato anche BFS, Big Falcon Spaceship) costituisce la parte più ostica e innovativa dell’intero progetto: oltre al fatto che una navicella proveniente da un viaggio lunare o marziano rientra nell’atmosfera con una velocità molto più elevata rispetto a quella prevista per un volo orbitale, bisogna considerare che il veicolo progettato da Spacex, poco dopo aver patito l’attrito atmosferico, è obbligato ad atterrare propulsivamente allo scopo di mantenersi integro e integralmente riutilizzabile.

I primi test riguarderanno dunque le suddette, determinanti sfide tecnologiche: “La navetta raggiungerà diversi chilometri di altezza e poi tornerà indietro. Il veicolo spaziale può raggiungere l’orbita terrestre senza l’ausilio di un primo stadio, se i serbatoi vengono riempiti completamente. Vogliamo senz’altro testare il materiale di cui è composto lo scudo termico e fare qualcosa come volare nello spazio, entrare in orbita, accelerare molto forte e rientrare in atmosfera per testare lo scudo termico”. Elon Musk ha infine ottimisticamente aggiunto che i primi veri e propri voli per Marte potrebbero già avvenire nel 2022, seguiti nel 2024 dai primi viaggi con un equipaggio a bordo.

Rappresentazione artistica di BFR mentre rilascia un satellite (Spacex)

È importante ricordare come le tecnologie coinvolte in questo strabiliante progetto non provengano dal nulla: da qualche anno ormai SpaceX sta rivoluzionando le modalità d’accesso allo spazio, abbassandone drasticamente i costi e obbligando le agenzie spaziali governative a mettere in discussione l’imponente tradizione di metodi e strategie risalente ancora alla primissima corsa allo spazio. Nel 2015 il primo stadio di un lanciatore Falcon 9, anziché precipitare nell’oceano in seguito alla separazione del secondo stadio, per la prima volta riesce ad atterrare con successo su una piattaforma a Cape Canaveral. In seguito numerosi atterraggi e un certo numero di riutilizzi tentati (e sempre andati a buon fine) hanno seguito quel primo, storico successo. Non meno sensazionale è stato il lancio inaugurale del Falcon Heavy, avvenuto lo scorso febbraio con a bordo la personale Tesla di Elon Musk: un carico del tutto inusuale, ma certamente più entusiasmante del tradizionale blocco di cemento utilizzato per simulare un carico negli iniziali tentativi di lancio. Il Falcon Heavy, composto da un tradizionale Falcon 9 con l’aggiunta di due primi stadi o booster laterali, è attualmente il più potente lanciatore al mondo.

Sebastiano Martorana

Greenpeace

2 Commenti

    • Di sicuro si tratta di un progetto molto più tradizionale e costoso, ma per questo anche più collaudato! La sua riuscita è la chiave per la costruzione e il funzionamento del nuovo avamposto lunare orbitante e rispetto al BFR è in una fase ben più avanzata di sviluppo, perciò io credo che sarà molto utile… Comunque sono d’accordo, è probabile che nel lungo periodo progetti del genere diventino troppo poco convenienti per essere ancora realizzabili!

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