Caso Whirlpool Napoli
Foto WDR

Ammettiamolo: da quando esistono i social, fare i giornalisti è più semplice. Se non altro, è più facile avere accesso a una memoria storica che inchioda chiunque alle proprie responsabilità. Era il 25 ottobre 2018, e il Ministro dello Sviluppo Economico annunciava tramite i suoi canali social la chiusura, in positivo, del caso Whirlpool Napoli: «Siamo riusciti ad ottenere zero esuberi e un ritorno delle produzioni dalla Polonia all’Italia. RILOCALIZZIAMO, che bella parola!», recitava il post che, a quasi 9 mesi di distanza da quel giorno, suona ora come una beffa per Di Maio.

Ho appena firmato un accordo di cui sono davvero orgoglioso perchè rappresenta un cambio di passo per l'Italia. Appena…

Pubblicato da Luigi Di Maio su Giovedì 25 ottobre 2018

Infatti ad oggi governo, azienda e sindacati non hanno ancora partorito un accordo che possa convincere la Whirlpool, che il 31 maggio è tornata sui suoi passi decidendo di abbandonare i suoi impegni per quanto riguarda lo stabilimento di Napoli. E per capire meglio la situazione abbiamo intervistato il segretario della FIOM – CGIL Campania, Massimiliano Guglielmi.

Caso Whirlpool Napoli, come si è arrivati fin qui

«Chiediamo all’azienda di rivedere le scelte del 31 maggio. Abbiamo un governo disponibile a nostro sostegno, e vogliamo far rispettare l’accordo di ottobre che prevedeva un investimento di potenziamento per la sede di Napoli pari a 17 milioni di euro», dichiara Guglielmi. In effetti nel testo dell’accordo siglato il 25 ottobre si legge, riguardo alla sede di Napoli: “Il sito conferma la sua missione produttiva di Lavatrici a carica frontale di alta gamma“. Confermando inoltre un investimento totale sul triennio 2019-2021 di “circa 17 milioni di euro, tra prodotto, processo, ricerca e sviluppo“, a fronte di 250 milioni di investimenti totali in Italia sul triennio. Ma allora cosa è successo in questi mesi?

Il 31 maggio, come detto, la Whirlpool ha annunciato di voler venire meno ai propri impegni per la sede di Napoli. Formalmente, però, l’azienda non ha annunciato la chiusura del sito, bensì, «la riconversione del sito e la cessione del ramo d’azienda a una società terza in grado di garantire la continuità industriale allo stabilimento e massimi livelli occupazionali», come recita il comunicato stampa della Whirlpool. Ma la sorte dei 430 lavoratori che rischiano di perdere la propria occupazione resta ancora incerta fino a quando non si conosceranno i termini della cessione del ramo, determinando quella che è diventata una situazione invivibile per le persone coinvolte.

I motivi della scelta della Whirlpool Napoli

Guglielmi ci indica poi perché l’azienda avrebbe optato per questa decisione: «Quando gliel’abbiamo chiesto l’azienda ci ha indicato come motivo alla base di questa scelta uno scenario economico globale diverso, mutato in questi sei mesi e quindi non più sostenibile. La situazione economica americana, con i dazi e quindi con un mercato diminuito ha certamente influito». Già l’accordo siglato a ottobre presentava qualche avvisaglia da questo punto di vista: veniva dichiarato infatti che «nonostante la realizzazione di tutti gli impegni previsti nel succitato piano industriale (2015-18, ndr), non è stato possibile raggiungere gli obiettivi di crescita previsti dal piano stesso».

Tra i motivi indicati, un’importante caduta della domanda in Gran Bretagna, mercato chiave dell’azienda, a causa della svalutazione della sterlina dovuta alla Brexit; e le complessità legate all’integrazione tra Whirlpool e Indesit. Eppure, prosegue Guglielmi, «il sito di Napoli è un’eccellenza per la produzione di lavatrici; il problema è che mancano i volumi. Bisognerebbe potenziare la produzione per sfruttare tutto il potenziale interno».

Il ruolo del governo nel caso Whirlpool

Il caso della Whirlpool di Napoli è anche un banco di prova per il governo gialloverde, e in particolare per il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio. A questo proposito, Guglielmi ci spiega: «Da parte del governo abbiamo visto un atteggiamento collaborativo e costruttivo per certi versi anche sorprendente, se si pensa all’approccio tenuto dai governi precedenti o anche da questo esecutivo in occasione di altre vertenze».

Eppure, proprio in questa vicenda Di Maio è incappato in uno scivolone non da poco. Il 14 giugno il sito Politico.eu ha pubblicato un articolo in cui afferma che, secondo alcuni documenti visionati dal giornale, Di Maio sarebbe stato a conoscenza, tramite una lettera inviata dalla stessa Whirlpool, della volontà dell’azienda di cedere la sede di Napoli fin dagli inizi di aprile, a differenza di quanto dichiarato dallo stesso Ministro.

La lettera indicava anche i potenziali acquirenti del ramo d’azienda comprendente il sito di Napoli. E addirittura, sempre secondo Politico, tra aprile e maggio ci sarebbero stati tre incontri tra i possibili investitori, il vice capo di gabinetto del MiSE Giorgio Sorial e rappresentanti di Invitalia, un’agenzia di proprietà pubblica per lo sviluppo economico. Perché nascondere la vicenda? Poco prima dell’uscita dell’inchiesta di Politico, Carlo Calenda aveva anticipato lo “scoop” dichiarando che secondo lui Di Maio aveva deliberatamente deciso di posticipare lo scoppio del caso a dopo le elezioni europee, per paura di possibili ripercussioni sul risultato elettorale.

In ogni caso, Di Maio non ha certamente gradito la decisione della Whirlpool su Napoli, tanto da annunciare l’11 giugno: «Oggi ho firmato una direttiva per chiedere la revoca degli incentivi a Whirlpool. Dal 2014 ad oggi hanno avuto 50 milioni di euro ed in Italia dobbiamo farci rispettare». I fatti però non stanno del tutto così: lo stesso Di Maio in una intervista successiva a RTL ha dichiarato che sono 15 i milioni di euro che lo Stato può riscattare dall’azienda, e la cifra sarebbe in realtà ancora inferiore: solo 8 infatti sono i milioni di euro destinati al sito di Napoli, mentre gli altri 7 andranno agli stabilimenti di Melano e Carinaro. Inoltre, i fondi non sono destinati a finanziare i piani industriali ma a garantire gli ammortizzatori sociali: revocarli potrebbe rivelarsi addirittura controproducente.

Quale futuro per la Whirlpool Napoli?

L’11 luglio si sarebbe dovuta tenere un’importante riunione tra tutte le parti coinvolte (governo, azienda, sindacati); la riunione è stata però posticipata di due settimane, al 24 luglio, a causa dell’indisponibilità del Ministro prima e dell’azienda poi. Gli operai dell’azienda hanno però minacciato persino azioni non pacifiche nel caso in cui dalla riunione del 24 luglio non escano soluzioni concrete: il rischio che la situazione degeneri è piuttosto alto. E anche i sindacati, rispetto alla possibilità di una mobilitazione congiunta sul tema, rimangono piuttosto possibilisti: «Vedremo come andrà il prossimo tavolo con le parti. Nel caso, siamo pronti a mettere in campo tutte le azioni necessarie», conclude Guglielmi.

Simone Martuscelli

Lascia un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here