La parola “crisi” deriva dal greco e significa “cambiamento”. Per questo motivo dopo il 2009 le imprese estere medio-grandi hanno cambiato i loro modelli e metodi di produzione e, indipendentemente dalle considerazioni soggettive, hanno avviato un processo di internazionalizzazione degli export che rappresentava l’unica possibilità di sopravvivenza alla crisi travolgente.

Anche e soprattutto in un Paese con una domanda interna disastrata come l’Italia, l’export doveva essere la soluzione più idonea a non generare le perdite che costringono le nostre imprese alla chiusura.
Studi statistici hanno dimostrato che la spina dorsale del nostro tessuto industriale è costituita da PMI che, rispetto alla capitalizzazione delle loro “simili” estere, possono considerarsi piccole e piccolissime imprese. Ciononostante l’export italiano è stato ed è l’unico motivo per cui sopravvivono molte aziende nostrane, ma le cose stanno peggiorando in maniera repentina a causa delle forte tensioni politiche che ci sono in ogni parte della Terra.

I dati economici sull’export

Infatti l’export Italiani nelle Nazioni non appartenenti all’Ue registrano il sesto calo consecutivo in un anno, con Russia in testa, e 669 milioni di euro in meno da gennaio 2014, di cui 132 solo in agosto.
Oltre alla tensione nell’area Ucraina-Russia, la crisi libica infligge un colpo ulteriore all’export italiano con un 20% in meno di importazioni “made in Italy” e una contrazione della domanda che non esclude nemmeno “il motore economico del mondo occidentale”, la Cina, che fa registrare un -8%. Anche il Giappone e l’America Latina, con Brasile in testa, fanno registrare una contrazione di importazioni italiane ma, fortunatamente, gli Stati Uniti raddoppiano il loro tasso di crescita(+4,5%) e fanno rifiatare un po’ il nostro mercato estero.
Anche le tensioni del nuovo stato islamico contraggono le esportazioni nei Paesi Opec, ma crescono le vendite di auto (+12,6%), di alimentari e nella moda grazie al gradimento dei prodotti nostrani di Repubblica Ceca e Spagna, oltre ai già citati Usa.

Da agosto sono diminuite le importazioni, soprattutto di beni durevoli(con speranza di vita superiore ad un anno solare)  poiché è terminato l’effetto di uno stock di navi acquistate dall’estero.
La diminuzione di importazioni ed esportazioni, oltre a registrare un problema-crisi globale, lascia un saldo positivo nella bilancia commerciale (importiamo meno di quanto esportiamo) di +1,7 miliardi che, sommati ai 6,9 degli ultimi dati Istat, totalizzano un saldo positivo di +8,6 miliardi.

E’ possibile ottenere dati maggiori e più dettagliati dall’Istat, che ha diffuso proprio oggi, sul proprio sito, il testo integrale e contenente la situazione nel dettaglio.

Ferdinando Paciolla

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.