Non solo disabilità: la mindfullness è aperta a chiunque voglia imparare a staccare la spina da una routine diventata troppo frenetica. Una vita che ci vuole connessi agli altri ma distanti da noi stessi. Il corso avrà inizio il primo febbraio e si terrà ogni mercoledì presso il centro sportivo d’ateneo, adiacente al Campus di Baronissi.

“Attenzione deliberata non giudicante”: questo il principio insito dietro la tecnica della Mindfulness, letteralmente “Pienezza mentale.” Una tecnica che permette di svuotare la mente e concentrarsi sul presente, senza lasciarsi condizionare dalla tendenza di pensare al futuro.

Frutto della collaborazione attiva tra commissione disabilità dell’ufficio Diritto allo Studio e centro universitario sportivo dell’Università degli Studi di Salerno, un progetto tutto dedicato alla MindFulness è stato presentato nella sala Biagio Agnes, alla presenza del Rettore Aurelio Tommasetti, che si è detto come sempre entusiasta di come il suo Ateneo sia capace di prendersi cura degli studenti che lo animano.

Mindfulness

“Lo sport è vita – ha detto il Magnifico – ed è fondamentale per l’integrazione delle persone con disabilità”. Di questo ha parlato proprio la dott.ssa Giulia Savarese, docente di psicologia dell’handicap e delegata alla disabilità presso il campus di Fisciano, alla quale abbiamo posto qualche domanda sul rapporto con il suo ruolo da delegata.

Quanto è importante che un campus si concentri non solo sul garantire una buona didattica, ma anche sul benessere dei propri studenti?

Importantissimo. In quanto campus il nostro ateneo è tenuto ad essere vitale e a considerare gli studenti come persone, prima che matricole. E i progetti che facciamo da anni, dedicati all’arte e allo sport, sono aperti a tutti. Tengo a precisarlo“.

Qual è l’obbiettivo del progetto Mindfulness?

La Mindfulness è da considerarsi come un training emotivo, che coniuga meditazione e attività sportiva, fornendo gli strumenti per valutare in maniera diversa sé stessi e il proprio corpo“.

Mindfulness

Questo potrebbe sembrare un progetto dedicato esclusivamente a persone disabili, ma come lei ha detto non è cosi. Quanto lavoro c’è da fare per favorire l’inclusione? 

Moltissimo. Paradossalmente le richieste di partecipazione che provengono da persone disabili sono sempre minori, riguardo ogni progetto. I ragazzi sembrano quasi intimoriti dalla possibilità di confrontarsi con altri.  Il confronto spaventa ma arricchisce“.

Angela Avallone

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