milano cortina
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Mancano pochi giorni all’accensione della fiamma olimpica, prevista per il 6 febbraio 2026, e l’Italia si prepara a un evento di portata globale che, allo stesso tempo, suscita grandi aspettative e non poche perplessità. Le Olimpiadi invernali Milano‑Cortina 2026 porteranno atleti, istituzioni e spettatori da tutto il mondo nel nostro Paese. La retorica ufficiale parla di pace, unità e inclusione, come ricordato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante il suo discorso alla Scala alla 145ª sessione del Comitato Olimpico Internazionale, richiamando la tregua olimpica e lo spirito universale dello sport.

Milano-Cortina: non solo sport

Non solo sport: la presenza di personalità di alto profilo, come il Segretario Generale dell’ONU Antonio Guterres e decine di Capi di Stato e di Governo alla cerimonia di apertura allo Stadio San Siro, mostra come questi Giochi siano anche un’occasione di diplomazia internazionale. Anche se i protagonisti, nemmeno a dirlo, saranno gli atleti delle 92 nazioni partecipanti, a cui si aggiungeranno alcuni sportivi russi e bielorussi che competeranno come neutrali, spesso questi eventi sono di fatto una sorta di sessione dell’Onu meno formale, ma decisamente più delicata per chi la deve seguire fra problemi diplomatici e di sicurezza. Specie alla luce della difficile situazione internazionale attuale, che vede aggiungersi oltre ai paesi storicamente in tensione, anche Paesi con rapporti recentemente più freddi, come Francia e Stati Uniti.

A rendere l’atmosfera ancora più complessa, è arrivata la notizia della presenza dell’agenzia americana ICE, l’agenzia federale che negli Stati Uniti si occupa di controllo delle frontiere e dell’immigrazione, con tre agenti non operativi, a supporto delle forze dell’ordine locali per la sicurezza durante Olimpiadi e Paralimpiadi. Marco Travaglio ha chiarito il loro ruolo, durante la trasmissione Accordi&Disaccordi del 31 gennaio: “L’Ice non scorta gli atleti americani: fa intelligence per l’evento, non per gli atleti. Qui stiamo parlando della sicurezza dell’evento, ed è questo il salto rispetto a tutte le scemenze che circolano”.

Dal punto di vista organizzativo, Milano‑Cortina 2026 introduce alcune novità: un modello diffuso che valorizza il territorio, coniugando metropoli e montagne, e permette di utilizzare strutture già esistenti, coinvolgendo un pubblico più vasto. Per la prima volta le Olimpiadi invernali si terranno su un territorio molto ampio, da Milano a Cortina d’Ampezzo e altre località alpine, su oltre 22mila chilometri quadrati.  Per la prima volta nella storia la cerimonia si svolgerà in contemporanea anche in altre località: a Cortina andrà in scena lungo le strade con ingresso libero. Sono evidenti molti degli aspetti positivi: sono previste 400 mila persone in più del solito turismo abituale della stagione. Sicuramente un bel boost all’economia e alla reputazione milanese. In più, sicuramente è un tassello di storia che si aggiunge agli eventi passati e futuri. Un po’ come già visto per l’EXPO, l’idea buona di base è che i benefici dovrebbero poi diffondersi negli anni. Ma tra quanto se ne raccoglieranno i benefici? Se ci pensiamo, sono passati dieci anni dall’EXPO, eppure i lavori, seppur con un’idea di base, li vediamo attivi ancora oggi. Ed è proprio qui che, forse, le criticità economiche, sociali e ambientali, si fanno spazio tra gli aspetti positivi. I costi dell’organizzazione e delle infrastrutture sono cresciuti molto rispetto alle stime iniziali: dai 1,3 miliardi di euro annunciati si è passati a diverse cifre ben lontane da quelle preventivate, principalmente per strade, ferrovie e trasporti, più che per gli impianti sportivi. Le Olimpiadi, secondo studi internazionali, tendono a superare i budget e a destinare gran parte delle risorse a opere infrastrutturali più che alla gestione delle competizioni.

Un esempio concreto è l’Arena di Santa Giulia, destinata all’hockey su ghiaccio per queste olimpiadi. A meno di un mese dall’inizio dei Giochi, i lavori non erano ancora completati. L’arena, annunciata come moderna e pronta ad accogliere migliaia di spettatori, ha già generato costi extra a carico dello Stato, mentre dopo le Olimpiadi sarà gestita privatamente per concerti e spettacoli. E anche il Villaggio Olimpico, che si trasformerà in studentato, rischia di non essere realmente accessibile a prezzi vantaggiosi o agevolati come promesso. O per lo meno, non più accessibili della già nota offerta Milanese. L’evento ha inoltre comportato aumenti di prezzi, costi per i cittadini e difficoltà nella mobilità. Molti percepiscono queste Olimpiadi come un evento “per pochi” piuttosto che per tutti, con trasporti più cari e meno accessibili. E con biglietti per assistere a dei prezzi esorbitanti.

Resta infine la duplice eredità delle Olimpiadi. Da un lato, infrastrutture sportive, trasporti potenziati e spazi riutilizzabili per i cittadini. Dall’altro, la sensazione che molte opere rispondano più a logiche economiche regionali che agli ideali originari di sobrietà, diffusione e sostenibilità. Il vero banco di prova si vedrà negli anni successivi, quando la gestione post‑evento delle strutture e delle risorse pubbliche sarà sotto esame.

Le Olimpiadi passeranno, le luci si spegneranno, ma resterà il vero test: capire se ciò che rimane sarà davvero per tutti o solo per pochi.

Elisabetta Vinci

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