Donne e lavoro: che genere di violenza?
Fonte: Il Manifesto

Ecco le nostre #EvidenzeStrutturali verso la Giornata contro la Violenza sulle Donne.


Quando si parla di violenza sulle donne spesso non si parla di lavoro ma si fa riferimento alla violenza fisica e psicologica che queste ultime subiscono per opera di uomini, per la maggior parte facenti parte della loro vita e legati da un rapporto intimo e stretto.

Le violenze non sono altro che il frutto della cultura patriarcale che caratterizza da sempre le nostre società. Il patriarcato, però, è talmente pervasivo da inserirsi nei più svariati ambiti della vita delle donne: esso, infatti, genera delle vere e proprie violenze strutturali che vanno a condizionare la partecipazione alla vita politica, sociale, culturale, economica e lavorativa delle donne, in particolare con riferimento all’accesso al lavoro e al gap salariale con gli uomini.

L’anno scorso, infatti, l’Istat rendeva noto che su 101mila persone che avevano perso il lavoro durante la pandemia, ben 99mila erano donne: una vera e propria esclusione di massa. Le cose non sono migliorate di molto nel 2021 e, sebbene non siano presenti dei dati definitivi sull’occupazione femminile, è possibile già delineare un quadro drammatico sulla condizione occupazionale delle donne nell’anno corrente.

Secondo l’Istat, nel primo trimestre dell’anno corrente è stato registrato un calo dell’occupazione di uomini e donne in tutte le fasce d’età. La situazione più critica si registra tra le donne di età compresa tra i 25 e i 34 anni, in cui il calo dell’occupazione registra un -3,7% contro il -2,6 percento degli uomini coetanei rispetto al primo trimestre dell’anno precedente. In questa fascia d’età, nei primi tre mesi dell’anno, il tasso di occupazione per le donne era del 50,5% contro il 66,8% degli uomini.

Anche nella fascia d’età compresa tra i 15 e i 24 anni l’accesso al lavoro è particolarmente critico per le donne: qui si registra un calo dell’occupazione di -2,9%, mentre per gli uomini il calo è di -1,4 punti percentuali. Questa diminuzione dell’occupazione, però, si traduce con un aumento esponenziale di inattivi, ovvero di quelle persone che non lavorano e non cercano lavoro. Ad aumentare sono soprattutto le inattive e soprattutto nella fascia d’età compresa tra i 25 e i 34 anni, quella che corrisponde in genere all’arrivo del primo figlio.

La maggior parte delle inattive dichiara di non lavorare né cercare lavoro a causa di motivi familiari: questo perché ancora oggi la maggior parte del lavoro domestico e di cura ricade esclusivamente sulle donne, impedendone o rendendo più difficile la loro partecipazione al mondo del lavoro. Nel complesso, la disoccupazione femminile nel primo trimestre del 2021 è aumentata di +1% mentre il tasso di inattività è cresciuto di +1,7%.

Dal secondo trimestre, invece, si registra un timido miglioramento generale della situazione occupazionale di uomini e donne. Secondo il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e Banca d’Italia, da aprile 2021 le donne occupano il 43% delle posizioni di lavoro create (circa 361.000 su 832.000), principalmente disciplinate da contratti a tempo determinato.

Anche nel terzo trimestre del 2021 si registra un quadro quasi identico a quello del trimestre precedente. Secondo dati Istat, in questo lasso di tempo si registra un moderato aumento dell’occupazione (+0,4%) riguardante donne e uomini. Il calo di coloro che non lavorano né cercano lavoro, invece, riguardata soprattutto donne, persone tra i 25 e i 35 anni e gli over 50.

È chiaro che questi lievi aumenti dell’occupazione (anche femminile) non sono sufficienti a garantire una piena partecipazione delle donne al mondo del lavoro; su di esse, infatti, continuano a gravare il peso della discriminazione, del lavoro domestico e di cura e dei bassi salari che di fatto impedisce loro con violenza di divenire pienamente indipendenti. Eppure, nonostante una serie di record negativi, le istituzioni del nostro Paese non sembrano capaci o volenterose di creare condizioni favorevoli all’emancipazione delle donne: la strada sembra essere ancora molto lunga.

Martina Quagliano

Salernitana, classe 1996. Sono laureata in Scienze politiche e Relazioni internazionali e studio Sviluppo Locale e Globale all'Unibo. Amo i film di Woody Allen, i libri di Elena Ferrante, il gelato al pistacchio e il socialismo. Nel tempo libero provo a coniugare il pessimismo dell'intelligenza con l'ottimismo della volontà.

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