F. Vallotton - La Blanche et la Noire Antropologia del Razzismo e della «Famiglia Naturale»

Il razzismo afferisce a un’idea, preconcetta e scientificamente infondata, che la specie umana sia suddivisibile in razze biologicamente distinte in base a dei criteri di supposta superiorità e inferiorità. Dal punto di vista scientifico è scorretto dividere gli uomini in gruppi razziali caratterizzati da differenze di pelle o da altre caratteristiche. Tutti i gruppi etnici hanno lo stesso numero di cromosomi e le differenze geniche tra le varie etnie sono insignificanti, mentre c’è una grande variabilità genica individuale insita nella specie umana. In definitiva nella differenza, siamo tutti parenti. Questo è avvenuto grazie alla mescolanza genetica, conseguenza dei continui scambi migratori avvenuti nella storia dell’umanità. I gruppi razziali non possono essere biologicamente definiti, dunque le categorie razziali sono meri costrutti sociali.

Nell’antichità, gli uomini potevano essere perseguitati per motivi religiosi, politici, sociali, culturali, ma non per motivi biologici. I greci e i romani, più che legare il sangue alla razza, legavano il concetto di cittadinanza (liber civis) a quello di civiltà (étnoi). La cittadinanza veniva concessa soltanto a chi accettava i valori della civiltà greco-romana e conseguentemente da tale civiltà veniva riconosciuto idoneo, mentre i pària erano considerati barbari. Essere un cive era un privilegio sociale, politico e giuridico, non certo biologico.

Nel Medioevo i cattolici europei si consideravano superiori a tutte le altre popolazioni del mondo non solo per motivi culturali ma anche e soprattutto per motivi religiosi. Da ciò ebbe origine il disprezzo e le persecuzioni di ebrei, musulmani, eretici, pagani, incluse le guerre all’interno dello stesso cristianesimo, fra cattolici e ortodossi, fra cattolici e protestanti. I pregiudizi razziali, come coscienza della superiorità biologica della propria 0razza, si sono sviluppati alla fine del XVIII secolo, per giustificare le politiche nazionalistiche e colonialistiche. Si diffuse una vera e propria ideologia del razzismo. E partiva dalla differenza dei tratti somatici e del colore della pelle per affermare una differenza di carattere biologico ereditario e quindi una inferiorità intellettuale e morale, oltre che genetica. La demonizzazione degli ebrei e la scoperta di nuovi popoli in America, Asia e Africa alimentò il razzismo biologico, che a sua volta generò la strage di molti popoli e lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo (tra cui l’abominevole tratta dei neri).

A. de Gobineau, diplomatico e filosofo francese, intorno al 1850, suddivise le razze umane in bianca, nera e gialla, attribuendo a ciascuna determinate caratteristiche morali e psicologiche innate per sostenere la tesi della superiorità dei bianchi. Secondo il diplomatico, gli Stati intraprendono prima o poi la strada del proprio declino a causa della progressiva degenerazione dei popoli causata dal meticciato, cioè dalla mescolanza di sangue tra razze diverse.

A questo si poteva ovviare preservando la purezza della razza superiore, la razza ariana.

F. Galton,  intorno al 1883, introdusse il neologismo eugenics, derivandolo dal greco eugéneia (“di buona stirpe, di buona nascita”), per indicare il programma finalizzato a migliorare, attraverso procreazioni selettive, la specie umana. Nacque l’eugenetica, la disciplina che si proponeva il miglioramento della specie umana. Con l’eugenetica sociale s’arrivò a proporre la necessità di eliminare gli individui affetti da malformazioni congenite e da malattie ereditarie. Quindi nel XIX secolo incalzava un’interpretazione della storia come una competizione tra razze forti e razze deboli. Le tesi del razzismo biologico furono poi orrendamente applicate dal nazismo e dal fascismo: deportazione, isolamento ed eliminazione fisica delle razze inferiori, ivi incluse alcune categorie sociali (Olocausto). Nel secolo breve l’affermarsi della convinzione della superiorità dei bianchi sui neri, portò dal 1948 al 1993 al governo dell’apartheid nella Repubblica Sudafricana. Il razzismo di Stato della Repubblica Sudafricana permise l’attuazione di leggi che prescrivevano per ciascun gruppo i luoghi da frequentare, il tipo di lavori da esercitare e a quale tipo di sistema scolastico poteva accedere. Ovviamente, per legge, erano proibite quasi tutte le relazioni interrazziali e l’esclusione dei non bianchi da ogni forma di rappresentanza politica.

Il razzismo è una sorta di autodifesa rozza e primitiva contro la perdita di identità e di valori, figlia di una visione etnocentrica, ma è anche una sublimazione fobica originata dall’insicurezza sociale e dal rapporto difficile col diverso. Il peggioramento degli standard vitali, causato dalle crisi socioeconomiche e dall’iniqua distribuzione delle ricchezze, ha generato dei conflitti sociali asperrimi. Nelle società capitalistiche il degrado economico determina gli stessi disvalori che si vivono nella dimensione culturale ed etica.

Attraverso la propaganda razzista e il revanscismo nazionalista e sensazionalista si addebitano ai più deboli, ai diversi, agli emarginati, che subiscono le medesime contraddizioni delle masse in generale, le cause del malessere collettivo. Gli immigrati sono solo l’ultimo anello della catena dello sfruttamento. La  maggior parte di loro rientra nelle classi sociali disagiate, in quelle classi che sopravvivono vendendo il proprio tempo e la propria fatica in cambio di un misero salario. Sulla loro pelle il capitale esercita un dominio ancora più proficuo e selvaggio.  Il clandestino, l’immigrato, il rifugiato è tale per uno stato di necessità a cui viene ridotta parte della popolazione mondiale dallo stesso sistema capitalista. I capitali si muovono liberi per il mondo, mentre gli uomini devono sopportare la schiavitù delle frontiere.

L. Fontana il neoministro della Lega ha parlato di famiglia naturale come unica riconoscibile, in pieno accordo con i precetti della Chiesa Cattolica.

Esiste la famiglia naturale?

La famiglia composta da un uomo, una donna e i rispettivi figli è solo una delle forme, molteplici, che ha assunto e che può assumere l’istituzione matrimoniale. Non c’è, quindi, nulla di naturale in essa tale da farne la forma di famiglia per eccellenza, e tanto meno la famiglia voluta da Dio, rispetto ad altre forme di unione.

Di conseguenza, la legge sul riconoscimento delle unioni civili non è un attentato alle fondamenta della società e della convivenza civile, perché il valore della famiglia naturale, quella fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, non è un valore assoluto. Parlare di famiglia, quale che sia la sua forma, significa entrare nel campo della parentela. Non v’è dubbio che per procreare debba esserci l’unione tra un uomo e una donna. È un fatto biologico. Ma è altrettanto evidente che la famiglia, l’insieme di persone che partecipano intimamente gli uni delle vite degli altri, è una costruzione sociale culturalmente significativa che include, certo, le determinazioni biologiche, ma si estende molto al di là della biologia, fino al punto in cui le relazioni extranascita, cioè non biologiche, diventano preponderanti rispetto a quelle di procreazione. La parentela è un sistema simbolico.

Qualsiasi relazione di parentela – anche genitoriale – può essere costruita anche dopo la nascita. In Amazzonia una nascita può anche non coinvolgere alcun tipo di parentela, se la donna gravida porta in grembo il figlio di un animale (spirito/animale). I Kamea della Nuova Guinea ignorano le connessioni fra i nati e chi li ha concepiti. Fra gli Inuit della Groenlandia, quando un bambino è chiamato con il nome del nonno materno, inizia a chiamare figlia la madre che lo ha partorito, marito di mia figlia il padre e moglie la nonna. Al di là dei legami biologici, reali o presunti, la parentela, questa partecipazione delle persone l’una all’esistenza dell’altra, si costruisce attraverso una grande varietà di modi. I legami di sangue hanno un valore solo se sono riconosciuti culturalmente, e in tal modo divengono uguali in tutto e per tutto ai legami di vita, creati culturalmente.

Dunque le ragioni addotte a validità del razzismo e a fondamento antropologico della famiglia naturale, sono prive di riscontri veridici. E su tutto ciò ha avuto origine la genesi dell’odio e della menzogna.

Scrive Pasolini:

«Finché l’uomo sfrutterà l’uomo, finché l’umanità sarà divisa in padroni e in servi, non ci sarà né normalità né pace. La ragione di tutto il male del nostro tempo è qui».

 

Gianmario Sabini

 

 

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