TESS, il nuovo telescopio della NASA, il 18 aprile è decollato su un razzo Falcon 9 della SpaceX: l’obiettivo del successore di Kepler sarà quello di scovare migliaia di nuovi esopianeti situati nelle vicinanze del Sistema solare.

Per secoli gli scienziati hanno supposto che esistessero altri pianeti oltre a quelli orbitanti intorno al Sole, corpi celesti residenti in altri sistemi stellari distanti anni luce. La prima evidenza scientifica della presenza di un esopianeta orbitante intorno ad una stella risale al 1995 quando un gigante gassoso fu rintracciato nel sistema della nana gialla 51 Pegasi. Da allora si sono verificate poche altre sporadiche scoperte fino al lancio di Kepler avvenuto nel 2009: il telescopio spaziale della NASA, il primo progettato allo scopo di rintracciare la presenza di pianeti extrasolari, ha scoperto più di 2500 esopianeti su un totale di oltre 3700 confermati. Ora, nonostante un guaio a un giroscopio sofferto nel 2013, l’avvio della missione K2 rende tuttora Kepler in grado di scovare nuovi pianeti extrasolari.

Purtroppo, essendo dopo nove anni rimasto a corto di carburante, il telescopio spaziale della NASA resterà operativo soltanto per qualche mese ancora. Ecco allora il nuovo telescopio TESS (Transiting Exoplanet Survey Satellite) lanciato da razzo Falcon 9 di SpaceX su commissione della NASA con l’obiettivo di proseguire la moderna caccia agli esopianeti recentemente decollata grazie a Kepler. “Il numero di Super Terre e di pianeti dalle dimensioni simili a quelle terrestri che TESS dovrebbe trovare nel corso della missione primaria di due anni varierà dai 500 ai 1000 nuovi esemplari ─ ha affermato George Ricker, il principale responsabile della missione ─ e in generale è probabile che il numero di pianeti scoperti sarà maggiore di 20000”.

La tecnica del transito che TESS impiegherà per rilevare la presenza degli esopianeti rappresenta un metodo di osservazione indiretta: ciò significa che l’immagine del corpo celeste non compare mai direttamente sugli specchi del telescopio e che la presenza del pianeta viene dedotta dal lieve calo di luminosità che la stella subisce quando questo le passa davanti. Misurando la durata del transito e la variazione di radiazione emessa risulta infine possibile stimare il periodo di rivoluzione e la massa del corpo celeste.

Il lancio di TESS rappresenta la terza missione scientifica compiuta da SpaceX e dal vettore Falcon 9 che ha inserito il telescopio spaziale (dal peso di 362 kg) in un’orbita del tutto insolita, fortemente ellittica e posta in risonanza 2:1 con quella della Luna. Ciò significa che TESS completerà due orbite intorno alla Terra nel tempo in cui la Luna ne effettuerà una sola. Ogni volta che il telescopio raggiungerà il punto più vicino alla Terra (una volta ogni 13,7 giorni) potrà inviare i dati raccolti durante le osservazioni. Una volta sganciatosi dal secondo stadio del razzo, il primo stadio del Falcon 9 ha riacceso i motori ed è atterrato verticalmente sulla chiatta Of Course I Still Love You nell’Oceano Atlantico. Una volta ispezionato e rifornito di carburante il primo stadio potrà volare una seconda volta consolidando ulteriormente la pratica di riutilizzo dei vettori avviata da SpaceX in questi anni.

Mentre Kepler ha avuto il compito di scandagliare in profondità un ristretto spicchio di cielo, TESS scruterà l’intera volta celeste alla ricerca degli esopianeti situati nelle vicinanze del sistema solare. I pianeti extrasolari scoperti potranno così essere osservati e studiati più dettagliatamente dagli imponenti telescopi terrestri e soprattutto dal James Webb Space Telescope, il cui lancio è attualmente previsto per il 2020. “TESS rappresenta una sorta di ponte tra ciò che abbiamo imparato sugli esopianeti fino ad ora e la direzione che prenderemo in futuro. ─ ha affermato Jeff Volosin, project manager di TESS ─ Questa è una parte importante della nostra missione: consentire l’esplorazione futura fornendo un gigantesco assortimento di dati sulla posizione di questi esopianeti in tutto il cielo”.

Qualora in futuro fosse possibile spingere una sonda robotica a coprire distanze tanto elevate la scelta della destinazione verrebbe effettuata sulla base dei dati raccolti in questi anni da TESS e da altri analoghi telescopi. George Ricker ha accennato ad esempio al progetto Breakthrough Starshot che nei prossimi decenni prevede l’invio di una nano-sonda nel sistema di Alpha Centauri (situato a 4,37 anni luce di distanza) ad una velocità pari al 20% di quella della luce. “Metteremo insieme un catalogo con gli obiettivi migliori per quelle sonde. ─ ha aggiunto Ricker ─ Ritengo che questa cosa in particolare costituirà la durevole eredità lasciata da TESS”.

Sebastiano Martorana

Greenpeace

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