Grindadràp: il massacro di cetacei alle Isole Faroe continua
Immagine: controradio.it

«Nonostante una pandemia globale, gli psicopatici assetati di sangue delle Isole Faroe danesi continuano le loro spietate uccisioni in serie», ha scritto il capitano dell’Ong Sea Shepherd Paul Watson sul suo profilo Facebook, riferendosi alla macabra pratica, nelle Isole Faroe, della Grindadràp, un vero e proprio massacro di cetacei atto unicamente a soddisfare il gusto di uccidere.

La Grindadráp, tradotta spesso come caccia alle balene, è più genericamente la caccia a vari generi di cetacei tra cui anche i delfini. Una delle più grandi risorse economiche del XX secolo per l’arcipelago delle Isole Faroe. Un’attività approvata dalle autorità locali, ma chiaramente e giustamente, non dalla Commissione internazionale per la caccia alle balene. La Grindadràp non è un’attività commerciale e tutti possono parteciparvi, infatti la maggior parte degli abitanti la considerano una pratica tradizionale antica da salvaguardare.

Puntualmente, come ogni anni in estate, è ripreso lo squallido massacro di cetacei nelle Isole Faroe che, come denuncia la Ong Sea Shepherd conta già «oltre 252 balene pilota a pinne lunghe e 35 delfini bianchi dellʼAtlantico» massacrati a Hvalba, anche se questi sarebbero solo dati parziali.

La Sea Shepherd, che da tempo si occupa della protezione e della conservazione della fauna marina delle Isole Faroe, è impegnata nella lotta alla Grindadràp dal 1983. Secondo il capitano Watson questa pratica è un massacro ritualizzato e autorizzato dal potere locale.

La Grindadràp delle Isole Faroe nello specifico, è suddivisa in varie fasi: dall’avvistamento del branco di cetacei che viene circondato e spinto a riva, fino alla inquietante uccisione con un coltello, che in lingua faroese prende il nome di grindaknìvur, con il quale i cacciatori tagliano il dorso dei cetacei presso la spina dorsale. Una tecnica che, anche se dichiarata la meno dolorosa, non uccide istantaneamente il cetaceo, il quale può rimanere ancora in vita per pochi minuti.

Le immagini del mare rosso sangue sono il triste emblema della Grindadràp delle Isole Faroe, perché dopo il taglio della spina dorsale le maggiori arterie dei cetacei vengono recise.

Grindadràp: Il massacro di cetacei alle Isole Faroe continua
Credit: Sea Shepherd

Un ennesimo massacro si svolse il 27 agosto 2019 nella baia di Vestamanna, anch’essa facente parte delle Isole Faroe. In tale occasione 98 cetacei vennero brutalmente uccisi senza risparmiare piccoli ed esemplari femmine incinte. I piccoli, ancora nel grembo materno, furono sventrati e barbaramente uccisi come vittime sacrificali di un’ulteriore mattanza della Grindadràp.

«Dirigendoti verso la spiaggia del massacro, speri che il branco di cetacei riesca a scappare. Sulla spiaggia sei circondato da persone che si stanno preparando al massacro. Gente che tira fuori corde e reti piene di uncini, gente che appende i coltelli alla vita. Famiglie con bambini di ogni età iniziano ad arrivare e tu aspetti e speri, aspetti e speri», spiega Tina, attivista della  Sea Shepherd riguardo al massacro dello scorso agosto.

Molte sono state le proteste e le petizioni messe in atto per fermare la Gridadràp, tra cui una recente petizione lanciata lo scorso anno e denominata “Stop the hunt of dolphins and whales” che in breve tempo raggiunse oltre 270mila adesioni. Come molto spesso accade, anche la suddetta petizione finì nel dimenticatoio: ancora oggi, a distanza di un anno, assistiamo inermi e sbigottiti ai crudeli massacri di cetacei nelle baie delle Isole Faroe.

Se anche fosse vero che «le azioni di Sea Shepherd hanno avuto l’effetto opposto di quello per il quale affermano di essere presenti – il blocco della Grindadráp», come sostiene un giovane membro dell’associazione  Grindamannafelagið, l’associazione faroese dei cacciatori di balene, e come conferma la recente ricerca svolta da Fabien Pouillon e apparsa su Géoconfluences, ciò non deve essere un pretesto per smettere di contrastare questa macabra e inutile pratica.

Come infatti afferma Watson, a testimonianza di quanto la pandemia non ci abbia resi persone migliori«Nonostante una pandemia globale, gli psicopatici assetati di sangue nelle Isole Faroe danesi continuano le loro spietate uccisioni in serie. Con il mondo sull’orlo del collasso ecologico, combattendo una pandemia globale e affrontando un futuro incerto a causa di cambiamenti climatici imprevedibili, gli ignoranti e gli arroganti in questo territorio danese non stanno lasciando che le realtà ecologiche rovinino la loro orribile ossessione per l’omicidio sadico»

La Grindadràp è una pratica abominevole e moralmente illegale che per quanto radicata nella cultura e nella tradizione degli abitanti delle Isole Faroe, deve essere combattuta ed estirpata per non vedere più il Mar di Norvegia e l’Oceano Atlantico tingersi di rosso morte e poter tornare a gustare, a cuor leggero, lo spettacolo della natura che rende queste isole tra le più spettacolari al mondo.

Martina Guadalti

Martina Guadalti
Martina Guadalti, 25 anni, nata e cresciuta in un piccolo paesino della Maremma toscana: Magliano. Studentessa magistrale di Scienze Politiche presso l'università di Siena. Appassionata di storia e relazioni internazionali, si è laureata a Firenze presso la facoltà di scienze politiche "Cesare Alfieri" con una tesi sul Vietnam. Ama leggere e scrivere, viaggiare e conoscere, perché solo così si riesce a capire e sapere la verità. Collabora già con alcuni giornali locali, quali Maremma Magazine e Antiche Dogane, ma anche testate online quali Africa rivista, Geopolitica e Instoria.

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